
MEMORIE DA UN’ALTE IN FERMENTO: I RICORDI DI RINO LOTTO
Rino Lotto si è presentato alla Pro Loco portando con sé un bagaglio di ricordi di Alte Ceccato e una preziosa collezione di fotografie. «Non
Il numero 4 – 1953 del notiziario mensile della Ceccato dedica un’intera pagina alle “Alte che crescono e diventano Altissime”. Questo era il titolo scelto per raccontare i nuovi negozi e le nuove abitazioni che testimoniavano come la cittadella, fortemente voluta da Ceccato, stesse rapidamente crescendo.


Tra le immagini spicca la bella vetrina del negozio dei Fratelli Todesco, meglio conosciuti con il soprannome di Potente. La didascalia ricordava che, se ad Alte non doveva mancare nulla, di certo non potevano mancare le scarpe: “E i fratelli Todesco ebbero fede nella lunga strada percorsa dagli operai della Ceccato.”

Il figlio e attuale titolare dello storico negozio racconta: “Mio padre e mio zio arrivarono ad Alte da Brendola nel 1955. Rifornivano le botteghe dei calzolai della zona e avevano bisogno di spazio per il loro magazzino; così decisero di approfittare dell’offerta dei lotti edilizi ad Alte.”
Nacque così un’attività capace di rispondere alle esigenze di chi svolgeva l’antica arte di creare e riparare scarpe.
L’origine del soprannome “Potente” è incerta e si perde nei ricordi di famiglia. Secondo il racconto della nonna, sembra derivi dal fatto che il nonno ebbe la meglio durante una colluttazione con un vicino chiamato, Potente per la sua forza e possenza .
“Allora il calzolaio creava spesso la calzatura, dalla ben nota ‘sgalmera’ fino alla scarpa con le ghette. In seguito, con l’affermarsi del distretto calzaturiero nella Riviera del Brenta, presero piede i negozi che vendevano calzature a seconda delle stagioni e delle tappe della vita: scarpe da festa, da lavoro o da bambino. In negozio ci si andava un paio di volte all’anno, mentre dai calzolai ci si recava per le riparazioni o i piccoli adattamenti. Noi rifornivamo soprattutto i calzolai di tutto ciò che serviva e frequentavamo anche i mercati. Oggi i calzolai sono sempre meno; per questo la nostra bottega ha cambiato fisionomia, specializzandosi in pelletteria, cinture, portamonete e borse.”

Quella stessa vetrina di cui parlava il notiziario del 1953 oggi mette in mostra borse da donna colorate, ricercate e alla moda. Nella bottega storica ci si reca ancora per qualche riparazione a oggetti di pelletteria, per cucire cerniere particolari o per applicare bottoni a pressione. Ma vi si trova anche tutto l’occorrente per la cura della pelle e dei manufatti, a partire dalle creme per le scarpe. Chi desidera avere cura dei propri accessori sa di potersi affidare a Paolo Todesco, a sua sorella e oggi anche ai figli.



Entrando in negozio colpisce subito il lungo bancone in legno su cui ancora oggi Paolo lavora per effettuare le riparazioni o per valutare le soluzioni migliori per i clienti che desiderano recuperare una borsa, un borsello o una cintura.
I RICORDI DI UN’EPOCA IN FERMENTO
“Io sono nato nel 1958,” prosegue Paolo. “La mia casa era già stata costruita, ma tutt’intorno il quartiere stava sorgendo. Abbiamo persino dovuto cedere al Comune una buona fetta del nostro lotto per l’ampliamento di Viale Stazione, dove a mezzogiorno passavano tutte insieme almeno 400 biciclette in uscita dalla Ceccato. Suonava la ‘Cucca’ — così veniva chiamata la sirena — e Viale Stazione pullulava di bici che sfrecciavano tra case, negozi ed edifici in costruzione, dove da piccoli andavamo a giocare.”
Paolo ricorda le prime case di via Volta e suo zio che, insieme a Titta Battaglia e al commendator Ceccato, andava di notte a tracciare con l’aratro le strade parallele e ortogonali.
“Viale dell’Industria all’inizio era in terra battuta. Una volta asfaltata, divenne teatro di appassionanti gare ciclistiche organizzate dal Barbier Scarato. I tifosi accorsero persino per acclamare il grande campione Fausto Coppi e la sua compagna, la celebre ‘Dama Bianca’.”
Ancor più vivo è il ricordo del passaggio del Cantagiro: “Bastava uscire in strada per vedere sfilare la carovana di auto con i cantanti famosi diretti a Recoaro.”
Per molto tempo i giovani hanno avuto i loro punti di ritrovo ad Alte. Ad esempio dove oggi, in piazza San Paolo all’angolo con via Edison, si trova il negozio di frutta e verdura bengalese, un tempo c’erano dei garage utilizzati dai ragazzi più grandi per suonare. C’era poi il Pub, frequentato da un pubblico più maturo; i gestori del night club erano gli stessi del Bar Fontana e venivano da Cologna Veneta. Qui si incontravano i direttori dello stabilimento e i clienti importanti della Ceccato; c’era infine il bar — divenuto poi la Pizzeria Messico — dove il padre di Paolo si recava quasi ogni sera a giocare a carte con gli imprenditori dell’epoca come Giuliari, Peripoli e Xompero.
I ricordi vanno poi ai maestri elementari Vaccarella e Moro, che hanno lasciato un segno importante, e alle scuole medie, situate dove oggi si trova il negozio di abbigliamento Brun. Seguirono gli studi di ragioneria insieme alla sorella, fino al momento in cui Paolo prese in mano la gestione del negozio.
“Alte era una realtà strategica: un crocevia di arterie importanti. La vicinanza dell’autostrada faceva sì che le persone arrivassero e si fermassero nei negozi che si stavano affermando. Viale Stazione era un viavai continuo e noi ragazzi eravamo parte integrante di quel grande movimento.”
Oggi Paolo si sta preparando per un’importante avventura. Raggiungere in bici Capo Nord, una lunga pedalata nell’ambito di una iniziativa che coinvolgerà cicloamatori di tutta Europa. Evidentemente la passione che lo portava a seguire le gare di ciclismo da bambino non l’ha mai abbandonato.
Rosanna Frizzo

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