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TAV. COMINCIA UN CAMBIAMENTO DELLA CITTÀ COME QUELLO DI SETTANTA ANNI FA

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Con l’apertura dei cantieri della TAV in città, l’urbanistica, la viabilità e l’architettura di Vicenza cominciano a cambiare significativamente come non succedeva da settant’anni, dalla trasformazione in residenziale della area ferrotranviaria di viale Milano alla nascita dei quartieri di periferia, dalla conversione della fascia dolinale a nord del fiume Retrone in Zona industriale e fieristica alla espansione della Caserma Ederle dell’Esercito italiano in Camp militare USA. E anche con la nuova rete stradale delle nuove circonvallazioni e delle connessioni con l’Autostrada Brescia-Padova, e con i parcheggi collegati.
Per Vicenza si prospetta nel giro di un decennio un nuovo aspetto, che interesserà i quadranti a sud della città. Questo cambiamento non è stato voluto dai vicentini, è stato loro imposto da un impegno nazionale, quello della realizzazione di una infrastruttura ferroviaria chiamata Alta velocità-Alta Capacità, che dovrebbe ammodernare il traffico su rotaia da est a ovest dell’Europa.
La tratta di attraversamento della città è complicata da un enorme problema urbanistico. La colpa è degli Asburgo, che, a metà dell’Ottocento, costruirono la Ferdinandea, la ferrovia che univa Venezia a Milano, le due capitali del Lombardo-Veneto, scegliendo cinicamente il percorso più breve e devastante, quello a sud della città fra il fiume e le pendici di Monte Berico. All’epoca Vicenza era ancora quasi tutta compresa nelle mura ma lo scempio fu enorme perchè si creò una cesura perenne e impattante fra il colle e l’abitato da un capo all’altro del territorio.
Quasi due secoli dopo questa bella scelta austro-ungarica ha una ricaduta sulla stessa area cittadina con l’allargamento del sedime ferroviario per far spazio ai due binari della TAV. Arriva così un altro scempio, che peggiorerà il distacco nord-sud nel territorio urbano con infrastrutture imponenti a ridosso della prospettiva ambientale più bella e iconica di Vicenza, con una viabilità complicata e artificiosa, con il pesante nuovo coinvolgimento dell’antico Campo Marzo. E ancora non si sa cosa succederà a est della stazione ferroviaria, perchè il tracciato della TAV verso Padova non è ancora arrivato al progetto definitivo ma già si prospetta una incidenza devastante sull’abitato fino alle frazioni esterne.
Il tutto sarà contestualizzato in un impatto sull’ambiente, la cui portata non è nemmeno immaginabile perchè chissà cosa verrà fuori con lavori e cantieri in un territorio già altamente inquinato nell’aria, nelle acque, nel suolo e nei rumori.
Dopo la costruzione della base Del Din e la perdita dell’aeroporto, ai vicentini tocca subire una nuova imposizione con la TAV. Vabbè, per loro tutta la prossima rivoluzione sarà a costo zero perchè la pagheranno lo Stato e l’Unione Europea, ma c’è un altro costo che non è economico ma sociale e ambientale: la Vicenza che vivranno i posteri sarà più brutta, pasticciata e complicata di quella precedente, che già, fuori delle mura, non è propriamente una meraviglia. E, in più, per i vicentini che dovranno convivere con la realizzazione di questi cambiamenti, si prospettano anni di complicazioni, di disagi, di disturbi.
Per avere in cambio cosa? Una linea ferroviaria che è già stato dimostrato avrà solo una marginale utilità per gli utenti locali, una serie di compensazioni irrisorie, una rete stradale che è tutto da dimostrare che migliorerà il traffico perimetrale e di accesso.
GIANNI POGGI

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