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TAV. AMIANTO IN UN CANTIERE DI VIALE VERONA: INTERVENGONO ITALIA NOSTRA, ISDE E COALIZIONE CIVICA

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Ritrovamento di materiali edilizi contenenti amianto in un cantiere di viale Verona a Vicenza, in cui è in corso l’abbattimento di un edificio: l’area interessata è stata sottoposta a blocco/sequestro e dovrà essere messa in sicurezza prima della prosecuzione delle lavorazioni con una prima messa in sicurezza del materiale con spargimento di resine coprenti e, successivamente, la rimozione e lo smaltimento secondo le procedure previste dalla normativa.
L’accaduto ha provocato la presa di posizione di due associazioni, Italia Nostra e  ISDE Medici per l’Ambiente, che hanno pubblicato una nota congiunta: “Italia Nostra Vicenza e ISDE Medici per l’Ambiente sezione di Vicenza, tramite i rispettivi Presidenti avv. Mariagrazia Pegoraro e dr. Francesco Bertola, hanno depositato in Procura della Repubblica del Tribunale di Vicenza esposto denuncia  con richiesta di sequestro preventivo del cantiere in Viale Verona, dopo i gravissimi fatti riguardanti l’abbattimento di un tetto in eternit, in uno degli edifici espropriati per i lavori del TAV, senza alcun rispetto della normativa nazionale e europea vigente in materia di trattamento e smaltimento dell’amianto. Inoltre nessun cartello presso il cantiere segnalava la pericolosità dei lavori né i lavori stessi e l’impresa, nonostante le prescrizioni contenute nello stesso progetto definitivo AV/AC lotto n. 2 attraversamento di Vicenza. Un altro edificio nelle vicinanze, rispetto al quale i cittadini avevano segnalato alle autorità la presenza di amianto, è stato abbattuto di notte.  Nessuno sa dove siano stati portati i materiali di abbattimento. Dove sono gli stretti controlli che erano  stati promessi nell’esecuzione dei lavori per il TAV da parte del Comune? Che fine hanno fatto gli accertamenti dell’ARPAV che nell’agosto di due anni fa rilevavano, nei primi abbattimenti,  l’incremento oltre i limiti di legge delle polveri sottili senza alcuna precauzione prevista dalla legge volta ad evitarlo? Di fronte a questi comportamenti che mettono in luce l’indifferenza rispetto alle leggi e alla salute delle persone, si impone la revoca del finanziamento pubblico concesso per il secondo lotto TAV attraversamento di Vicenza attingendo agli stanziamenti del Piano Nazionale Complementare al PNRR che, ricordiamo, presuppone per ogni attività che non  arrechi danno significativo all’ambiente e che non aumenti i livelli di inquinamento già presenti”.
A loro volta i consiglieri comunali di Coalizione Civica Sinistra Verdi Mattia Pilan e Martina Corbetti hanno depositato una interrogazione sul tema al Comune di Vicenza. Ricordano Pilan e Corbetti che “già con interpellanza del 14/11/2025 i sottoscritti consiglieri comunali chiedevano l’attivazione delle necessarie misure di vigilanza dei cantieri TAV, e la verifica del rispetto delle prescrizioni impartite in merito all’abbattimento delle polveri derivanti dalla demolizione di edifici e degli altri manufatti” e precisano i quesiti al Comune: “quando il Comune sia stato informato per la prima volta della possibile presenza di
amianto nel cantiere di viale Verona e da chi sia pervenuta la segnalazione; quali sopralluoghi, verifiche e campionamenti siano stati effettuati da Comune, Arpav e Ulss 8 Berica e quali siano gli esiti ufficiali degli accertamenti se siano già disponibili elementi che consentano di stabilire se vi sia stata dispersione di fibre di amianto nell’ambiente esterno; se siano stati effettuati o siano previsti campionamenti dell’aria, delle superfici, della polvere o dei materiali presenti nelle aree immediatamente circostanti il cantiere e, in caso affermativo, con quali tempistiche; se siano state verificate le modalità con cui sono state eseguite le demolizioni dell’edificio interessato e se siano state rispettate tutte le procedure previste per la presenza di materiali contenenti amianto, e in particolare la procedura di Strip out che prevede lo smontaggio delle parti non strutturali (porte, finestre, impianti, tettoie ecc.) prima della demolizione delle parti strutturali; se, soprattutto, sia stata la necessità di ridurre i tempi delle demolizioni a far optare IRICAV2 per la scelta di una modalità di intervento che pone seri dubbi dal punto di vista della sicurezza e della salute pubblica; se siano stati effettuati controlli anche sui fabbricati già demoliti nelle settimane precedenti, al fine di verificare la presenza di analoghi materiali e le modalità con cui sono stati rimossi e smaltiti; quali misure siano state adottate per impedire l’ulteriore movimentazione o dispersione del materiale e quali siano le tempistiche previste per la definitiva messa in sicurezza; infine, quali condizioni e quali verifiche dovranno essere soddisfatte prima di autorizzare la ripresa delle demolizioni e delle altre lavorazioni nell’area interessata; se l’Amministrazione intenda disporre, d’intesa con gli enti sanitari e ambientali competenti, ulteriori verifiche nelle abitazioni e nelle aree condominiali immediatamente prossime al cantiere, qualora dagli accertamenti emergano elementi di rischio; se il Comune intenda rendere pubblici, una volta disponibili, gli esiti degli accertamenti e dei campionamenti effettuati, garantendo ai residenti un’informazione completa e tempestiva”;”.

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