La querelle sullo “scavalco del montone”, che impazza negli ultimi giorni, è la ennesima inutile tappa della estenuante sfida fra Centrodestra e Centrosinistra, iniziata tre anni fa con la vittoria delle elezioni amministrative da parte della coalizione che sosteneva la candidatura a sindaco di Giacomo Possamai e la conseguente sconfitta del gruppo che parteggiava per il bis del primo cittadino uscente Francesco Rucco.
Da allora è partito il tormentone che affligge i vicentini con perseverante semiquotidianietà secondo uno schema ben consolidato: attacco dell’opposizione, coinvolgimento a sostegno di comitati più o meno ad hoc o di cittadini, inevitabili spazi nei media locali, saltuarie repliche della maggioranza, puntualizzazioni sulle reciproche responsabilità politiche e amministrative.
I temi della polemica sono molteplici, anzi si può ben dire che nulla sfugga alla critica del Centrodestra e che qualsiasi cosa, benchè di infima rilevanza, sia buona per scatenare una bagarre. Spesso le materie delle controversie sono importanti, come nel caso della sicurezza o delle infrastrutture, ma, certe volte, la pochezza dei contenuti è davvero scoraggiante.
Non si discute, ovviamente, sulla liceità dell’operato e sulle buone intenzioni della opposizione, che fa la sua parte con acutezza e costanza, ma sul come e sul quando. Non se ne può più di questo martellante batti-e-ribatti, di questo enfatizzare tombini e siringhe a simboli di mala amministrazione, di questo j’accuse senza fine. Tutto è sublimato a sciagura, danno irreparabile, fallimento.
Non è così, per fortuna, ma il contesto che si è creato fa una narrazione della città che non corrisponde alla realtà e, invece, porta in primo piano problemi di modesta portata e comuni a tante città. Ma, soprattutto, toglie visibilità a quelli veri e grossi: clima, inquinamento, viabilità, lavoro, sanità, giovani e anziani, tanto per citarne qualcuno.
È cosa buona e giusta che chi siede sui banchi della minoranza stimoli, denunci, chieda spiegazioni alla maggioranza e alla amministrazione, son lì proprio per quello ed è una funzione democratica e proficua, ma non è l’unico modo per fare opposizione. Dopo tre anni dalla sconfitta elettorale, il Centrodestra potrebbe fare un salto di qualità cominciando a lanciare idee e proposte sui grandi temi, a spiegare cosa farebbe in alternativa alle azioni della giunta, a sintonizzare i cittadini sulle proprie idealità e visioni.
Questa politichetta da comari non serve alla città, i vicentini vanno coinvolti, non distratti con le polemiche, ci sono problematiche gravi ormai alle soglie e bisognerà affrontarle tutti insieme perchè richiederanno tempo per venirne a capo e sacrifici.
Nel caso dello scavalco del montone, si sono impegolati nello scambiarsi colpe e responsabilità e, cioè, sul passato, e, invece, sarebbe il caso di spiegare ai vicentini due cose essenziali: che le decisioni mica si prendono qui e che chi le prende è quello che ha il portafogli in mano. Come s’è visto per il Lotto 2, per il quale, in anni e anni di interlocuzione con RFI, è passata appena qualche compensazione e qualche piccola variante al progetto, è inutile farsi illusioni che per il Lotto 3 vada meglio, semmai andrà peggio: scavalchi, gallerie e tecnologia li decideranno il ministero e il committente e chissà quando lo faranno. Sembra proprio, invece, che nessuno a Roma abbia fretta, soldi non ce ne sono, meglio rinviare il caso al prossimo Governo.
GIANNI POGGI