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UN RAGAZZO DI CALABRIA CON LO SPIRITO DI CHE GUEVARA

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Pino Strano, chi non lo conosce? Dici Pino e pensi a Piano Infinito, al mondo dell’accoglienza, del cooperativismo, della valorizzazione della diversità, della solidarietà.
La sua è una storia che inizia a Cosoleto in Aspromonte, dove nasce nel 1967. Poche case arrampicate in montagna, lontane dall’immagine della Calabria tutta mare e cielo.
“Io non so nuotare, non sono quasi mai andato al mare, anzi ne ho quasi paura.”
Il suo destino si chiama subito Montecchio Maggiore perché nella città dei due castelli era arrivato suo nonno che aveva ottenuto un posto da bidello alla scuola media Pascoli e aveva cercato di convincere i figli a trasferirsi.
“Per la verità, il primo trasferimento dei miei genitori fu a Milano, dove nacque mia sorella Rosa. Ma a mia mamma non piaceva vivere lì. Non sopportava il freddo, la nebbia. Abitavano in un “basso”, con il gabinetto in cortile,  in condizioni non molto diverse da quelle in cui vivono molte famiglie di migranti oggi.
Così tornarono in Calabria per ripartire, e giungere a Montecchio, due anni dopo sempre su invito del nonno. Montecchio piacque, forse per le colline, forse perché non era una grande città. Così in breve giunsero anche il fratello di mia mamma e un figlio di sua sorella che, magrolino, aveva bisogno di tirarsi su. Sono rimasti poi per sempre. Babbo lavorava alla Fiamm e quindi aveva bisogno di tornare a rigenerarsi nella sua terra di origine. Ogni estate alla chiusura delle fabbriche la famiglia partiva e dopo le tappe obbligatorie dai parenti sparsi lungo la penisola si arrivava in Aspromonte”.
Questo praticamente finché i genitori hanno potuto.
Oggi Pino non sente il bisogno di tornare a Cosoleto. ”Non mi sono mai sentito calabrese, ma non mi sento neanche veneto!” Eppure è cresciuto montecchiano, in pieno centro, nel palazzone di via 4 novembre. La nonna e la mamma si parlavano dal balcone di due palazzi vicini nell’area di Largo Boschetti”.
Di calabrese il giovane mantiene l’abitudine ad aprire la sua casa agli altri. “Mia madre non chiudeva la porta, accoglieva tutti i miei amici, preparava la merenda per tutti. Avevo un amico, Rinaldo, che ogni mattina scavalcava il balcone e veniva a trovarmi. Io non ho quasi mai visto le case dei miei amici , ma loro erano sempre da me.”
Da bravo migrante ha imparato il veneto prima dell’italiano: ”Non avendo frequentato l’asilo, parlavo un calabrese intriso di espressioni venete. Poi finalmente la scuola elementare e lì è iniziato quel cammino che mi ha portato ad essere quello che sono e faccio. Fin da bambino respirai valori antifascisti perché ho avuto due maestri tali. Stefanello e Massignan. Il secondo già alle elementari ci fece vedere il film Uomini Contro”. Per chi non l’avesse mai visto è il film che per primo trattò la prima Guerra Mondiale per quello che fu, un vero massacro… 
“Poi ho avuto un’altra fortuna! Mio zio e mio cugino sono tra i fondatori delle Panchine di Montecchio, i giovani che si trovavano e sedevano sulle panchine di piazza Marconi. A 11 anni ho partecipato a Montecchio Rock e lì in quel mondo che amavo perché diverso, perché di rottura, grazie al giornalaio Candido mi appassionai di fumetti. In particolare il mio eroe era l’Uomo Ragno che arrivava sempre in soccorso di chi era in difficoltà. Respiravo spirito rivoluzionario, ma andavo a dottrina. E non era una contraddizione per me che volevo cambiare il mondo. E in fondo l’insegnamento cristiano, i suoi valori li ritrovai poi nel marxismo. Il mio principio “a ognuno secondo i suoi bisogni, ad ognuno a seconda delle sue possibilità”, mi ha accompagnato sempre e su questo ho costruito il percorso di vita. A vent’anni non pensavo al lavoro, cercavo di vivere secondo i valori in cui credevo e così optai subito per il servizio civile, altra tappa fondamentale del mio progetto di vita. Fui al servizio del comune di Cornedo, allora un vero paese di frontiera. Guidato da un’assistente molto impegnata, andavo ad incontrare la difficoltà del vivere e ad aiutare chi aveva bisogno di un letto piuttosto che di cibo, ma anche semplicemente di compagnia. Cominciai a seguire la disabilità e mi appassionai, ma questa passione nacque nel mio paese di origine che, anche se contava poco più di duemila anime, esprimeva tutte le categorie dell’essere diverso, il matto del posto, il down e io fin da allora ne ero affascinato e durante le mie vacanze stavo molto in loro compagnia”.
“Dopo il servizio civile mi resi conto che la mia strada sarebbe stata proprio quella. Entrai in Cooperativa 81 e lì mi fu affidato di seguire una ragazza cieca. Era il 1989 l’inizio del mio cammino nel mondo del cooperativismo…
Cooperativismo perché alternativo al capitalismo, perché nulla di ciò che si fa ha un ritorno economico personale, si lavora per gli altri, per alleviare la sofferenza, la difficoltà.”
E così un po’ alla volta  il nostro si incammina verso la realizzazione del suo progetto, la creazione di Piano Infinito. Era il 1993.  Nel 1991 era entrata in vigore le legge quadro 381 delle cooperative sociali, secondo la quale ogni ente di solidarietà doveva collocarsi o nel sevizio alla persona o come aiuto all’inserimento lavorativo. La nuova realtà si  colloca nell’area della  promozione della persona e della solidarietà. Ognuno deve avere consapevolezza del proprio  posto nel cosmo. Un Piano, appunto, Infinito entro il quale trovare il proprio io , il proprio ruolo, i  propri percorsi e realizzare i propri progetti.

