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ORIELLA PACCANARO, LA DONNA CHE HA FATTO RINASCERE IL MEDIOEVO A MONTECCHIO MAGGIORE

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Oriella Paccanaro e subito si pensa al Primo Maggio e alla rievocazione storica di Montecchio Medievale. L’evento, che dura da 25 anni, caratterizza Montecchio Maggiore, la città dei Castelli di Giulietta e Romeo. Richiama un gran numero di visitatori anche da fuori regione e fa conoscere la città in Italia e in Europa.
Oriella appunto, ex assessore, ha dato inizio alla grande macchina della ricostruzione. Di anno in anno è diventata per antonomasia la festa castellana di primavera. Per il Primo di Maggio Montecchio Maggiore si veste di storia e di bellezza e questo grazie all’iniziativa di una donna piena di entusiasmo e un vulcano di idee.

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L’incontriamo per un caffè al Bar Roma, quello che sta di fronte al Comune, speciale testimone della vita politica di Montecchio.
“A proposito di Montecchio Medievale, questo bar è stato la prima sede organizzativa. Qui si incontravano i Montecchi e i Capuleti, i rappresentanti delle due Montecchio che si sarebbero sfidate nella faida nata dalla ricostruzione della vicenda di Giulietta e Romeo”.
Il gestore, ricorda gli inizi della storia e in particolare i collant 70 denari che ha dovuto indossare in quelle occasioni, quando tutto si organizzava in amicizia, con tanto entusiasmo, anche se un po’ da dilettanti.
Oriella non è solo Festa Medievale…
Nesce a Zermeghedo, proprio nella zona in cui sorge la villa Palladiana dove trovò ristoro lo scrittore guerriero, Luigi Da Porto, che raccontò il suo amore per una bella friulana, ambientandola proprio nei castelli che gli si paravano davanti. Ferito gravemente e malato, immaginò che i due castelli appartenessero a due famiglie in lotta tra loro. Gli stessi che, con Shakespeare, divennero i Montecchi e i Capuleti di Verona nel dramma che rese eterni i due poveri amanti.
“Ero molto dentro alla vita di paese. Partecipavo a tante iniziative. Progettare e organizzare faceva parte di me e il piccolo paese lo consentiva. Ben diverso vivere in una realtà come Montecchio, una città che si caratterizza per un’ampia estensione longitudinale e per questo caratterizzata da più quartieri che in sé sono tanti piccoli paesi”.
Studia a Trissino e diventa tecnica di laboratorio.
“Partecipai al primo concorso pubblico che si presentò e divenni amministrativa all’interno dell’ULSS 8. Prima all’ospedale di Arzignano, al CUP, in accettazione, alle casse… Poi nel territorio perché questo mi consentiva di coniugare lavoro e famiglia”.
Nel frattempo, infatti, Oriella si sposa con un montecchiano e ha un figlio. Ma non si ferma… nel periodo in cui si comincia a parlare di autonomia e federalismo, nel tempo di affermazione della Lega di Bossi, lei comincia ad elaborare la sua piena vicinanza ai progetti autonomisti.
“ Credo che la politica vera sia quella che è vicina al territorio, solo così si può fare qualcosa di buono.
Così Mi sono avvicinata alla Lega. E quando Giuseppe Ceccato si candidò a sindaco accettai di candidarmi, dato che c’era bisogno di rispettare le quote rosa. Fui eletta ed entrai in Consiglio Comunale. Con me furono elette altre cinque donne con le quali condivisi la mia prima esperienza politica”.
Carla Cora, Ester Tomasi, Daniela Rovizzi, Renata Carlotto, Cinzia Gasparini entrano tutte in Consiglio Comunale e diventano croce e delizia del neo sindaco Giuseppe Ceccato
