
LR VICENZA. I BIANCOROSSI TORNANO DA NOVARA CON UN PAREGGIO E UN CERO DA PORTARE A MONTE BERICO
Un tradizionale detto del tifoso vicentino (bisogna portar un siero a la madona de Monte Berico) ci sta tutto all’epilogo di un Novara-LR Vicenza che
Forse l’allenatore della Pro Patria Riccardo Colombo non ha, nel suo staff, un match analyst. Altrimenti non si spiega perchè la sua squadra abbia concesso nel finale all’LR Vicenza una caterva di calci d’angolo, evidentemente ignorando che una delle note peculiarità dei biancorossi è proprio quella di far gol su palla inattiva.
Così è stato a Busto Arsizio: all’ennesimo cross dalla bandierina Ferrari (con Costa nella foto dal sito della società), alla fine è riuscito a mettere nella porta di Rovida la deviazione che ha sbloccato lo 0-0 dopo 84′ di sostanziale equilibrio.
La partita è stata bruttina, le due squadre l’hanno giocata più sull’agonismo che sulla qualità, le occasioni da gol sono state pochissime.
Il merito del Vicenza è stato, prima di tutto, quello di essere riuscito ad ovviare all’espulsione al 28′ di Ronaldo, che, prima, aveva rifilato un’inutile gomitata a un avversario e, poi, aveva mandato verbalmente l’arbitro in un posto che lo stesso non aveva gradito. Purtroppo quello caratteriale è uno dei limiti del brasiliano, che oscura le sue indubbie doti tecniche.
Anche se ha dovuto giocare gran parte della gara disposto con un inedito 3-4-2 (nient’altro che un adattamento dell’iniziale 3-5-2 in conseguenza dell’espulsione del regista), il Vicenza non ha mai pagato il prezzo dell’inferiorità numerica, tutt’al più il suo gioco ha perso in geometria e in aperture affidandosi, per essere pericoloso, quasi solo alla fascia sinistra e al solito Costa.
Sostanzialmente, dunque, è stato un Lane meno brillante del solito, che ha costruito il successo più sulla squadra e sull’agonismo che su un effettivo predominio. Era prevedibile, del resto, perchè non aveva Della Morte (anche lui squalificato dopo un’espulsione), che è il principale animatore della fase offensiva e il terminale più frequente dei passaggi dei compagni.
Senza di lui l’azione d’attacco dei biancorossi diventa più prevedibile e, per di più, Vecchi non ha degli attaccanti che si creano le palle-gol da soli.
Perso anche l’altro creativo (Ronaldo), era inevitabile ricorrere alle maniere forti per gestire la partita ed è quello che la squadra di Vecchi è riuscita a fare, anche se, prima del gol di Ferrari, sembrava proprio che lo 0-0 fosse immodificabile.
La Pro Patria ha fatto quel che ha potuto contro un avversario di rango superiore e con qualità nettamente più alta, ma, anche se è in una fase di campionato positiva, ha mostrato i suoi limiti soprattutto in attacco dove il bomber Castelli (11 centri stagionali) ha potuto far poco o nulla avendo di fronte dei difensori tosti come quelli vicentini. E, comunque, la Pro Patria non ha saputo sfruttare l’uomo in più per due terzi di partita.
GIANNI POGGI

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