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Si parte dai bambini con situazioni di vita difficili che possono entrare nel progetto “Gatto miao” e stare in spazi protetti per aiutarli a crescere e sostenere famiglie con difficoltà.
E poi le iniziative per ragazzi disabili che frequentano il centro diurno, ma possono svolgere attività di teatro, danza, musica. Si mettono in gioco con attività che di giorno in giorno crescono, si arricchiscono.

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Sala musica

“Quando trovammo l’attuale sede di via Mascagni, subito nella mia mente vidi quello che avrebbe potuto diventare. Me la sono subito immaginata con tutti gli spazi che ora ha.

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La cucina
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Sala mensa

Spazi da condividere, dove incontrarsi per inventare in autonomia nuove attività, per metter a frutto la propria creatività, laboratori, palestra, una cucina attrezzata per cuochi che devono imparare, ma anche mangiare in compagnia. E gli spazi di condivisione e di crescita si moltiplicano.

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Alcuni lavori ad uncinetto

Vedi il corso per uncinetto che vede arrivare tante signore che vogliono imparare, vogliono stare in compagnia e intanto aiutare qualcuno.”
E non solo! Il Piano Infinito si è aperto verso nuovi luoghi, come la sede di Via Madonnetta, ma anche appartamenti dove far vivere in autonomia persone con disabilità che si confrontano con i bisogni e le regole della vita quotidiana, per educarli al dopo di noi.
Ma l’ultima grande e importante novità è sicuramente il chiosco del  Parco  di via Volta.

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Il Chiosco del Parco di Via Volta

“Siamo riusciti ad avere questo spazio dall’Amministrazione  per rivitalizzare uno spazio importante di Alte Ceccato. Era in stato di abbandono e oggi è diventato un luogo di incontro vero, che propone attività, eventi estivi di ogni genere, sede dell’ Abilmente Social Festival e tutte le sue variegate proposte.  cosa bella è che il tutto è affidato indistintamente a normo dotati come disabili”.
Cucinare, servire, suonare, cantare, intrattenere… per rendere le estati dei montecchiani allegre, diverse, accoglienti.

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Palestra

E non finisce qui, perché le idee si moltiplicano. Dal confronto quotidiano nascono proposte che diventano progetti.
“Sono convinto  che la bellezza e il buono siano possibili. Dalle piccole azioni nascono le grandi imprese, dal letame nascono i fiori,come dice De Andrè. In fondo la sede attuale non era bella, oggi è attrattiva. Come dire che dal brutto può nascere il bello. A far nascere il bello e la bellezza sono i miei ragazzi che cantano al parco, che gestiscono il chiosco, che servono al bar, che imparano a vivere la loro vita in autonomia”.

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Laboratorio di assemblaggio

La Cooperativa, che conta oltre trent’anni di vita, opera nel  territorio con numerosi collaboratori ed educatori. Si muove con pulmini e van riconoscibili che portano bimbi e persone là dove svolgeranno le loro attività, siano quelle di giardinaggio, di consegna di quotidiani nelle scuole, di equitazione, di nuoto o di gestione del bar del parco o di vendita dei prodotti della Fattoria Massignan, ogni lunedì mattina nel parco di via Volta.

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Una vera impresa quella di Piano Infinito! “Ma io non sono un imprenditore, sono uno fra tanti che si danno da fare. Tutti uguali, che alla fine del mese prendono quello che è giusto per loro, senza differenze. Ma che si danno da fare per il benessere di molti”.
La sede di via Mascagni è l’emblema di questa idea di lavoro, ma anche di quanto lavorare per gli altri possa dare gioia, una gioia contagiosa.
Chiunque in quei laboratori, nelle stanze, nei laboratori sorride, è contento di parlare di sé perché  sente di contare, di essere.

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“Avevamo uno spazio enorme, così abbiamo pensato anche alla palestra con attività di ginnastica, di danza il tutto grazie all’impegno di  Francesca Stocchero. Non solo per disabili, ma per tutti i cittadini. E sono tante le persone che approfittano delle nostre offerte. Ed è così che noi sosteniamo i nostri progetti, insieme con i finanziamenti che arrivano da Bandi regionali o europei. Ora abbiamo comperato la nostra sede dove, per tanto tempo, abbiamo pagato l’affitto. Una volta era una vera bruttura di Alte, ora è una struttura.
Abbiamo poi un altro nuovo edificio in via Madonnetta, apriremo una co-housing in via Boito, dove i nostri ragazzi faranno esperienza di vita autonoma ma in condivisione.”
Essere autonomi insieme agli altri la ricetta di Piano Infinito il cui logo è un occhio che è specchio di un animo che sa guardare agli altri, ma che sa accettare lo sguardo degli altri. L’infinito come dimensione di vita per un ragazzo di Calabria che, come i suoi eroi, è sempre alla ricerca di un pianeta dove si viva nel bello e nel giusto.  

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