“Non sapevamo niente di politica, soprattutto non avevamo esperienza. Ma abbiamo deciso tutte insieme di darci da fare, intanto cominciando a studiare per capire come funziona la macchina comunale. Ognuna di noi ha preso come riferimento un assessorato e ha cominciato a seguirne i progetti dalla progettazione alla realizzazione. E’ stato molto impegnativo e importante, siamo state completamente coinvolte e i risultati non sono mancati”.
Ceccato nel 1999 è rieletto e subito le chiede di diventare Assessore e per convincerla le promette che avrebbe avuto carta bianca per il Progetto Giovani e quindi per la realizzazione del primo Informa Giovani.
“Giuseppe sapeva che ci tenevo molto, che era nei miei sogni. Accettai e se ho realizzato qualcosa di importante devo ringraziare il caro Fabio Tosetto che, da funzionario esperto nella gestione della macchina comunale, metteva ordine ai miei sogni. Lui analizzava le proposte, ne studiava la fattibilità e mi dava il via libera. Devo ringraziare comunque tutti i dipendenti comunali che mi hanno seguito nel mio cammino, grazie a loro di cose ne ho potute fare molte!”
La nostra porta infatti a compimento il progetto Botteghe Storiche. ”I commercianti si lamentavano per le tasse che erano costretti a pagare se volevano migliorare l’esercizio commerciale o ampliarlo. Andando alla ricerca di una soluzione, Fabio propose l’iniziativa “Botteghe Storiche”. Una targa per segnalare il ruolo storico, e contemporaneamente un’agevolazione fiscale per l’uso del plateatico”.
Il meccanismo funziona visto che ancora oggi l’Amministrazione consegna la bella targa in pietra bianca di Vicenza. Prima ancora delle botteghe storiche, Oriella risolve un altro suo cruccio. “Non sopportavo che le epigrafi non avessero un loro posto fisso di esposizione, ma non c’era disponibilità a bilancio. Così mi rivolsi direttamente alle agenzie di Montecchio e chiesi loro di finanziare l’iniziativa, in cambio avrebbero avuto la possibilità di farsi pubblicità”.
Poche cose, ma ben pensate. Da allora i tronchi degli alberi in luoghi di passaggio non sono più usati per comunicare le tristi notizie della dipartita di un Montecchiano.
Un’altra grande sfida che Oriella porta avanti con determinazione è la valorizzazione dei dodici sentieri che dal paese conducono ai castelli, un patrimonio naturale e storico che collega Montecchio Maggiore al suo paesaggio castellano.
“Con il supporto degli uffici comunali e grazie alla fiducia riposta nelle persone appassionate del Gruppo dei Trodi “Mario Pellizzari”, fu possibile non solo segnare e rendere accessibili questi percorsi, ma anche accompagnare la loro cura nel tempo. Il progetto, nato da una visione condivisa di amore per il territorio, si è trasformato in una realtà duratura: i sentieri sono tutt’oggi mantenuti puliti e ordinati da volontari che, con dedizione e spirito di comunità, ne preservano l’uso e la bellezza per cittadini e visitatori”.
E’ chiaro che Oriella Paccanaro ama la precisione. L’ordine, che è poi garanzia anche di bellezza.
Ma è anche molto attenta alle problematiche sociali di sua competenza, dato che aveva la delega, oltre che al Commercio anche alle politiche giovanili.
“Era il 2000 quando aprì il primo Informa Giovani, ad Alte Ceccato in Piazza San Paolo. Un luogo di aggregazione giovanile dove i ragazzi potevano incontrarsi, darsi da fare, avere ascolto. E tutto questo è stato possibile anche grazie al gran lavoro di Nicola Matteazzi, attuale Capo Servizio dell’Ufficio Cultura e Manifestazioni.
Ricordo che si presentò , un giorno il Sig. Giuseppe Rossi che mi propose di organizzare corsi di scacchi. Fu un vero successo. Tanti nostri giovani si avvicinarono a questo gioco difficile, ma utile. L’Informa Giovani in nome degli scacchi diventava centro di aggregazione e di integrazione”.
Ma l’iniziativa di Oriella che ancora oggi segna la vita di Montecchio Maggiore è sicuramente la Rievocazione Storica, Montecchio medievale.

