
IL SOGNO, LA FATICA E IL RISCATTO: LA STORIA DI SERGIO MEGGIOLARO AD ALTE CECCATO
La mostra “Alte Ceccato, un sogno di città” ha richiamato moltissimi visitatori, abitanti di Alte e non solo, curiosi di conoscere la storia della cittadella
TRA I SUCCESSI DEI NOTTURNI, I FURGONI IN PRESTITO E UNA VITA A TEMPO DI MUSICA
In occasione della mostra “Un sogno di città”, organizzata dalla Pro Loco Alte Montecchio per celebrare la figura di Pietro Ceccato a settant’anni dalla morte, la cittadella industriale nata negli anni cinquanta e fiorita rapidamente tra i sessanta e i settanta è tornata a vivere nei ricordi. A far visita alla mostra sono stati anche i figli di Oscar Sandri, indimenticabile batterista dei Notturni, il gruppo vicentino capitanato da Giuliano Cederle che conquistò l’Italia con il celebre brano Il ballo di Simone.

DALLE PROVE IN GARAGE AI PALCHI D’ITALIA
Quella dei Notturni è la classica, straordinaria storia di un gruppo di giovani che, partendo dai garage di casa, ha portato la propria musica nelle sale da ballo, nei paesi vicini e nelle nascenti discoteche. Come racconta la figlia Giorgia: «Erano giovanissimi, si divertivano, ma erano bravi e quindi sono arrivati a mettersi in mostra e alla possibilità di fare il Cantagiro, poi il Festival Bar. Giravano con un furgone prestato da un amico elettricista. Lo caricavano il venerdì pomeriggio e poi via in giro per l’Italia, spesso con i soldi contati. Mia nonna accompagnava papà molto spesso perché era preoccupata che gli succedesse qualcosa di brutto. In ogni casa c’era una regola rispetto alla quale non si transigeva: il lunedì si tornava a lavorare in fabbrica».
Tra lunghi viaggi notturni, pochissimo riposo e un’energia travolgente, il gruppo arrivò fino in Sardegna. Eppure, a causa della loro totale dedizione alla musica, i ragazzi peccarono di ingenuità: non pensarono mai di acquisire i diritti della canzone che li rese celebri, oggi di proprietà del figlio di un produttore dell’epoca.


LA SFORTUNA E LA FINE DI UN SOGNO
A volte il destino si mette di mezzo. I Notturni persero l’occasione d’oro di partecipare al Festival di Sanremo a causa della nebbia. Di ritorno da una serata in Romagna, diretti a Milano per un appuntamento discografico decisivo, si trovarono davanti un muro di nebbia e furono coinvolti in un grave tamponamento. Tutti e sei i componenti rimasero feriti — Oscar riportò il viso pieno di schegge di vetro — l’appuntamento saltò, il brano fu affidato ad altri e per la band iniziò un lento declino, pur non spegnendo mai l’amore viscerale per la musica.
UNA VITA NELLO SPETTACOLO E LA MEMORIA DI UN PADRE UNICO
Giuliano ebbe più opportunità, ma Oscar non smise mai di suonare, imbracciando la batteria fino a un anno dalla morte (suonando con la Scledum Jazz Band, ma cimentandosi anche con chitarra e fisarmonica). Negli anni Ottanta divenne persino direttore del Pub di Alte Ceccato, gestendo la discoteca e organizzando eventi, senza mai far mancare le sue esibizioni alla batteria.
Il ricordo dei figli dipinge un uomo fuori dagli schemi. Gian Maria racconta: «Mio padre era diverso dagli altri: lavorava di notte e durante il giorno stava molto con noi figli. Era bello e divertente stare con lui. Da lui ho preso sicuramente la cura della precisione e il senso del ritmo». Giorgia, che da bambina portava le amiche al pub la domenica pomeriggio facendo infuriare il padre perché rovinava le puntine del giradischi, ricorda la sua creatività: «Era creativo, pazzoide e preciso allo stesso tempo. Curava il suo look, amava abbinare i colori e gli stili. Con i suoi look stravaganti e la sua Citroen Pallas, era amato da tutti perché capace di tenere unite le persone».

UNA FAMIGLIA SOLIDA OLTRE LA SEPARAZIONE
Nonostante la separazione, i due fratelli riconoscono a entrambi i genitori una straordinaria maturità e la capacità di gestire questo passaggio senza traumi per la famiglia. «Noi non ne abbiamo sentito le conseguenze», raccontano Gian Maria e Giorgia. «Hanno fatto di tutto per renderci tranquilla la vita. Abbiamo seguito le nostre strade, abbiamo costruito il nostro futuro, ma sentiamo ancora oggi il vuoto immenso che la loro scomparsa ci ha lasciato». La madre, pur avendo scelto di percorrere la propria strada come brillante imprenditrice nel mondo della moda, non ha mai smesso di amare quell’uomo così eccentrico. Nel loro mondo fatto di musica e spettacoli, i figli non li hanno mai visti tristi.


UN’EREDITÀ CHE CONTINUA
Colpito da una spietata leucemia scoperta durante il ricovero per un intervento al femore, Oscar se ne è andato troppo presto, lasciando un vuoto immenso tra familiari, amici e colleghi.
Ma la sua musica non si è fermata. Oggi il nipote Oscar porta il suo nome e si cimenta nella musica con un suo gruppo, pur non riuscendo ancora a suonare la vecchia batteria del nonno: «È troppo forte la sua presenza. Quando suono mi sembra che sia dietro di me e ho paura di sbagliare…».
Ma un nonno come Oscar, ne siamo certi, non si arrabbierebbe mai.




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