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MOTO RIGO: UNA DINASTIA SU DUE RUOTE NEL CUORE DI MONTECCHIO

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Può essere ormai considerato un brand. Moto Rigo non individua solo una attività storica a Montecchio.
E’ un marchio, un punto di riferimento per chi ama la moto, per chi la deve riparare, per chi la deve accessoriare e preparare per un lungo viaggio.

Dal 1949 rivenditori autorizzati Piaggio, hanno portato la Vespa a Montecchio, il motociclo che ha cambiato la vita degli Italiani.
Usciti dalle macerie della guerra finalmente potevano avere un veicolo facile da guidare, unico nella sua fisionomia, utile, ma anche allegro, giusto per il tempo libero.

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Oggi la Vespa, in tutti i suoi modelli, è molto ricercata da appassionati e da amanti degli scooter.
Non è un’ evoluzione motorizzata della bicicletta, è uno scooter appunto, un veicolo  molto “pratico e veloce”, unico nel suo genere grazie alla pedana che consente una guida seduta, con le gambe parallele, e il busto eretto.

Di Vespe Moreno, titolare insieme con il figlio del negozio, ne ha avute tante. “Non si può negare il fascino della Vespa, il senso di libertà che trasmetteva e ancora trasmette, nonostante debba fare i conti con moto molto più potenti. Ricordo che, con i miei amici, una mattina d’estate di tanti anni fa ci siamo ritrovati in piazza Marconi e senza avvertire nessuno siamo partiti con le nostre Vespe. La sera eravamo arrivati ad Aosta: la nostra prima avventura. Seguirono i passi alpini e dolomitici sempre in compagnia e sulla Vespa.”

La storia della bottega inizia nel ‘49, quando il papà Vittorio arriva Montecchio. Lui era di Tezze, dove la famiglia gestiva una trattoria, la sua passione era però la meccanica e così aprì la sua attività. Aggiustava inizialmente biciclette, poi aprì alle moto, in particolare alla Vespa.
L’attività fu registrata nel 1952 e dal 1957 fu trasferita dove ancora oggi si trova, al piano terra della casa di famiglia. Nell’84 Moreno entra in bottega e si affianca al padre. Nasce la motofficina Rigo, nel 1991 Vittorio lascia le sue quote alla nuora Emanuela che da allora gestisce tutta la contabilità e affianca il marito nella conduzione. Nel 2015 entra in azienda il figlio Filippo e così la storia della Bottega Storica può continuare. Anzi può crescere.

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Il figlio Filippo

Il figlio infatti segue l’aspetto commerciale e con le sue scelte ha ampliato la gamma di motocicli che Moto Rigo vende.
Dalla Piaggio ed Aprilia si è aperto alla Inglese Brixton, alla Malagutti e da qualche mese anche alla Peugeot. Dalle biciclette alla moto di cilindrata 1200, una storia di oltre settanta anni, ma sempre una storia di famiglia.
Una famiglia che ama la moto.

“Il papà faceva gare su una Benelli. Una moto pericolosa perché sviluppava una potenza molto grande per una cilindrata 250. Però ripeteva sempre che quando si sale in moto bisogna fare molta attenzione e se si vuole correre si deve andare su piste omologate, con le giuste vie di fuga.”
Moreno non manca una gara dei Gran Premi di Motociclismo in TV. Lo appassionano le danze dei piloti che curvano, fino a toccare l’asfalto e subito si rialzano per affrontare i rettilinei a oltre 300 Km orari.

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Ma ai ragazzi che acquistano da lui un veicolo a due ruote, sia esso un semplice cinquantino o una potente Brixton, raccomanda attenzione, il rispetto dei limiti di velocità e soprattutto porre attenzione a quello che possono fare gli altri, prevederne le mosse.
In moto se si cade ci si fa male, anche se i sistemi di protezione sono molto evoluti, a partire dai caschi.

“E pensare che io amavo la moto perché mi piaceva sentire l’aria in volto e tra i capelli! Quando sono diventato padre ho cominciato a pensare che se mi facevo male avrei messo in difficoltà la famiglia e l’azienda. Si cresce e si cambia. Se si vuol correre si prenota ad Adria o al Mugello…” 

Sicurezza è la parola chiave che fa della bottega di Moreno un punto di riferimento e di ritrovo per tutti coloro che hanno una moto. A partire dai tagliandi di garanzia per arrivare alla manutenzione di routine. Qui arrivano centauri di tutte le età, proprietari di moto di tutti i tipi, dal cinquantino alle cilindrate più potenti: “ Fa tenerezza lo studente che arriva con i soldi contati per acquistare il pezzo che fa più bello il suo scooter, ma arriva anche l’appassionato esigente, che vuole migliorare le prestazioni della sua dueruote, ma soprattutto vuole sicurezza. D’altra parte oggi tutte le moto sono dotate di ABS, un sistema di antibloccaggio delle ruote durante frenate brusche o d’emergenza. Comunque vale sempre lo stesso consiglio: rispettare la strada, il codice e avere occhi anche per gli altri.”
Moreno, che è nato praticamente in negozio, dove il papà vendeva e riparava la mitica Vespa, ha visto passare almeno tre generazioni di motociclisti e ricorda con simpatia quando la domenica si lavorava per rimettere in funzione la Vespa del postino di Alte. Anzi la bottega ha avuto in cura tutti i motocicli dell’ufficio postale.

