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SAN FELICE. IL COMITATO: IL COMUNE IGNORA LE NOSTRE PROPOSTE MA CI CHIEDE DI CONFRONTARCI

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Il Comitato San Felice prende posizione con un comunicato nei confronti del Comune di Vicenza che accusa di aver completamente ignorato le proposte alternative sulla viabilità futura del corso, avanzate da tempo proprio dallo stesso Comitato.
“Le modifiche definitive degli stalli e della viabilità di Corso San Felice – scrive il Comitato – confermano, ancora una volta, un metodo amministrativo che lascia ben poco spazio all’ascolto reale di commercianti e residenti.
Il Comitato San Felice ha appreso in questi giorni delle modifiche definitive degli stalli conseguenti al cambio di viabilità. Una decisione che arriva dopo l’ordinanza di fine luglio con la quale l’Amministrazione ha imposto ai negozianti la rimozione dei plateatici, con una fretta che oggi appare ancora più incomprensibile: a distanza di quindici giorni, infatti, la situazione risulta sostanzialmente immutata.
La domanda è inevitabile: perché mettere in difficoltà le attività commerciali, imponendo rimozioni e sacrifici immediati, se poi il cambiamento annunciato non viene concretamente attuato nei tempi prospettati? Ancora una volta emerge una distanza preoccupante tra chi prende le decisioni a Palazzo Trissino e chi, quelle decisioni, è costretto a subirle quotidianamente.
L’assessore Spiller dovrebbe spiegare ai commercianti e ai residenti quale sia stato concretamente il valore del confronto, visto che l’Amministrazione sembra procedere sulla propria strada ignorando le proposte e le alternative emerse dal territorio. Non stiamo parlando di un’assemblea organizzata dall’Amministrazione e poi strumentalizzata politicamente: l’Assemblea Pubblica è stata organizzata autonomamente dal Comitato San Felice, proprio perché le ripetute richieste di confronto avanzate nei mesi e negli anni precedenti erano rimaste senza risposte adeguate. In quella sede sono state portate proposte, idee e alternative. Ma, nei fatti, tutto è stato scartato.
E la dimostrazione più evidente è che quello che si prepara a realizzare oggi appare sostanzialmente riconducibile al progetto presentato oltre tre anni fa dalla stessa Amministrazione.
A questo punto è legittimo chiedersi: a cosa è servito ascoltare il territorio, se il risultato era già deciso?
Il cambiamento della viabilità di Corso San Felice non può essere semplicemente liquidato come una conseguenza del BRT, un’opera che, peraltro, secondo le tempistiche oggi prospettate, potrebbe vedere la luce solo molto più avanti. Qui si sta parlando di una scelta precisa dell’Amministrazione: modificare oggi la circolazione del trasporto pubblico locale e l’assetto della zona, con conseguenze dirette sulla vita dei residenti e sulle attività economiche.
Se questa è una scelta politica, allora l’Amministrazione abbia almeno il coraggio di rivendicarla apertamente, assumendosene fino in fondo la responsabilità. Quello che invece non è accettabile è il consueto schema: prima si decide, poi si impone, infine si
accusa il territorio di non aver voluto dialogare.
Di fronte alla richiesta dell’Amministrazione di proseguire il confronto con commercianti e residenti, una domanda sorge spontanea: su cosa dovremmo confrontarci, se le decisioni fondamentali sono già state prese e le alternative proposte dal territorio sono state ignorate? Come mai anche l’Assessore al Commercio non ha MAI risposto alle nostre richieste di partecipazione?
Non si può pretendere che commercianti e residenti si assumano la responsabilità politica di scelte che non hanno fatto e che hanno più volte contestato.
La partecipazione non può essere una fotografia da esibire quando fa comodo. Ascoltare significa anche essere disposti a cambiare una decisione quando il territorio dimostra che quella decisione non funziona. Per questo chiediamo all’assessore Spiller di smettere di raccontare il confronto come se fosse mancato per responsabilità dei cittadini e di spiegare, invece, quali delle proposte avanzate dal Comitato e dai commercianti siano state realmente recepite dall’Amministrazione. Perché se la risposta è “nessuna”, allora il problema non è l’assenza di confronto.
E Corso San Felice, ancora una volta, rischia di pagarne il prezzo.


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