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STADIO MENTI. TORNA ALL’ORDINE DEL GIORNO IL COMPLICATISSIMO PROBLEMA DELLA INADEGUATEZZA

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Ci risiamo. La prospettiva di una promozione in Serie B dell’LR Vicenza si fa, gara dopo gara, più realistica e, a quattro mesi dalla data fatidica (il campionato finirà il 26 aprile), si ripropone il problema dello stadio. Il novantenne impianto dedicato a Romeo Menti è, infatti, in assoluto vecchio e fatiscente e, in relativo, inadeguato alla Serie B. Cose ben note e dibattute da decenni ma senza mai arrivare a una soluzione definitiva, anzi: gli interventi di manutenzione straordinaria sono costati al Comune e, quindi, a tutti i cittadini (compresi a quelli a cui del calcio non interessa nulla) milioni di euro.
Lo stadio è di proprietà comunale ed è dato in concessione ad un unico utente, la società calcistica locale che partecipa al campionato di livello più alto fra quelle cittadine, che è attualmente l’LR Vicenza s.p.a., controllata con una quota di proprietà di circa il 90% da una holding (OTB Group), che fa capo all’imprenditore del tessile e della moda Renzo Rosso, e, per il rimanente azionariato, a una decina di soci di minoranza.
In forza dell’atto di concessione comunale, soggetto a rinnovi pluriennali, il concessionario paga un canone di affitto dell’impianto parametrato alla Serie di appartenenza: 60.000 euro per la C e 80 per la B. Un canone che è obbiettivamente basso considerando che alla società spetta solo la manutenzione ordinaria e che ogni ricavo derivante dall’utilizzo dello stadio, compreso quello della vendita degli spazi pubblicitari interni, resta nelle casse sociali.
Questi ricavi (nell’esercizio 2023-2024 in totale circa 1,4 milioni) sono marginali rispetto ai costi che, nello stesso esercizio, hanno superato i 10 milioni, in massima parte dovuti ai compensi dei giocatori, generando una perdita di 9 milioni. Ciò non toglie che i 60.000 euro della locazione dell’impianto generano entrate di centinaia di migliaia di euro, destinate a accrescersi vistosamente con la Serie B.
La tendenza nel calcio internazionale è che lo stadio sia di proprietà del club che lo utilizza, tant’è che si stima che un impianto autogestito produca un +25% del fatturato. In Italia questa linea fatica ad affermarsi, perchè quasi tutti gli stadi sono di proprietà pubblica: fu il Fascismo negli Anni Trenta del secolo scorso a costruire stadi comunali nell’ambito del progetto di affermare il calcio come sport nazionale e quegli stadi sono rimasti in gran parte gli stessi di allora, salvo gli adeguamenti strutturali e impiantistici resisi necessari nei decenni.
Il Menti è stato costruito nel 1935 in un’area semicentrale che, all’epoca, era compatibile con la viabilità e i parcheggi ma che oggi è ben difficilmente rapportabile alla realtà urbanistica. Sono stati numerosi gli ampliamenti e le dotazioni di tecnologie come le progressive riduzioni della capienza, ma lo stadio resta vecchio nella concezione (un solo settore coperto), privo di aree di sosta, incardinato in un quartiere residenziale e scolastico, con forti flussi di traffico, difficile da presidiare per le forze dell’ordine e perfino soggetto alle tracimazioni del Bacchiglione che gli scorre a fianco. Senza contare la capienza inadeguata alle serie superiori.
Anche la configurazione interna del Menti è obsoleta, non ostante la dotazione di sedili in tutti i settori e la messa a norma delle rampe d’accesso. La Tribuna centrale è ancora penalizzata dai pali di sostegno della copertura, i servizi igienici sono pochi e inadeguati, i punti di ristoro sono contati e poco accoglienti, le aree reception e ospitalità sono tutte all’esterno, la sala stampa può contenere una ventina di giornalisti e la Tribuna stampa è stata relegata in piccionaia con pessima visibilità.
Di contro il Menti conserva l’antico fascino di stadio all’inglese con gli spalti a ridosso del campo di gioco e gode giustamente dell’affetto dei vicentini maturato in tanti anni di storia calcistica cittadina.
Che fare con uno stadio così? Il Comune non ha le risorse per ristrutturarlo e, tanto meno, per abbatterlo e ricostruirlo e, forse, si sta facendo finalmente strada la inopportunità di destinare tante risorse pubbliche a un impianto fruito da un solo utente e a cui i vicentini accedono a pagamento. L’unica possibilità è un’alleanza con il privato e cioè con la società che, del resto, non può programmare crescite sportive ed economiche con un impianto così. Gli investimenti, anche per la sola riqualificazione complessiva, ammontano a decine di milioni e l’unica soluzione è quella di una concessione dello stadio a lungo termine, entro cui il club possa recuperare l’investimento fatto su un bene non suo. Ma chi se la sente di fare oggi una operazione di questo tipo e così priva di certezze?
GIANNI POGGI

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