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REGIONALI 2025. UN DOPO ELEZIONI COMPLICATO PER IL VENETO

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Per dare concretezza all’assenteismo registrato alle Regionali in Veneto si devono leggere i numeri, non le percentuali. Gli abitanti sono 4.853.591, il corpo elettorale ammonta a 4.296.562 cittadini, e, quindi, più di mezzo milione di veneti non può partecipare al voto. Il 23 e il 24 novembre per i candidati presidenti hanno votato in 1.881.272, le liste hanno ottenuto 1.673.867 voti.
L’evidenza matematica è che 2.415.290 veneti non hanno eletto nessun presidente e che sono stati 2.622.695 quelli che non hanno votato i consiglieri regionali. Arrotondando le cifre, quasi due milioni di cittadini del Veneto non sono andati ai seggi elettorali, metà della popolazione.
È una evidenza drammatica quella che espongono questi numeri e non è fuori luogo chiedersi quale sia la reale rappresentatività degli eletti: il neo presidente Alberto Stefani ha ottenuto 1.211.356 voti, giusto un quarto del numero dei veneti e meno di un terzo del corpo elettorale. E i veneti che hanno votato Lega, la lista che ha raccolto più consensi, sono stati poco più di 600.000.
Proprio la Lega ha varato la migliore strategia elettorale: ha ottenuto dagli alleati il candidato presidente, ha piazzato Zaia capolista in tutte le circoscrizioni beneficiando del traino, ha accettato una spartizione di assessorati e presidenze favorevole a Fratelli d’Italia sul presupposto che i meloniani mantenessero la percentuale delle Europee e, risultati in mano, ora può rinegoziare tutto.
Si può dire che Zaia ha salvato la Lega? La risposta è sì confrontando l’esito di queste Regionali con quello delle Europee: senza i voti portati dal Doge, la Lega sarebbe finita ai minimi storici. Ma il confronto fra Regionali 2025 e Regionali 2020 dice che Lista Zaia più Lega hanno avuto 656.000 voti in meno. Infatti, nel Consiglio uscente le due liste avevano 32 seggi e nel nuovo la sola Lega 19.
L’imprevisto doppiaggio della Lega su Fratelli, il basso risultato di Forza Italia e il nuovo assetto della maggioranza in Consiglio porterà complicazioni forse imprevedibili nelle prossime intese fra i componenti della coalizione di Centrodestra. Chissà quanto durerà, intanto, la negoziazione degli incarichi di Giunta, delle presidenze nel Consiglio e nelle Commissioni e nello spoil system regionale. Quanto reggerà, poi, il precario equilibrio che ne sortirà? Lotte e fuoco amico sono prevedibili nella Giunta e nel Consiglio, condizionati dal partito di Zaia rinvigorito, quello di Meloni deluso e depotenziato e gli eredi di Berlusconi che si dovranno accontentare di uno strapuntino.
Il Centrosinistra, se si dimentica l’ennesima pesante batosta, può star contento perchè cresce in voti e in seggi: il Partito Democratico passa da 6 seggi a 9, AVS elegge 2 consiglieri e 3 ne incamerano le liste a sostegno di Manildo, e, quindi, c’è una minoranza con 14 seggi rispetto ai 9 del 2020.
Tornando a Zaia, ci sono due osservazioni: la prima è che, come previsto, la sua presenza in Consiglio sarà effimera visto che si parla di lui come futuro sindaco di Venezia. Va davvero bene a tutti che il Doge molli tutto alla faccia delle 700.000 preferenze? La seconda osservazione sull’ex presidente si centra sulla ventilata proposta di un suo ruolo politico di primissimo piano, quello – addirittura – di anti Salvini all’interno della Lega. Se sarà così, sarà un altro bel problema non solo in via Bellerio.
GIANNI POGGI

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