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QUANDO AL CAVALLINO CI SI FERMAVA OGNI GIORNO: L’ALTE CECCATO DI ROBERTO CALLEGARI

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Nei giorni in cui la famiglia di Roberto Callegari si stabilisce ad Alte, via Mascagni chiudeva il perimetro entro il quale stava crescendo la cittadella di Pietro Ceccato. Oltre, in direzione Vicenza, vi erano soltanto campi e fattorie isolate.

I Callegari arrivano dalla montagna, ben consapevoli di trasferirsi in un luogo dove l’intraprendenza e l’impegno avrebbero pagato. Con il supporto di esperti del settore, decidono di rilevare il bar trattoria Al Cavallino in una posizione strategica: alla fine di viale Industria, cuore delle prime attività produttive locali. 

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Il locale diventa così un punto nodale per chiunque arrivasse ad Alte e avesse bisogno di pranzare o semplicemente di concedersi una pausa. “Ricordo ancora il giorno dell’arrivo perché incontrai due futuri grandi amici: Enzo Gaianigo e il povero Giandomenico Vinante, purtroppo scomparso giovanissimo.  Mia mamma in cucina richiamava la clientela con le sue specialità, mentre papà gestiva le file in attesa del tavolo. Lì attorno c’erano la Peripoli, la Ciscato, la Xompero: con un piatto di pasta, il minestrone o il baccalà si accontentavano i gusti di tutti. La sera e il sabato si organizzavano cene, specialmente per iniziativa del Presidente della Proloco, Dentato. Spesso ci si sedeva davanti all’ingresso a chiacchierare.  A questo proposito, ricordo la sera del terremoto del Friuli, cinquant’anni fa: eravamo in molti all’esterno del bar quando avvertimmo la tremenda scossa. Per me fu la prima volta… Oggi ritrovarsi al bar dopo cena non è più di moda, così come i ragazzi non hanno più i loro storici punti di ritrovo. Al centro di tutto c’erano Piazza San Paolo e l’oratorio, dove conobbi i sacerdoti che hanno segnato la mia vita: Don Ernesto, Don Attilio e Don Primo. E poi la pasticceria Svizzera e il bar Da Charly, di fronte alla scuola media.”

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Nel cuore del protagonista restano impresse anche le maestre Rosanna Concato e Flavia Vezzaro: “Loro hanno segnato la mia crescita. Ricordo ancora quando la maestra Vezzaro, al termine degli esami di quinta elementare, ci abbracciò tutti augurandoci il meglio per il futuro.  Anche l’insegnante di lettere alle medie, la professoressa Festival, fu come una madre. Ero nella B, una bella classe e molto unita, in cui sono cresciuto senza particolari difficoltà.  È vero che nei paraggi si incrociavano compagnie poco raccomandabili e che viale Stazione presentava contesti complessi, ma avevamo fatto nostre le raccomandazioni delle nostre guide.”

Di quell’epoca restano vivide le imprese dei campioni del pattinaggio sui circuiti cittadini e la vittoria del campionato italiano CSI dell’Alte Calcio. 

A proposito della squadra locale, Roberto ricorda con gioia gli allenatori Giuliano Barban, Bruno Bovolini e Leonida, che anni dopo avrebbero allenato anche i suoi figli, nonostante il successivo trasferimento a Brendola. “Ancora oggi, a chi mi chiede di dove sono, rispondo di Alte Ceccato.  Ho vissuto lì dai sei ai vent’anni. Mi sono sposato praticamente al Boom, frequentavo i negozi della zona e conoscevo tutti i commercianti, molti dei quali erano clienti della trattoria.  La Pizzeria Messico era il ritrovo dei giovani il sabato sera; la boutique Blue Box era il luogo accessibile solo in occasioni speciali per acquistare capi ricercati, come i jeans di marca.  E poi le Sorelle Ramonda e il negozio di intimo di Garzon in via Marconi: il titolare frequentava i mercati rionali, vendeva a noi di Alte e naturalmente passava a trovarci in trattoria.  Allora vedersi al bar era la norma; oggi quel costume si è perso e molti esercizi hanno smarrito la propria identità.”

Con il passare del tempo, anche la famiglia Callegari si è evoluta, affermandosi nell’industria siderurgica. 

Un percorso iniziato quando Roberto era poco più che ventenne: insieme al padre e al fratello ha fondato la Sidertaglio di Sarego, arrivando a ricoprire la carica di Presidente del mandamento Ovest Vicentino per Api Industria e Confimi. 

Roberto ha vissuto in prima persona l’epopea di Alte Ceccato, meta storica di chi desiderava cambiare, crescere e contribuire al benessere collettivo — lo stesso auspicabile futuro che sogna ancora per la cittadina di Pietro Ceccato.

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Roberto sulle spalle di Orfeo Dalla Vecchia
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