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ROMANO ALEARDI LASCIA MA CON UN NUOVO PROGETTO

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Nella tarda serata di ieri, 12 maggio, un comunicato stampa del Montecchio Calcio mette fine all’attesa preoccupata, all’ansia ed alle paure di atleti e tifosi del Montecchio Calcio.

Che qualcosa stesse accadendo lo si era capito dalle ultime dichiarazioni fatte da Patron Aleardi al mensile Sport Montecchio, riprese dalle testate locali e sportive vicentine e venete. Perché, si sa, Aleardi è sempre Aleardi ed ha abituato gli addetti ai lavori a colpi di scena clamorosi fin dall’inizio della sua lunga presidenza alla guida della società castellana. Anche questa volta il colpo di scena c’è stato! Romano Aleardi lascia. Lascia perché è giusto, ad 82 anni, dire mi ritiro per pensare un po’ di più a se stessi, alla propria azienda che ancora, anche se da remoto, guida. Per pensare alla famiglia, alla moglie che tanto ha sacrificato per il calcio, ai figli, ai nipoti e pronipoti. Per godersi lo sport come deve essere, da spettatore e non da chi deve quotidianamente gestire un’organizzazione complessa che procura preoccupazioni, impegna molto tempo e porta via denaro, tanto denaro.

Arriva il momento di chiudere e bisogna farlo nel miglior modo possibile. Lo sa bene lui che 36 anni fa, da presidente del San Vitale cedette il titolo di Seconda Categoria ad un’ Unione Calcio Montecchio ormai morta, oberata di debiti.

Perché lo fece? Per amore del calcio, per amore del suo paese, allora non era ancora arrivato il titolo di città! Ha pagato tutti i debiti, ha rifondato la società, l’ha portata a sfiorare la serie C, ha fatto sì che al suo vivaio si guardasse anche da fuori Montecchio. Ha fatto crescere giovani talenti, Apolloni, Pivotto, Maggio, in primis. Ha dato vita ad iniziative che resteranno nella storia della città come il primo campo senza barriere. Si è fatto paladino di campagne contro i mali del calcio, predicando contro procuratori senza scrupoli, contro i sogni vani di giovani e genitori sempre più coinvolti perché speranzosi di avere figli campioni.

Lo diceva chiaro e tondo. Prima si studia e poi si pensa al calcio, prima ci si costruisce un futuro, poi si pensa al gioco. Lo sa bene lui che fin da giovane fu preso dal lavoro, ma accompagnava in campo i suoi amici che giocavano nel Montecchio degli anni cinquanta e sognava non solo di giocare , ma anche di guidare quella squadra.

Lo ha fatto per ben 36 anni, l’ha fatto, magari in modo un po’ accentratore, ma ha garantito ai Montecchiani la visibilità di una squadra ai vertici dei campionati dilettanti, ha fatto vivere tante emozioni, gioie e dolori. Ha dato motivo di impegno a tanti amici di gioventù entrati a fra parte della dirigenza, quando ancora fare i dirigenti era un onore e non una professione. Ha fatto i conti con il calcio dei soldi, dei contratti, dei Procuratori… E’ andato avanti, voce spesso scomoda, ma la cui azione è sempre stata chiara, limpida.

Aveva un progetto, che ha portato avanti quando, stupendo tutti si è candidato alle elezioni comunali dello scorso anno: superare le divisioni societarie, creare una forte collaborazione tra i club per valorizzare i settori giovanili, l’unico modo per superare lo scoglio del calcio che costa, e per legare i giovani alla propria città, per non dover pagare stipendi inauditi anche a giocatori di categorie minori. Ebbene questo progetto oggi si è messo in moto, proprio quando lui ha deciso di andarsene. Se ne va, ancora una volta sorprendendo, con la solita generosità, soprattutto garantendo continuità e prospettive future. Quattro società coinvolte, l’amministrazione comunale che dopo anni di poco interesse o manifesto disinteresse ora ritorna in campo. Possono essere questi i primi passi verso il futuro che Romano ha sempre sognato. Buon lavoro dunque a chi prende su di sé un progetto visionario, forse, ma rivoluzionario se andrà in porto. Parola di Romano Aleardi!

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