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SOCIALE. LE RETTE PER LE PERSONE NON AUTOSUFFICIENTI NELLE RSA NON DEVONO GRAVARE SULLE FAMIGLIE

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Nel precedente articolo ho posto una questione importante che riguarda le spese per l’assistenza delle persone non autosufficienti: la proposta di includere  le prestazioni sanitarie e socio-assistenziali necessarie nei livelli essenziali di assistenza cioè a carico del servizio sanitario regionale e senza oneri per le famiglie.
Poi ho promesso di dimostrare che l’onere economico di assistenza può essere coperto da un contributo di solidarietà dei contribuenti veneti che, aggiunto a quello che già oggi è stanziato nel bilancio regionale, rende gratuite le rette per le famiglie che hanno una persona non autosufficiente in una delle tante RSA (residenze sanitarie assistenziali) della regione, popolarmente note come Case di Riposo.
Dunque vediamo assieme alcuni dati del bilancio regionale.
Le persone attualmente ricoverate in RSA, per le quali le famiglie ricevono un contributo regionale di 50 euro al giorno in media sono circa 30.000; poiché la retta è di circa 100 euro, gli altri 50 euro evidentemente sono a carico delle famiglie. Altre 10.000 famiglie o pagano la retta intera di 100 euro al giorno oppure assistono a casa, con enormi difficoltà, le persone non autosufficienti che non trovano posto nelle strutture o che non possono pagare una retta intorno ai 3000 euro al mese.
Se aggiungiamo ai circa 540 milioni di euro già stanziati nel bilancio regionale la somma di 900 milioni di euro possiamo rendere gratuito il ricovero nelle RSA per circa 40.000 persone non autosufficienti.
Come si riesce ad avere i 900 milioni da aggiungere? Con un contributo di solidarietà annuale di 2.134.251 contribuenti veneti (su 2.771.615) così determinato: 300 euro all’anno a carico di 1.338.000 contribuenti con reddito da 15.001 a 28.000 euro; 600 euro all’anno a carico di 805.000 contribuenti con reddito da  28.001 a 50.000 euro; 1.200 euro all’anno a carico di 190.290  contribuenti con reddito che supera i 50.001 euro. Le entrate raggiungono la somma di  1.112.829.000 euro.
Se consideriamo che prima o poi tutti possiamo diventare non autosufficienti, con un piccolo contributo annuale come sopra descritto ci garantiamo il pagamento delle rette nelle RSA senza gravare sulle nostre famiglie.
Senza tenere conto delle aziende del Veneto che, con un contributo di solidarietà dell’1 per mille decrescente in base al crescere del fatturato, porterebbero ulteriori risorse da destinare ai servizi per la crescente popolazione anziana.
Torno alla domanda posta nel precedente articolo: perché un anziano non autosufficiente dopo aver lavorato una vita se ha bisogno di assistenza deve pagare una retta, alla quale obbligatoriamente deve concorrere con la propria pensione e con il contributo dei familiari, mentre le persone autosufficienti, in età lavorativa, sono assistite  in Ospedale gratuitamente (com’é giusto che sia, peraltro, in un sistema sanitario pubblico universalistico qual è il nostro tutt’ora, nonostante i tentativi di privatizzarlo in comparti fondamentali ad opera dei cosiddetti governatori Galan 1995-2010 e Zaia 2010-2015)?
La mia risposta-proposta dunque è che tutte le prestazioni per le persone non autosufficienti debbano essere incluse nei livelli essenziali di assistenza, cioè a carico del bilancio del servizio sanitario regionale e finanziate con il contributo di solidarietà come sopra illustrato.
CLAUDIO RIZZATO
Presidente Ronzani Editore
già Dirigente Regione Veneto-Consiglio Regionale e Consigliere regionale VII e VIII legislatura

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