Ma non si può scrivere di MotoRigo senza conoscere e far conoscere Fernanda. La mamma di Moreno.

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Fernanda

Lei vive sopra il negozio dal 1957. Rivela Emanuela: “Fernanda conosce tutto di Montecchio e conosce tutti. A stare in sua compagnia non ci si annoia e ogni mattina aspetta nella sua cucina il figlio e il nipote per il caffè!”

A novantuno anni è una donna ancora bellissima e soprattutto con ancora forte l’ardore con il quale giunse a Montecchio da Perarolo per lavorare nella casa del dott. Cunico, primario allora dell’ospedale locale. “La moglie del dottore decise di sistemare per me una vecchia bicicletta proprio nella bottega di Vittorio e così ci conoscemmo. Nel 1955 il dottore se ne andò per protesta contro il fatto che l’ospedale non gli sistemava l’abitazione di fronte all’ospedale, dove oggi c’è il Sert. Si trasferì a Thiene e io lo seguii . Il mio fidanzato Vittorio veniva a trovarmi la domenica, finché non decidemmo di sposarci. Si “tirarono su i muri”, come si dice, e ci sposammo. Smisi di lavorare come cameriera e presi ad aiutare in bottega. Mettevo le retine alle ruote, tiravo i freni, registravo le selle.”

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I genitori di Moreno

Un’altra vita rispetto a quella di Perarolo, dove si viveva di quel che si produceva e dopo la guerra ci si vestiva anche con la stoffa recuperata dai paracaduti lanciati dagli alleati proprio sulle colline.
“Arrivata a Montecchio conobbi la moto. Cominciai a guidare subito un Ceccatello e con questo salivo a Perarolo dai miei genitori.” Fernanda chiama così il famoso motociclo a rullo prodotto dalla Ceccato, per i più noto come Brusaiachette.
Ma lei ha guidato anche la Vespa e il Guzzi 500. E faceva scandalo perché fu la prima ad indossare i pantaloni.
“Andare in moto con le gonne era alquanto scomodo, così mi affidai ad una sarta. Le feci chiudere il davanti di un paio di pantaloni maschili e aprire sul fianco. Così potevo guidare la moto! Ci andavo spesso anche con mio marito e tornavo con la schiena sporca d’olio! E qualche volta, in salita, dovevo scendere perché la moto non ce la faceva. Erano bei tempi, ma duri. Si era molto poveri , ma felici. Le difficoltà erano tante, ma era forte la solidarietà.

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Questa casa è stata costruita con l’aiuto di tanti. All’inizio avevamo solo i muri, poi si sono aggiunte le stanze finite. Brugnolo ha realizzato i primi mobili. Per pagare il mutuo abbiamo affittato la cantina a Marin che stava avviando la sua attività. In compenso mio marito riparava biciclette e motorini e a Natale e a Pasqua arrivavano polli e salami da parte delle mamme dei ragazzini che passavano in bottega per riparazioni. Mio marito non mandava via nessuno e qualche volta forniva loro di sacchetti di plastica per ripararsi dalla pioggia.”

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Fernanda ed Emanuela

Fernanda descrive una Montecchio solidale, in difficoltà certo, ma viva perché piena di speranza. Oggi dalla sua casa che a 360 gradi abbraccia la piazza, i colli, la campagna, Fernanda nota che i ragazzi rispettano poco le regole: “Sfrecciano a velocità inaudita in auto e in motorino e poi dovrebbero andare a letto un po’ più presto. Dalla mia camera, la notte, li sento e non riesco a dormire.”
Ma non è arrabbiata, porta pazienza in attesa che si faccia qualcosa: “Mi chiedo se non devono andare a scuola o al lavoro il giorno dopo? Montecchio è molto cambiata, c’è più confusione e rumore, ma questo non toglie che io le voglia bene perché mi ha dato molto.”
Dalla sua poltrona segue tutto con molta attenzione, si tiene informata sull’andamento della bottega, fornisce consigli e parole di saggezza alla famiglia. Guarda con orgoglio chi ogni giorno le ricorda il talento del marito meccanico.

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Oltre settant’anni di storia: dalla prima Vespa di Vittorio all’eccellenza moderna di Moreno e Filippo. Il racconto di un brand di famiglia nato tra bulloni, sogni di libertà e il coraggio di Nonna Fernanda appunto!”

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