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REAL VICENZA. 50 ANNI FA LA PRIMA PARTITA DELLA SQUADRA DI PAOLO ROSSI E G.B. FABBRI. LA VITTORIA SUL CAMPO DELLA SAMPDORIA

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Il 29 agosto 1976 il Lanerossi Vicenza debutta in Coppa Italia, a Genova, battendo la Sampdoria con un gol dell’ex Lelj.
È la prima partita ufficiale della squadra che l’anno dopo sarà vicecampione d’Italia e avrà in Paolo Rossi il capocannoniere della Serie A.
Comincia la grande avventura di quella squadra che il giornalista Giorgio Lago del Gazzettino ribattezzò Real Vicenza. La storia del Real è una storia eccezionale non solo per i grandi risultati sportivi ma anche – e forse soprattutto – per la qualità del gioco che ha espresso e per la innovazione tecnica e tattica che ha portato nel calcio italiano. La sua storia è eccezionale anche per la durata, appena tre stagioni, una in serie B e due in A.
Questo breve ciclo si articola in due fasi: i primi due campionati esplosivi, che coincidono con la vittoria della Serie B e la promozione e, quello successivo, con lo storico secondo posto nella Serie A; il terzo, invece, è quello del declino, addirittura più rapido della ascesa, che culmina con la retrocessione dei biancorossi.
Nel 1976 il Lanerossi Vicenza ha concluso due mesi prima il campionato di serie B al quart’ultimo posto, evitando per un pelo la retrocessione. La città e i tifosi soffrono questo declassamento della propria squadra ed hanno ragione: Il Lane ha giocato infatti per 20 anni consecutivi in Serie A, dal 1955 al 1975. Spesso è stata la migliore fra le “provinciali”, le squadre di città appunto di provincia, che in Serie A giocavano un campionato nel campionato, senza scudetti e piazzamenti ai primi posti, riservati – anche allora – alle solite grandi: Inter, Milan, Juventus.
A capo della società, che si chiama Società sportiva Lanerossi Vicenza ed è una società per azioni, c’è da otto anni un giovane presidente di 43 anni: Giuseppe Farina, più noto con il soprannome di Giussi. È nato in provincia di Vicenza, a Gambellara, ma agli occhi dei vicentini è, per residenza formazione e amicizie, a tutti gli effetti un veronese.
Dopo aver sfiorato la retrocessione, Farina vuole riconquistare i tifosi e ritornare in Serie A ma deve fare i conti con un bilancio in deficit (si parla di oltre un miliardo di lire) e con una squadra con troppi giocatori anziani. Il presidente riesce a dare soluzione ad entrambi i problemi con due mosse: con la scelta di un nuovo allenatore (Giovan Battista Fabbri), che ha sempre dato alle sue squadre un gioco spettacolare ed innovativo, e con un mercato eccezionale per intuizione ed efficacia, che ringiovanisce la rosa, completa i ruoli-chiave della formazione e, soprattutto, assicura risparmi non marginali negli ingaggi.
Farina indovina, anche con un po’ di fortuna, tutti gli acquisti. Tre giocatori dalla Reggiana: un mediano potente come Innocenzo Donina, un attaccante esperto come Gesualdo Albanese ed un giovanissimo libero di appena 21 anni, Giorgio Carrera. Dalla Sampdoria un forte difensore esterno, Giuseppe Lelj, ed un regista classico, Giancarlo Salvi. Dall’Inter Franco Cerilli, mancino dotato tecnicamente, che in nerazzurro avrebbe dovuto prendere il posto nientemeno che del grande Corso. Infine tre ventenni: Aldo Rossi, una punta del Belluno, e dalla Juventus il centrocampista Vinicio Verza e un’ala destra nota solo a qualche addetto ai lavori, Paolo Rossi.
Il presidente conferma Farina conferma poi il portiere Ernesto Galli ed il suo vice Michelangelo Sulfaro, gli stopper Dolci e Prestanti, i centrocampisti Faloppa e Filippi ed il centravanti Sandro Vitali. Tutti giocatori anagraficamente attorno ai trent’anni. Conferma anche alcuni giovani come il terzino sinistro Luciano Marangon (che ha solo vent’anni ma è stato titolare nel campionato precedente), l’attaccante Stefano D’Aversa (un altro ventenne con 24 presenze l’anno prima) ed il diciottenne centravanti Massimo Briaschi, proveniente dal vivaio della società.
L’11 agosto il ritiro è turbato da un fatto clamoroso ed inatteso: il centravanti Sandro Vitali, 31 anni, 6 campionati in biancorosso, secondo nella classifica marcatori del ’68 con 17 reti dietro Gigi Riva, durante la notte lascia il ritiro senza spiegazioni. Dirà più avanti che non riteneva adeguata l’offerta economica formulata dai dirigenti. La squadra perde il suo centravanti titolare e Fabbri il suo uomo gol.
Non sono molte le soluzioni per Fabbri , che fa una scelta apparentemente azzardata e che invece si dimostrerà non solo indovinata ma anche importantissima per il Lanerossi se non addirittura per il calcio italiano: assegna la maglia n. 9 a un ragazzo di vent’anni, che fino ad allora ha sempre e solo giocato all’ala destra, a cui sono già stati asportati tre menischi e che l’anno prima ha messo insieme appena sei presenze e nessun goal nel Como. Parliamo di Paolo Rossi, che, grazie a questa svolta, e alle sue eccezionali qualità, diventerà capocannoniere prima della serie B, poi della serie A e, nel 1982, del Mondiale in Spagna. Sarà Campione del mondo e Pallone d’oro.

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Il presidente Giuseppe Farina e l’allenatore Giovan Battista Fabbri

Durante il precampionato la prima linea cambia assetto. Giovan Battista Fabbri si dimostra grandissimo allenatore: cambia contemporaneamente ruolo a tre giocatori. Filippi, che giocava all’ala destra, è spostato a sinistra con licenza di muoversi a tutto campo. Cerilli, prima utilizzato come regista, si allarga sull’out destro a piede invertito essendo solo mancino. Ed infine ecco la svolta più importante: Paolo Rossi, da sempre ala destra, è schierato al centro dell’attacco. Per la prima volta si passa al modulo ad una sola punta.
Alla vigilia della Coppa Italia, il bilancio delle amichevoli non è entusiasmante. La difesa funziona; il centrocampo, soprattutto dopo l’innesto di Salvi, sembra a posto anche se, qualche volta, dà l’impressione di un po’ di confusione tattica. La prima linea resta un rebus: nelle quattro partite giocate non ha mai segnato un attaccante.
Ma le cose incredibilmente cambiano nel giro di pochi giorni. E il Real Vicenza, che ancora non sa di esserlo, esplode proprio a Marassi in Coppa Italia, un mese prima dell’inizio del campionato di Serie B.
Il gol – emblematicamente – è di un difensore. Nel primo impegno ufficiale la squadra di G.B. Fabbri presenta subito una delle caratteristiche che la faranno grande: mandare in gol tutti i suoi giocatori. Paolo Rossi è il centravanti titolare. A Genova sfiora il gol, colpisce il palo.
GIANNI POGGI

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