
ANNO GIUBILARE. IL GRANDE EVENTO VA AVANTI IN SORDINA E DOPO SETTE MESI IL TURISMO RELIGIOSO NON DECOLLA
Dovrebbe essere uno dei Grandi Eventi di Vicenza del 2026. L’ “Anno Giubilare Mariano e della Rinascita” , però, è come se non ci fosse.
Lo sviluppo della vicenda del nuovo Commissario tecnico della Nazionale ha reso chiara una delle cause che ha provocato il fallimento del calcio italiano sia nelle coppe UEFA e FIFA che nei Mondiali. Questa causa è la inadeguatezza e la incapacità dei dirigenti della Federazione e delle Leghe, dirigenti che fondano la propria carica sugli accordi elettorali e sul controllo dei grandi elettori invece che sulla effettiva competenza e sulle doti manageriali.
Il calcio in Italia andrebbe rifondato e riorganizzato a tutti i livelli per uscire una buona volta dall’immobilismo in cui ristagna da decenni. Ma finchè chi sta ai vertici è eletto grazie a negoziazioni che poi comportano un prezzo da pagare e poco interessa se, invece, ci sia anche visione, autorevolezza, competenza, è purtroppo inevitabile che in Italia la parte tecnico-organizzativa resti indietro rispetto al resto del mondo.
Giusto sottolineare che ci sono anche altre cause della decadenza del calcio italiano, che sono palesemente anche tecniche: non ci sono da anni grandi giocatori, i pochi buoni giocano in campionati esteri, i giovani sono poco curati e rallentati nella carriera. Ci sono, invece, più allenatori di valore ma anch’essi preferiscono emigrare perchè altrove pagano di più e hanno a disposizione squadre ben più forti. Tolti questi, gli altri tecnici italiani, chi più chi meno, sono però di un livello meno alto e, come si è visto nel confronto con i colleghi delle Nazionali nei Mondiali, in genere propongono un calcio ormai superato, con moduli che non reggono nei match e nelle competizioni internazionali, con velocità di esecuzione e ritmi troppo compassati, con un peso eccessivo sulla fase difensiva che ormai monopolizza lo sviluppo dell’azione.
C’è anche un altro fattore che sta pesando sempre di più ed è quello economico-finanziario. Il Grande Calcio è oggi uno show business, fondato principalmente sui format televisivi, com’è inevitabile che sia, visto l’ammontare delle risorse che arrivano ai club proprio dai network tv. Il calcio si è dovuto progressivamente adattare e adeguare allo spettacolo costringendo tifosi e spettatori a pesanti spese per abbonamenti ai canali televisivi e online e ad andare sempre meno negli stadi. La bravura è stata lasciare l’illusione che sia tutto rimasto a mezzo secolo fa, che esistano ancora la maglia, i colori sociali, i campanilismi e i derby. Tutta roba superata, perchè le cose che contano sono ben altre e hanno il colore dei soldi.
L’Italia non si è qualificata per il Mondiale di Trump e forse è stato meglio perchè non andarci nemmeno è stato meno mortificante di una eliminazione nella fase a gironi, magari per mano di un Capo Verde. Gli azzurri visti nelle qualificazioni e nei playoff della World Cup FIFA non sarebbero sicuramente riusciti a andare avanti per palese inferiorità tecnica e tattica.
E adesso viene il bello perchè non basta la magata di ripescare Mancini per risolvere tutto. Il nuovo ct potrà magari nell’immediato raddrizzare la rotta nelle immediate scadenze degli Azzurri, ma la Nazionale ha bisogno di un progetto a medio-lungo termine che non può, però, prescindere da un contemporaneo rinascimento di tutto il movimento. Stanno entrando in squadra giocatori di diversa etnia, portatori di doti atletiche e di motivazioni diverse da quelle tipiche nazionali, e la nostra Nazionale assomiglierà sempre di più a quelle di paesi che questa integrazione la hanno aperta da tanti anni e con ottimi risultati. Gli allenatori nazionali dovranno guardarsi di più attorno e i dirigenti dovranno dar loro più fiducia e tempo, anzichè licenziarli dopo due partite storte. Qualcuno dovrà finalmente occuparsi di creare una struttura di scuole calcio e centri tecnici giovanili, di creare attorno alle migliori promesse una sfera di protezione per preservarli da lusinghe esterne e per accompagnarli nella carriera a favore del calcio italiano.
Servono tanti soldi per realizzare queste riforme e i club italiani ne hanno sempre meno e, comunque, troppo pochi.
GIANNI POGGI

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