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TAV. CHE CONFUSIONE NEL CIELO SOPRA VICENZA: IL CONFLITTO POLITICO PREVALE SULL’INTERESSE DELLA CITTÀ

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Sta rischiando di finire nel ridicolo la vicenda dello “scavalco del montone” (la infrastruttura scelta da RFI per spostare a nord della linea storica quella della TAV, al limiti orientali del territorio comunale di Vicenza).
L’ultimo capitolo risale alla prima serata di venerdì 26 giugno quando un comunicato congiunto dei partiti di Centrodestra del capoluogo annuncia che RFI (Rete Ferroviaria Italiana S.p.A., società pubblica che gestisce la costruzione della TAV/TAC) ha comunicato con una pec al Comune di Vicenza e alla Regione Veneto di aver scelto per la tratta dalla stazione del capoluogo verso Padova la soluzione a raso (cioè senza galleria o simili), in quanto meno costosa e lunga e più sostenibile. Ciò comporta che la traslazione dei nuovi binari a nord va fatta tramite l’ecomostro dello scavalco nella frazione di Settecà.
I due enti destinatari della pec RFI sono a loro volta informati della scelta dal comunicato del Centrodestra, perchè i rispettivi uffici protocollo, all’ora dell’invio, non sono più in attività e, quindi Comune e Regione replicano con un po’ di ritardo lasciando il tempo agli esponenti di Fratelli d’Italia di approfittare dello scoop per sferrare un altro pesante attacco al sindaco Possamai, accusato di inerzia nell’opporsi alla soluzione a raso.
A questo punto parte il delirio: la Regione (a guida Lega e, quindi, dalla parte del ministro Salvini) prende le distanze dalla decisione di RFI e si dissocia dalla critica al Comune che, si sospetta solo, ma con buone probabilità di azzeccarci, dalla mossa politica sì unanime, ma azionata da Fratelli d’Italia.
Il Comune ci mette una notte intera più metà di sabato per reagire e lo fa convocando prima una conferenza stampa alle 13 di sabato 27 in esterna a Settecà (40 gradi… o giù di lì), in cui il sindaco Possamai contrattacca ripetendo le solite difese e motivazioni e poi, quasi 24 ore dopo, con un comunicato stampa (https://ilpunto.news/tav-per-il-centrodestra-a-est-tutto-deciso-e-accusa-possamai-il-comune-smentisce-e-la-maggioranza-vuole-un-dibattito-in-consiglio/) dei capigruppo di maggioranza in cui si preannuncia la richiesta di dibattito in Consiglio comunale per confrontarsi nella sede istituzionale appropriata con il Centrodestra.
Le evidenze sono queste: a Roma qualcuno (del Ministero? di Fratelli d’Italia? di RFI?) ha fatto la soffiata a qualcuno a Vicenza, che ha prontamente organizzato la mossa del comunicato congiunto, strumentale all’attacco a Possamai.
Le tempistiche dell’operazione sono strane: decorre appena un’ora fra la spedizione della pec di RFI e la pubblicazione del comunicato del Centrodestra, un lasso sicuramente insufficiente per prendere atto della scelta del gestore, consultare sette gruppi consiliari e concordare la strategia comune, scrivere e pubblicare il comunicato. Ergo: a Vicenza la notizia era necessariamente arrivata ben prima, l’azione politica non poteva essere frutto di una improvvisazione e, quanto meno, la Lega vicentina aveva partecipato senza parlarne prima con il commissario regionale Tomaello e il presidente Stefani.
Non sapremo mai, ovviamente, come sono andate davvero le cose, ma restano le conseguenze: la spaccatura fa la Lega vicentina e quella regionale, la smentita della definitività della scelta di RFI da parte della Giunta Stefani, l’ennesimo sgarbo di Fratelli d’Italia verso i compagni di coalizione della Lega, il rimpallo di responsabilità fra Rucco e Possamai, il contrasto fra il Comune capoluogo e quelli a est sul tracciato, un indiscutibile punto fermo (magari ancora rivedibile?) sulla soluzione dell’uscita a oriente della TAV, sul salto del montone e sul dove collocarlo.
L’aspetto su cui ci si dovrebbe soffermare (e su cui il Centrodestra sorvola) è il fatto che la preferenza del Centrodestra vicentino (la galleria lunga) è stata del tutto ignorata da RFI e, quindi, dal ministero. E la famosa filiera locale-nazionale tante volte sbandierata almeno da Fratelli d’Italia?
Il bello, alla fine, è che siamo arrivati dopo vent’anni a rimettere in discussione scelte irreversibili (l’ex assessore De Berti che dà la colpa a Vicenza del ritardo dei lavori, dimenticandosi che un altro nodo mica da poco è l’attraversamento ancora in alto mare della sua Verona e che quello di Padova è tuttora in mente dei); che era di tutta evidenza che la TAV avrebbe dovuto saltare Vicenza e che la fermata (doppia!) qui è frutto dell’intervento degli industriali, ben cavalcato dai politici locali per motivi elettorali e di prestigio; che la soluzione a raso è la migliore sotto tutti i punti di vista e non ci volevano studi super professionistici per arrivarci; che l’obbrobrio dello scavalco del montone non interessa a nessuno fuorchè ai vicentini e ai cittadini di Torri di Quartesolo, Grumolo delle abbadesse e Grisignano di Zocco; che, comunque vada, Vicenza subirà un altro scempio.
Nello sfondo, è il caso di ricordarlo, campeggia il problema dei soldi: il PNRR è finito, il ponte sullo Stretto di Messina va avanti e, con la crisi che sta subendo l’Europa, i miliardi per completare la TAV dove salteranno fuori?
GIANNI POGGI

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