
IL SARTO CON LA VESPA E IL SOGNO DI ALTE. LA STORIA DI LEONE CISOTTO.
Aveva solo 11 anni quando iniziò a lavorare nella sartoria del cognato. A 18 aveva già aperto il suo laboratorio a Castelgomberto, creandosi fin da
Non nascondiamocelo: Festival di Sanremo, la sineddoche che indica il Festival della canzone italiana, è sempre atteso, anche — o forse proprio — da chi poi farà polemica sui social.
Sanremo è una festa pop e per questo va rispettata, ma è anche la nostra radice di cantori dell’amore, fin dai tempi lontani del trobar d’amore.
Sono rare le canzoni che affrontano temi diversi, sociali o di protesta. La maggior parte dei testi parla di amori presenti o perduti, tristi o felici, amori nei quali possiamo ritrovarci. Dopo Sanremo potremo creare una playlist che ci accompagni in auto o nelle cuffiette, per trovare un momento di leggerezza ma anche di nostalgia, di ricordi.
I novelli stilnovisti cantano l’amore, la donna e la sua bellezza, causa di sofferenza; ma ai nostri giorni anche le donne celebrano i loro amori fatti di nostalgia, di emozioni che fanno tremare. Un amore capace di trasformare, di travolgere.
Non si capisce perché si debba affrontare il tema Sanremo con supponenza: è la nostra musica, è il nostro modo di cantare l’amore.
Di queste canzoni abbiamo bisogno, perché abbiamo bisogno di leggerezza, di trovare nelle parole di altri i nostri sentimenti.
La cosa interessante di questo Sanremo è che ci sono tanti giovani che, a loro modo, cantano l’amore come Arnaut Daniel ai tempi dei trovatori.
Oggi come allora non mancano gli scanzonati, quelli che mettono insieme melodie accattivanti e versi sagaci. Cantiamo ritornelli inconsapevoli che nascondono anche verità più amare, persino il fatto che stiamo diventando, in parte, vittime dell’intelligenza artificiale.

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