# Tags
blank

PFAS. RUSSO (DIREZIONE PREVENZIONE REGIONE): NELL’EMERGENZA IL VENETO IN PRIMA FILA DALL’INIZIO

blank

Francesca Russo, direttrice della Direzione Prevenzione della Regione Veneto, risponde ad alcune ricostruzioni giornalistiche e politiche in tema PFAS: “in merito alle dichiarazioni diffuse oggi (20 agosto 2025 ndr), è necessario ribadire con fermezza che la Regione del Veneto non solo ha preso in carico fin da subito l’emergenza PFAS, ma è stata la prima in Italia a segnalare alle autorità competenti la problematica, introducendo immediatamente misure di tutela e avviando un percorso scientifico e sanitario di ampio respiro. È bene chiarire che fin dall’inizio la Regione ha affrontato la questione come un tema di salute pubblica, di rigore scientifico e di responsabilità istituzionale, evitando scorciatoie e investendo risorse ingenti per garantire protezione, prevenzione e conoscenza. Non è accettabile ridurre questa vicenda a uno scontro politico o a uno slogan: parliamo della salute delle persone e di un’emergenza ambientale che richiede la massima serietà e il pieno rispetto delle istituzioni e della scienza”.
“Il Veneto – prosegue – è stato il primo territorio ad agire, distinguendosi per tempestività, trasparenza e per la capacità di attivare una rete di ricerca e monitoraggio che oggi viene considerata un modello a livello nazionale e internazionale. La Regione ha approvato il piano di sorveglianza sanitaria dedicato a tutti i residenti dell’Area Rossa A e B. Possono effettuare lo screening, come previsto dalla DGR 2133/2016 e successive modifiche, i residenti e anche coloro che attualmente si sono trasferiti ma che in passato hanno vissuto almeno cinque anni in tali aree”.
Russo chiarisce inoltre che “allo stato delle conoscenze attuali non risulta alcuna evidenza scientifica comprovante la persistenza conseguente a un eventuale passaggio di PFAS attraverso l’allattamento materno, né si dispone di indicazioni centrali che determinino una valutazione di rischio riferibile a tale modalità di trasmissione”.
Quanto agli approfondimenti epidemiologici, Russo ribadisce che “lo studio citato negli articoli è attualmente in corso, condotto dall’Azienda ULSS 8 Berica e dal Servizio Epidemiologico Regionale, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, nei limiti previsti dalla normativa sulla privacy. Questo nuovo lavoro andrà a completare le numerose indagini già realizzate a livello regionale, alcune svolte direttamente dalle nostre strutture, altre condotte da autorevoli istituti di ricerca quali ISS e Università di Padova grazie a finanziamenti regionali”.
La collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità è stata avviata fin dal 2013, quando il caso venne segnalato, e prosegue tuttora sia sul fronte epidemiologico sia sul monitoraggio degli alimenti. “La valutazione di tutte le ricerche – sottolinea Russo – è sempre stata effettuata in maniera condivisa con le autorità sanitarie nazionali. Inoltre, la Regione ha già presentato una scheda per la realizzazione di studi di coorte longitudinali, che consentiranno, una volta approvati, di completare il quadro degli approfondimenti in corso”.
Russo aggiunge infine: “è grazie anche allo sforzo del Veneto che è stata approvata la Direttiva UE 2020/2184 sulle acque destinate al consumo umano, recepita dal D.lgs. 18/2023 e successive modifiche, che ha introdotto l’obbligo della ricerca di questi composti nell’acqua potabile. Ancora una volta si dimostra come la nostra Regione abbia svolto un ruolo propulsivo a livello europeo e nazionale”.

blank
Sottoscrivi
Notificami
guest
0 Commenti
Più vecchi
Più recenti Più votati
Feedbacks in linea
Vedi tutti i commenti

PIU' RECENTI

0
Lascia un commentox