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OLIMPIADI. LETTERA APERTA DI MANILDO SULLA GESTIONE DELL’EVENTO: COSA RIMARRÀ AL VENETO?

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Due giorni prima dell’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina Giovanni Manildo, capogruppo del Partito Democratico e portavoce dell’Opposizione in Consiglio Regionale, pubblica una lettera aperta in cui spiega le sue critiche alla gestione dell’evento.
«Carissimi – scrive Manildo -, con queste parole intendo offrire una riflessione che spero possa superare i consueti steccati ideologici che hanno caratterizzato il dibattito sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. È opportuno ribadire un concetto che certa narrativa sembra voler ignorare: non c’è alcun pregiudizio ideologico nei confronti dei Giochi. Siamo pienamente consapevoli che un evento di tale portata rappresenti una vetrina d’eccezione per il marchio “Veneto” e una potenziale fonte di benessere per il territorio. Tuttavia, tra il celebrare un evento e il gestirlo con lungimiranza corre la stessa differenza che passa tra l’invitare ospiti a cena e dimenticarsi di fare la spesa. Purtroppo, assistiamo a un modello di amministrazione “per frammenti”, fatto di interventi scollegati che sembrano ignorare la costruzione di un vero sistema regionale. Colpisce, ad esempio, la vicenda della pista da bob. È ammirevole la pervicacia con cui si è voluto procedere su un’opera che, per ammissione di molti, nasce priva di un reale piano di gestione e con l’ipoteca di costi di mantenimento che ricadranno interamente sulle tasche dei contribuenti veneti una volta spenti i riflettori. È una singolare interpretazione di “eredità”: lasciare in dote un monumento al disavanzo pubblico. Non meno curiosa è la strategia adottata per il villaggio olimpico. Investire 46 milioni di euro per realizzare strutture “usa e getta” che verranno smontate subito dopo le gare appare come un esercizio di stile piuttosto costoso. In un momento in cui l’emergenza abitativa morde il Veneto, si è preferito costruire il temporaneo anziché riqualificare l’esistente per lasciarlo alla disponibilità di giovani e famiglie. Il capitolo delle infrastrutture sfiora poi il paradosso con la cabinovia di Socrepes. Nonostante le inchieste giornalistiche abbiano evidenziato come l’opera sorga sopra una frana attiva, la rincorsa prosegue, pur sapendo che non sarà pronta in tempo utile ai Giochi. Forse si confida in un’edizione postuma? Questa sensazione di perenne ritardo è confermata dalla proroga della società Simico al 2033: un’ammissione implicita del fatto che le grandi opere olimpiche, più che per gli atleti di oggi, saranno pronte per i veterani di domani. Ma dietro i ritardi e le scelte discutibili, ci sono ferite che il cerimoniale non può coprire. Il morto sul lavoro registrato a inizio gennaio in uno dei cantieri olimpici è un dramma che non può essere archiviato come una tragica fatalità. La sicurezza non è un dettaglio burocratico da sacrificare sull’altare del cronoprogramma. Allo stesso modo, il disordine che ha colpito la gestione dei volontari di Protezione Civile segnala una preoccupante carenza di coordinamento verso chi, da sempre, è il cuore pulsante della nostra comunità. L’idea alla base del nostro progetto, che abbiamo chiamato “Creare Futuro”, è che anche le Olimpiadi debbano servire ai veneti, non il contrario. Chiediamo che le infrastrutture diventino servizi reali per chi abita la montagna 365 giorni l’anno: vogliamo il rilancio, per esempio del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (SFMR) e collegamenti stabili nelle valli, non cattedrali nel deserto. Una volta riposti i vessilli a cinque cerchi, i cittadini si chiederanno cosa sia rimasto di concreto sul suolo veneto oltre ai piloni di cemento. La nostra speranza è che non si debba rispondere che l’unica “eccellenza” rimasta sia stata il marketing politico».

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