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OLTRE LA SOGLIA DI CASA: I VIAGGI DI VANIA BEGGIO DIVENTANO STORIE DA LEGGERE

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Di questi tempi sono molte le persone che si cimentano nella scrittura e desiderano arrivare alla pubblicazione della loro opera prima. Di conseguenza, sono prolificate le case editrici che promettono la pubblicazione e fanno sognare, complice il web dove il romanzo o il saggio potrebbero essere pubblicati. Proprio dalla rete sono arrivate le sorprese più interessanti, romanzi firmati da autori o autrici sconosciuti, diventati improvvisamente delle star. L’Italiana Felicia Kingsley ne è un esempio e ha trascinato sul web tante giovani scrittrici del genere rosa. Un tempo si inviava il manoscritto ad una casa editrice e si aspettava con ansia la risposta. Oggi ci sono piattaforme che offrono la pubblicazione online, gratuitamente.  Basta accedere al sito in questione, creare un account, caricare la copia del proprio lavoro, utilizzare il visualizzatore on line per controllare il layout, correggere eventuali errori, stabilire un prezzo e i luoghi di vendita e il libro è pronto. Poi ci sono altre case editrici “self publishing” che offrono servizi editoriali di qualità, sempre online, dove si sceglie e si paga solo quello di cui si ha bisogno. Così è stato anche per una nostra concittadina che nel 2024 ha pubblicato il suo primo lavoro, “Quante Storie…lontano da casa”. L’autrice è Vania Beggio fin dall’infanzia residente ad Alte Ceccato.

“Sono nata ad Arzignano, dove all’epoca risiedevano i miei genitori, poi, dopo una breve parentesi a Montebello Vicentino, ci siamo trasferiti a Montecchio, o meglio ad Alte Ceccato, dove vivo da sempre. Mi è sempre piaciuto scrivere, sono stata sempre una brava scolara prima, studentessa poi, molto precisa e pignola, ma fino a qualche tempo fa non avrei mai immaginato di scrivere un libro e pubblicarlo.”

Invece il libro c’è, lo si trova in alcune edicole e lo si può comprare online.

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Come è nata questa esperienza?

“Come per molte persone, l’epidemia di  Covid e l’obbligo di stare in lockdown hanno contribuito e poi ero da poco in pensione e così decisi di mettere per iscritto la mia grande passione, viaggiare. Avevo moltissime esperienze da raccontare, una montagna di fotografie, luoghi speciali da descrivere e restituire…”

Restituire a chi?

“A me stessa, innanzitutto, volevo mettere ordine. Fissare  su carta ciò che avevo vissuto per oltre quaranta anni insieme con la mia famiglia e i miei amici”.

Restituire un’esperienza e affidarla alla storia. Scripta manent, verba volant. Un principio inconfutabile per chi voglia essere ricordato per qualcosa. Un principio ancor oggi valido, nonostante i social che danno tanta visibilità ma non la garanzia di durare nel tempo. Le foto restano, è vero nel web, ma disponibili solo per il tempo del lancio. Poi vanno nel dimenticatoio. Il libro invece resta: è lì a disposizione di chiunque sia curioso di conoscere, di sapere, di ricordare per sempre.

“Ho cominciato a scrivere, così come mi veniva. Mi sono appassionata e più raccoglievo i ricordi più si ingrossava il mio file, più scoprivo che i miei viaggi, i nostri viaggi diventavano racconto.

Non mi sono più fermata, ma fu mio figlio Emil ad offrirmi il la per dare vita a qualcosa di più di una sorta di diario di viaggio. Mi disse, dopo aver letto alcuni racconti, che a lui piacevano e sarebbero stati apprezzati anche dagli altri. E così ho cercato chi potesse pubblicare il mio lavoro”.

Da allora, grazie alla casa editrice Etabeta, il libro c’è, conta 191 pagine e si caratterizza per una bella copertina rossa dove spicca la foto di Vania sull’Etna in abbigliamento non del tutto consono al più alto vulcano d’Europa. Nel risvolto di copertina poche parole per attrarre i tanti lettori incontrati nei momenti dedicati alla presentazione del lavoro,  un’esperienza galvanizzante.