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“Avevo come riferimento il Palio di San Ginesio e molte altre iniziative in giro per l’Italia.
Noi avevamo tutti gli elementi per fare qualcosa di importante che avrebbe saputo attirare la gente. Noi poi avevamo i castelli di Giulietta e Romeo…Andai da Gigi e gli dissi” Bisogna che femo! Nacque così l’idea della disputa tra i Montecchi e i Capuleti, riprendendo il dramma di Shakespeare. I Capuleti ad Alte, i Montecchi a Montecchio, un po’ di competizione tra giovani, un po’di sana goliardia e partimmo per un’avventura che dura da 25 anni”.

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Il bar Roma diventa il luogo delle riunioni organizzative. Più tardi il gruppo organizzato in Associazione trova altri luoghi dove raccogliere il grande patrimonio di strumenti musicali, abiti, armi, attrezzi, strutture logistiche rigorosamente storiche, ma la sede sociale è sempre via Roma 6, ovvero il bar di Gigi.
“ I primi anni non eravamo molto organizzati. Avevamo tanta voglia di fare e di divertirci e con questo spirito riuscimmo a coinvolgere associazioni, musicisti, ragazzi appassionati di medioevo.
Il tutto però in modo molto goliardico. La rivalità che da sempre caratterizza i diversi quartieri della città è entrata quasi di diritto nella manifestazione e così il secondo anno siamo stati richiamati dal Prefetto. Un vero putiferio! I Capuleti avevano impiccato ad un palo della luce un manichino con i colori dei Montecchi. Scandalo ed orrore! Intervenne il prefetto che fece togliere la sfortunata marionetta. Ma poi tutti i ragazzi sostenitori dei colori biancorossi si recarono in Prefettura a chiedere la restituzione del cadavere. Ne parlarono tutti i giornali. Ovunque si commentava, si rideva o si condannava… Poi arrivò il tempo della riflessione e della consapevolezza. La macchina era partita, ma se volevamo che la ricostruzione storica continuasse c’era bisogno di definirla meglio, di darle una sua precisa connotazione”.

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E per Oriella si ritorna a studiare, a cercare. In Regione la invitano innanzi tutto a fissare una data. “La Faida, allora era chiamata così, sarebbe stata organizzata sempre il Primo Maggio, una data perfetta per inserirsi nel calendario delle tante feste popolari di sapore storico. Bisognava trovare una storia che fosse conosciuta ma Giulietta e Romeo non erano la storia con S maiuscola. Nessuno avrebbe accettato quindi il progetto. Fu ancora il signor Rossi, quello degli scacchi, che ci diede l’idea. Venne da me in ufficio con un libriccino scritto da Zefferino Agazzi e intitolato “Monteci e Capuleti” che raccontava la leggenda dei due poveri amanti in riferimento ai due castelli. Era fatta! Il racconto popolare che spostava l’attenzione da Verona a Montecchio ci permetteva di portare qui la storia e quindi di ricostruire ambienti e situazioni, di far rivivere i nostri castelli per richiamare spettatori”.

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Da allora è stato un crescendo. E’ nato il gruppo degli sbandieratori, degli arcieri, dei tamburini, dei danzatori, dei popolani e di nobili. Tutti con abiti rigorosamente storici.
Non più Calzamaglie 70 denari, ma riproduzioni di abiti del tardo Medioevo. Sete broccati, copricapi preziosi, farsetti provenienti da un atelier veneziano.
“Prima c’era una sartoria fatta di volontarie che cucivano su misura gli abiti, ora ci affidiamo a chi siamo sicuri rispetterà i canoni della moda di quel tempo lontano”.
D’altra parte la Faida diventa famosa e conosciuta in Italia e nel mondo e quindi bisogna fare le cose per bene.
Oggi Oriella ha scelto di cedere il testimone alle nuove generazioni. La presidenza è passata a Raffaele Romio che, insieme al gruppo, sta dando vita a uno spettacolo coinvolgente e di grande impatto.
“ Nel frattempo mi sono ulteriormente documentata sull’abbigliamento e sulle scenografie del tempo. Nel mercato medievale ho il mio banchetto che vende nastri, fiori, ma faccio anche la lettura dei tarocchi. Non a Montecchio però, perché lo si fa per scherzo, ma la gente ci crede e allora preferisco non coinvolgere persone che conosco”.

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La festa si avvicina e, come ogni anno, è stato presentato il bando per la selezione dei futuri Giulietta e Romeo, accompagnato anche dall’avviso rivolto a tutti coloro che desiderano partecipare all’evento come figuranti, contribuendo a dare vita alla magia e all’atmosfera della rievocazione.
Ancora una volta i Castelli diventeranno magici, ancora una volta la strada che li unisce si popolerà di figuranti, guerrieri, popolani nobili e guerrieri e di chi ama immergersi nell’atmosfera magica di una storia d’amore immortale.
“I nostri castelli sono il luogo perfetto per la rievocazione. A primavera poi sono fantastici, unici. Bisogna essere fieri di tanta bellezza, anche se la vivono più intensamente le persone che arrivano da fuori. Forse perché i nostri concittadini ci sono abituati o hanno già partecipato una volta. Comunque ogni anno è un evento nuovo e ricco di attrattive …Venire per credere!”

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