
1926–2026: VENEZIA E MESTRE, DUE CITTÀ SORELLE DENTRO LA CITTÀ METROPOLITANA
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Nel suo intervento in Consiglio il presidente Stefani ha parlato di rafforzare la sanità territoriale. Bene, si parta con la difesa delle Medicine di Gruppo Integrate. Il fatto che in Veneto il 54% degli accessi ai pronto soccorso sia in codice bianco significa che qualcosa non sta funzionando. Dovremmo avere il 75% dei medici organizzati nelle medicine di gruppo, ma siamo solo al 25%, e la preoccupazione è che un ulteriore indebolimento arrivi con il possibile spostamento di medici e personale verso le Case di Comunità. Se davvero si vuole rafforzare la sanità territoriale la Regione dia un segnale chiaro a difesa di questo servizio e riconosca ai medici l’aumento salariale previsto dal nuovo Contratto Nazionale.
Purtroppo, la destra che governa il Veneto ha dimostrato di non credere nelle medicine di gruppo integrate e temiamo per la loro sopravvivenza. Le medicine di gruppo integrate sono divenute nel tempo una ricchezza nel nostro territorio. Riescono a prendersi in carico i malati cronici, fanno prevenzione e sono aperte 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì e due ore al sabato. Funzionano, godono del gradimento degli assistiti e ci sono robuste evidenze empiriche capaci di dimostrare la loro efficacia nel diminuire gli accessi ai pronto soccorso e ricoveri in ospedale.
Un aspetto importante in una regione che ha un triste primato, nonostante la narrazione autocelebrativa della Lega: il 54% degli accessi ai pronto soccorso sono in codice bianco. Questo dato segnala la crisi della medicina del territorio, sia per quanto riguarda i medici di famiglia, che per i servizi legati alla salute mentale. Se non trovi risposte, perché il filtro del territorio è saltato, e stai male, vai in pronto soccorso.
Nel Vicentino, a Villaverla, è stata recentemente siglata una nuova convenzione che ha tolto servizi sia per il punto prelievi che per la diminuzione delle ore degli infermieri e della segreteria. Temiamo che la Regione voglia depotenziare le medicine di gruppo integrate per spostare risorse e personale nelle Case di Comunità. Sarebbe un paradosso: le Case di comunità, in questo caso, invece di aggiungere, diminuirebbero i servizi di prossimità.
A questo si somma un altro problema. La legge del 2015 prevede che il personale infermieristico e i collaboratori di studio siano a carico dell’Ulss. Gli infermieri venivano pagati 25,25 euro all’ora e i collaboratori di studio 18,60 euro. I medici pagavano il personale fornito dalle cooperative ma poi venivano rimborsati dalle Aziende Sanitarie. Il nuovo Contratto Nazionale ha aumentato giustamente i salari degli infermieri e dei collaboratori di studio. Tuttavia, la Regione, non rispettando la stessa legge, si rifiuta di riconoscere ai medici l’aumento, continuando a rimborsare la cifra oraria del passato contratto. Alcuni medici hanno così debiti nei confronti delle cooperative di 7-8mila euro.
Secondo la legge del 2015 noi dovevamo avere il 75% dei medici organizzati nelle medicine di gruppo. Siamo solo al 25%. Queste scelte scellerate della Regione rischiano di indebolire, o di determinare la fine delle medicine di gruppo integrate, un servizio che rappresenta una ricchezza per tutti i cittadini.
CARLO CUNEGATO
consigliere regionale per Avs

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