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PROCESSO MITENI. I COMMENTI DI ZANNI E FANELLI (CGIL) E GUARDA (AVS) SULLA SENTENZA

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Silvana Fanelli della segreteria Cgil Veneto ha così commentato la sentenza del Processo Miteni: “la Cgil del Veneto ritiene la sentenza di condanna una pietra miliare nella lotta per la difesa dell’ambiente e della salute della popolazione, beni comuni essenziali che sempre più devono essere rispettati e preservati se vogliamo garantire un futuro al pianeta ed all’umanità. E per difendere l’importante sentenza che ha stabilito che gli imputati erano a conoscenza dell’inquinamento in atto e non si sono adoperati per fermarlo, la Cgil del Veneto è pronta fin da subito ad essere presente come parte civile anche in Appello, nel caso fosse necessario”.
Anche Giampaolo Zanni, che ha seguito dall’inizio la vicenda PFAS prima come segretario generale a Vicenza e ora nel Regionale, si è espresso sul tema: “la Cgil ancora una volta afferma che vanno accertate le responsabilità penali dei vertici aziendali anche in ordine ai danni alla salute subiti dagli ex lavoratori Miteni, che sono stati esposti senza alcuna protezione alle sostanze PFAS e che ancora oggi hanno nel sangue valori altissimi di sostanze dichiarate tossiche per la salute umana ed alcune anche cancerogene, come il PFOA. Ed è necessario che l’Inail, dopo aver riconosciuto la malattia professionale ad una parte dei lavoratori che ne hanno fatta domanda, disponga il riconoscimento anche di quelli che ancora attendono”.
Cristina Guarda, eurodeputata dei Verdi eletta con AVS, ha a sua volta dichiarato: “per anni con tanti attivisti sono stata accusata di allarmismo quando denunciavo che non si trattava soltanto di inquinamento storico, ma di emissioni ancora in corso. Oggi una sentenza ha riconosciuto che sì, c’era l’inquinamento storico, ma nuove contaminazioni protratte ben oltre il 2010 e aggravate dalla produzione di nuove sostanze come GenX e C6O4. Adesso, chi parlava di allarmismo dovrebbe scusarsi con tutti noi cittadini che ora i Pfas li abbiamo nel sangue. Ora il tribunale ha confermato che la contaminazione si poteva fermare e non è stato fatto. La scelta di continuare a permettere di produrre, addirittura autorizzando l’innovazione dell’impianto come fece la Regione, pur sapendo dei rischi per la salute e per l’ambiente, ha aggravato una situazione già drammatica e ha compromesso le acque di Vicenza, Verona e Padova. È la prova che le nostre denunce erano fondate e che la responsabilità non riguarda solo il passato, ma anche scelte industriali recenti e consapevoli”.

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