
1926–2026: VENEZIA E MESTRE, DUE CITTÀ SORELLE DENTRO LA CITTÀ METROPOLITANA
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Stefani sceglie Giancarlo Ruscitti come guida della sanità del Veneto. Lo sapevamo già. Perché per arrivarci la destra veneta ha dovuto ricorrere a una legge ad personam. Ricordo il silenzio in aula della destra dopo il mio intervento. Un silenzio eloquente, un silenzio assenso. Avevano gli occhi bassi. Nel mio intervento avevo detto che cambiare la legge che prevedeva il limite di 65 anni per fare il Direttore generale, dopo che si mormorava dell’assunzione di Ruscitti, che ne ha 68, sarebbe stata una legge ad personam. Un triste ritorno al buio periodo di Berlusconi, che di leggi ad personam ne fece 41.
La legge ad personam è un provvedimento emanato con lo specifico intento di favorire un singolo individuo. Un atto profondamente antidemocratico. In aula avevo detto che se avessero scelto Ruscitti, dopo quel provvedimento, avrebbero dovuto vergognarsi. La verità è che si vergognavano già. Infatti, nessuno di loro ebbe il coraggio di rispondermi, nessuno prese la parola.
Ruscitti è stato già Direttore generale nell’era Galan. È stato indagato per lo scandalo del Mose e poi assolto. Ha tutte le carte, le competenze, la carriera per fare il Direttore generale. Niente da dire. Però mi chiedo: perché il presidente Stefani sceglie uno che per buona parte della sua vita ha perseguito l’interesse della sanità privata? Ruscitti è stato Dirigente nel pubblico, ma anche per lungo tempo nel privato. È stato nel consiglio di amministrazione dell’Opera Santa Maria della Carità a Venezia. È stato amministratore delegato della Fortis srl, Poliambulatorio multispecialistico privato. È stato Commissario straordinario nel Centro Riabilitazione Villaggio Eugenio Litta. È stato amministratore delegato della Opera San Camillo. È stato Direttore Business Development Health Care for Italy and South Europe per Oracle EMEA.
Questo sistema delle porte girevoli tra pubblico e privato non mi convince affatto. Chi fa carriera nel pubblico dovrebbe fare solo quello. Altrimenti si insidia il rischio di conflitti di interesse. Lavorare per il diritto alla salute di tutti o per il profitto di pochi non è la stessa cosa. Il Veneto è diventato salviniano con Stefani. All’Ulss 8 il direttore Peter Assembergs viene dalla sanità lombarda. Non è un caso che Stefani, laureato in diritto canonico e molto cattolico, scelga alla guida della sanità veneta un uomo che ha avuto una carriera intrecciata in modo rilevante con la sanità e il sociale privati, in particolare con l’ordine religioso dei Camilliani. In un Veneto in cui 2 miliardi vanno al privato convenzionato e 4,11 al privato puro, vigileremo perché la sanità sia al servizio dei cittadini e non del profitto di pochi.
CARLO CUNEGATO
capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra nel consiglio regionale del Veneto

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