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REGIONE. ALBERTO STEFANI VARA UNA GIUNTA XXL PER ACCONTENTARE TUTTI. VICENZA SENZA ASSESSORI MA LA PROVINCIA NE HA UNO E UN CONSIGLIERE DELEGATO

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Il neopresidente della Regione Veneto Alberto Stefani ha dovuto varare una Giunta extra large per accontentare tutti: dagli otto assessori di Zaia si è saliti a 10 e, visto che nemmeno la decina era sufficiente, sono state aggiunte anche due consigliere delegate, cioè elette in Consiglio regionale prive dello status assessorile ma espressamente fornite di deleghe presidenziali su specifiche materie.
“Spartizione del potere” ha commentato la nuova composizione della Giunta il segretario regionale del Partito Democratico senatore Andrea Martella e non gli si può dar torto, anche se è probabile che qualcosa di simile sarebbe successo se le elezioni le avessero vinte Giovanni Manildo e la folta e articolata coalizione di Centrosinistra.
A complicare le scelte di Stefani c’è stato anche l’inserimento nell’organo amministrativo regionale di due assessori definiti “tecnici”: il cardiochirurgo padovano (di adozione) Gino Gerosa, a cui è stato assegnato l’ambito e rischioso referato della Sanità, e il sottosegretario del Ministero delle Imprese e del Made in Italy Massimo Bitonci (padovano di Cittadella), che ci vuole un bel coraggio a far passare per “tecnico”, perchè in realtà è un politico di lungo corso della Lega.
Gerosa è presentato come la star della nuova Giunta e Stefani si attribuisce la paternità del reclutamento pur senza svelarne le modalità. Sulla levatura professionale del neo assessore alla Sanità non si discute perche parlano più che a sufficienza titoli e cariche, ma sulla sua capacità amministrativa qualche riserva si può avere: è, infatti, un deb in generale nell’amministrazione e, in particolare, in questa materia, che ha sì delle peculiarità e delle priorità che uno del mestiere può affrontare con più competenza, ma che – proprio per le sue complessità – necessita anche di una adeguata esperienza della macchina regionale e di una visione politica. Sulla opportunità, poi, di privare una delle eccellenze della Sanità veneta del suo leader, sarebbe il caso di fare un approfondimento.
La scelta di Gerosa potrebbe anche essere una mossa astuta perchè, in caso di fallimento dell’operato del suo assessore, Stefani potrebbe sempre giustificarsi dicendo che, più che affidarsi a un super tecnico e per di più indipendente, non avrebbe potuto fare. Il chirurgo, comunque, ha debuttato con una dichiarazione che ha lasciato più d’una perplessità, sostenendo che la riorganizzazione della Sanità regionale deve passare per una “reingegnerizzazione” della stessa, espressione sul cui significato ci si aspetta con curiosità qualche spiegazione.
Si è parlato di una “padovanizzazione” della nuova Giunta visto che sono quattro gli amministratori con questa targa e questa connotazione geografica va a sostituire quella trevigiana (la “giunta del radicchio”) appioppata, sempre sotto il profilo geopolitico, a quella di Zaia. E sempre in tema di campanilismi, non si può non notare che la città di Vicenza si è presa una bella sberla perchè non ha alcun rappresentante in Giunta nemmeno stavolta. Il deluso numero 1 è l’ex sindaco del capoluogo e presidente della Provincia Francesco Rucco, a lungo pronosticato assessore e, alla fine, relegato a semplice consigliere con la vaga promessa di una presidenza del Consiglio regionale se e quando Zaia abbandonerà la poltrona presidenziale, il Consiglio e i 202.000 elettori che gli hanno dato la preferenza.
La provincia vicentina è stata, invece, gratificata con un assessore, Marco Zecchinato da Orgiano (deleghe: Internazionalizzazione, UE, Attrattività, Urbanistica, Identità veneta, Enti Locali) e con una consigliera delegata, Morena Martini da Rossano Veneto (Partecipazione Giovanile e rapporti con il Consiglio).
Ovviamente la presentazione della nuova Giunta, sabato 13 dicembre a Venezia, è avvenuta in un clima di caloroso e omogeneo “embrassons nous”, ma il prosieguo, che prenderà il via lunedì 15 con la prima riunione, chiarirà se ci sarà davvero e magari anche quanto durerà questo “tutti per uno, uno per tutti”.
Da tener d’occhio soprattutto l’altra consigliera delegata Elisa De Berti, ripescata in questo ruolo per aver esaurito il doppio mandato assessorile, a cui Stefani ha affidato le Infrastrutture (e l’attuazione del programma), che, per la sua importanza avrebbe senz’altro meritato un apposito assessore e invece è finita a una figura apparentemente meno titolata. De Berti sarà, invece, una dei protagonisti della attività amministrativa perchè dovrà prendersi carico dei progetti regionali in tema viabilità e, quindi, di autostrade e superstrade e, soprattutto, di Concessioni autostradali venete s.p.a., la società regionale in cui si vorrebbe inserire il controllo della Brescia-Padova, i cui cospicui utili servirebbero a tappare il buco della Pedemontana.
GIANNI POGGI

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