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PALLADIO. IL 19 AGOSTO 1580 MUORE ANDREA DI PIETRO DELLA GONDOLA L’ARCHISTAR CHE CREÒ UNA NUOVA VICENZA

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Andrea Palladio muore, improvvisamente, il 19 agosto del 1580 a 72 anni. Sembra davvero impossibile ma non c’è alcuna notizia su luogo, data e causa del suo decesso. È un altro dei misteri della sua vita.
Solo ipotesi, quindi, si possono fare sulla scomparsa dell’architetto, che deve essere accaduta in modo repentino. Palladio era, infatti, ancora al lavoro e seguiva alcuni cantieri, fra cui quello delle Logge della Basilica a Vicenza e quello del tempietto di Villa Barbaro a Maser, in provincia di Treviso. Proprio qui la maggioranza degli studiosi individua il luogo del decesso, in base a testimonianze che lo riportano al lavoro, in quel periodo, nella villa di Marcantonio Barbaro, il nobile veneziano che gli aveva affidato progetto ed esecuzione della sua villa di campagna e che lo aveva proposto per il progetto della chiesa del Redentore a Venezia.
È escluso, però, che Andrea Palladio sia mancato a Venezia, dove risiedeva da vent’anni, perché non c’è traccia documentale della cosa nei registri pubblici ed ecclesiastici della città. E nemmeno si può ipotizzare che sia morto a Vicenza, come si può dedurre dalla concitazione con cui, a fine mese, l’Accademia Olimpica organizza le esequie. La luttuosa notizia era evidentemente arrivata in ritardo in città.
Non c’è, infine, alcuna ipotesi sulle cause della morte. L’unica notizia sulla sua salute risale all’inverno precedente e riferisce di un malanno stagionale superato senza problemi.
Palladio lascia probabilmente la moglie Allegradonna, altra figura pressochè sconosciuta nella sua biografia (e di cui non è nota la data di morte) e sicuramente tre dei cinque figli: Marcantonio, Zenobia e Silla. Leonida e Orazio sono morti nel 1572 a brevissima distanza l’uno dall’altro, con profondo dolore di Palladio, che così scrive nel proemio dell’edizione dei Commentari di Giulio Cesare (1575): “con mio gravissimo e acerbissimo dolore […] la morte nello spatio di due mesi e mezzo, d’essi ambedue privo e sconsolato mi lasciò”.
Zenobia si sposa a Vicenza con un orafo, Giambattista Della Fede, ha un paio di figli e dieci nipoti. Ma nemmeno dalla terza generazione vien fuori un discendente con le doti del bisnonno.
Silla, il figlio più giovane, si iscrive all’Università ma non si laurea. È lui che sovrintende al completamento del Teatro Olimpico dopo la morte del padre. Cerca di ristampare i “Quattro libri” in una nuova edizione ampliata, ma non riesce a realizzare l’iniziativa.
Andrea di Pietro della Gondola, in arte Palladio, è sepolto nella chiesa di Santa Corona a Vicenza nella tomba di famiglia. Il 5 marzo 1831 quelli che sono ritenuti i suoi resti (senza per altro alcuna prova) sono traslati nel Cimitero Maggiore di Vicenza.
GIANNI POGGI

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