Dopo il dramma della seconda guerra mondiale, con l’affermarsi del mito degli Stati Uniti d’America che avevano salvato il mondo dalla catastrofe nazista e che poi hanno portato l’uomo sulla luna, si è cresciuti con l’idea dell’Arrivano i nostri. Si è sempre pensato che prima o poi, per quale che fosse il problema in cui si incappava, qualcuno sarebbe giunto a salvare dal male.
Una soluzione si sarebbe trovata, prima o poi sarebbe suonata la tromba del “Settimo Cavalleggeri” come nei film di Rin Tin Tin. Non si sa se sulla scia di suggestive narrazioni legate al mito americano, comunque le generazioni del boom economico sono cresciute con una forte propensione a un futuro, comunque migliore del presente. Il lavoro e lo studio avrebbero permesso di raggiungere traguardi significativi.
Invece oggi le cose stanno andando in tutt’altra direzione: gran parte dei nostri ragazzi non fanno progetti, non hanno sogni, non credono in un futuro migliore.
D’altra parte due guerre si stanno consumando nel cuore dell’Occidente e rischiano di diventare mondiali; chi tenta di portare pace viene in continuazione messo all’angolo. Nessuna forza di pace arriverà nella Striscia di Gaza, i bombardamenti continueranno a martoriare l’Ucraina.
Perché? Perché la sete di dominio è più forte del desiderio di pace, perché i giochi di equilibrio politico mondiale non tengono mai conto di chi non sarà mai protagonista ai tavoli delle trattative.
La guerra sarà sempre sulle spalle di chi la guerra non la vuole!
Nessuno parla delle famiglie russe e ucraine che hanno visto i loro figli più giovani partire per il fronte di una guerra che non sanno perché si fa. Nessuno pensa più ai bimbi che nella Striscia di Gaza vivono in tendopoli esposte alla furia dei venti. Per loro non arriveranno mai “i nostri”.
Purtroppo non arriveranno neanche per noi se non prenderemo a cuore il rischio climatico.
Ci siamo abituati ad assistere a disastri atmosferici, li subiamo sperando di non trovarci mai in una zona di pericolo. Salutiamo come angeli chi va a spalare il fango e a cercare di riportare la vita in zone colpite dalle alluvioni, ma non è la stessa cosa di chi si spera che arrivi un salvatore per portare una soluzione definitiva. Che forse non ci sarà più!