“Non mi sarei aspettata di ricevere tante attenzioni e apprezzamenti e quindi sono molto contenta, ma ho ancora tante storie da raccontare”.

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Ogni racconto corrisponde ad un luogo raggiunto da Vania, che non necessariamente lei sente il bisogno di descrivere quanto piuttosto di collocare nel suo vissuto e trasformarlo in opportunità anche per chi volesse recarvisi. Così a Bari meglio entrare nella città vecchia e bersi un caffè, in barba a chi la considera pericolosa. Recarsi invece nelle caffetterie di comunità in Danimarca e cercare sempre, nel nord Europa, sistemazione in abitazioni per turisti, dove tutto è curato, è ordinato e piacevole. La nostra ha la caratteristica di organizzare i viaggi sempre da sé. Decide dove recarsi e poi studia come arrivarci, dove dormire, mangiare e soprattutto cosa vedere, che cosa cercare come l’albergo vicino alla Torre Eiffel dove i suoi genitori avevano vissuto da migranti negli anni ‘50. Quando la sua mamma cucinava di nascosto in camera e guardava il cielo di Parigi dall’abbaino della mansarda dove cuciva fino a trenta paia di jeans al giorno. Ogni viaggio si caratterizza per un qualcosa che cambia le cose, qualcosa di inaspettato, di non programmato. Un quid che lo rende unico. 

In Inghilterra, raggiunta in auto, lo fu la marmellata di uva spina regalata dall’anziano  proprietario di un piccolo supermercato  di un villaggio del Kent, reduce della seconda guerra mondiale, legato da un particolare affetto per gli italiani che lo avevano aiutato durante la Seconda Guerra Mondiale, quando era stato ferito. O la gentilezza della  bigliettaia  di una stazione, sempre del Kent, che permise di acquistare un biglietto di viaggio vantaggioso. 

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In moto col marito

Indimenticabile il viaggio in moto verso l’Alsazia e l’incontro con un giovane ceco  diretto a Santiago de Compostela: tremila chilometri a piedi per realizzare il sogno del padre morto da poco. In quel ragazzo non si coglieva solo  amore filiale. Era capace di trasmettere pace e sicurezza, soprattutto a Vania che ama viaggiare in auto, non in moto, per niente in aereo.

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Il giovane ceco

Il viaggio in aereo è per lei sempre un’avventura per l’ansia che la prende in volo, ma anche a terra in fase di check in. La storia dell’avventura in Messico è sicuramente la più divertente e non solo perché nella sua famiglia ritroviamo tanti noi con la paura di perdere l’aereo, il timore che fa arrivare in aeroporto  troppe ore prime. “Messico e nuvole” il titolo per quel viaggio all’insegna delle sorprese tutte incredibili, come il posto in prima classe che lei non aveva prenotato e quindi pagato, ma, e lo scoprì molto dopo, le fu assegnato per quelle strane combinazioni che premiano a volte i viaggiatori…

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Il sentiero per Medjugorje

Dai racconti di Vania emerge una sua caratteristica molto chiara. Oltre la curiosità e la voglia di conoscere emerge la determinazione che la spinge ad andare sempre oltre e non fermarsi di fronte alle difficoltà, come nel caso della visita al castello di Schachenhaus, il castello di caccia di re Ludwing di Baviera a 1869 metri di altitudine e raggiungibile solo lungo un sentiero assai impervio, come assai difficile fu il percorso per raggiungere il luogo dell’apparizione della Madonna di Medijugorje, non quello normale, ma uno segnato tra sassi grandi, viscidi e pericolosi senza la giusta attrezzatura. 

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Un libro tutto da leggere dunque sia per trarre spunti di viaggio, ma anche per condividere emozioni, quelle emozioni che nascono in noi quando decidiamo di uscire da noi stessi ed accettare di essere sorpresi dagli altri e dalla vita.

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