C’è un filo sottile, quasi luminoso, che attraversa le parole pronunciate nella sala dei Sette Santi Fondatori a Monte Berico giovedì 5 marzo. Un filo che lega arte, fede e comunità, e che trova nella conferenza inaugurale del Giubileo Mariano dei 600 anni una sintesi intensa, carica di memoria e di prospettiva.
Ad aprire l’incontro è stato il priore del Santuario, che ha scelto di partire da un’immagine potente, evocando Vincent van Gogh: “Sogno i miei dipinti e poi dipingo i miei sogni”. Un richiamo non casuale, perché il senso dell’evento sta proprio qui: sognare una rinascita, personale e collettiva. Non un’idea astratta, ma un percorso concreto che passa attraverso l’arte, capace – come ricordava George Bernard Shaw – di diventare specchio dell’anima. La mostra e le iniziative del Giubileo vogliono infatti condurre il visitatore dentro se stesso, tra emozioni e domande, in un cammino interiore che affonda le radici nella storia.

Il saluto istituzionale della vicesindaca Isabella Sala ha aggiunto una dimensione profondamente umana e civile. Il suo intervento è stato segnato da un’immagine semplice ma significativa: la salita al colle come gesto di pellegrinaggio. Un’esperienza fisica che diventa simbolo di elevazione, condivisa da milioni di persone nel corso dei secoli. Sala ha sottolineato come questo cammino non sia iniziato oggi, ma continui da seicento anni, alimentato da una comunità che cresce grazie a competenze, volontà e partecipazione. Il Giubileo, in questa prospettiva, non è solo celebrazione, ma occasione per rafforzare un’identità collettiva.

A portare il punto di vista del mondo economico è stato Giorgio Sandrini, in rappresentanza di BCC Veneta. Il suo intervento ha evidenziato il valore concreto del sostegno a iniziative culturali e spirituali, non solo come richiamo alla tradizione, ma come applicazione reale dei principi ispirati alla dottrina sociale della Chiesa. Monte Berico emerge così come luogo che va oltre la dimensione locale, diventando riferimento per un’intera comunità regionale, capace di unire fede, cultura e responsabilità sociale.

Il cuore della conferenza è stato però l’intervento della curatrice Agata Keran, che ha ricostruito il senso profondo dell’Anno Giubilare Mariano. Nato da un percorso avviato anni fa, anche durante la pandemia, il Giubileo è stato definito come “anno della rinascita”: una rinascita che passa attraverso la speranza e che si inserisce nel solco più ampio del Giubileo universale. Centrale è il concetto di “Rinascimento mariano”, inteso non come periodo storico chiuso, ma come processo lungo, fatto di germogli che emergono nel tempo.

In questo racconto prende forma la figura di Donna Vicenza, protagonista dell’apparizione del 1426. Una donna semplice, anziana, priva di prestigio sociale, ma capace di diventare simbolo universale. La sua esperienza – l’incontro con Maria, la richiesta di costruire un santuario, il messaggio di riconciliazione – si trasforma in un racconto collettivo, capace di attraversare i secoli. Accanto a lei, evocata come figura parallela, compare anche Giovanna d’Arco: due donne diverse, ma unite da una forza simbolica che segna il Quattrocento e restituisce centralità al ruolo femminile nella storia spirituale e culturale.
Keran ha poi insistito su un altro elemento chiave: la necessità di superare la separazione tra città e santuario. Il Giubileo diventa così un progetto di rete, che coinvolge istituzioni, musei e biblioteca, in un percorso diffuso che si sviluppa tra Monte Berico e Vicenza.
Una visione condivisa anche da Valeria Cafà, direttrice dei Musei Civici, che ha ribadito quanto il lavoro in rete sia oggi essenziale per evitare iniziative isolate e costruire invece un racconto coerente e duraturo. Il progetto espositivo, che proseguirà nei mesi successivi tra Biblioteca Bertoliana e Palazzo Chiericati, rappresenta un esempio concreto di questa collaborazione.

Non meno importante è la dimensione culturale del santuario stesso, spesso percepito solo come luogo di preghiera. In realtà, come emerso chiaramente, Monte Berico è anche un centro di produzione culturale, con museo, archivio e biblioteca attivi da decenni. Un patrimonio che oggi, grazie anche alle nuove tecnologie, può essere condiviso e reso accessibile a un pubblico più ampio, trasformandosi in eredità viva per la comunità.
La mostra inaugurata non è dunque soltanto un’esposizione, ma uno spazio dinamico, destinato a ospitare incontri, concerti e momenti di approfondimento. Un luogo che si rinnova continuamente, proprio come il concetto di Rinascimento evocato durante la serata: non un ritorno al passato, ma un continuo nascere di nuove prospettive.
In definitiva, la conferenza ha restituito l’immagine di un Giubileo che non si limita a celebrare un anniversario, ma si propone come laboratorio di idee, ponte tra epoche e occasione di crescita collettiva. Monte Berico, ancora una volta, si conferma non solo come meta di pellegrinaggio, ma come crocevia di storie, simboli e visioni capaci di parlare al presente.
Di seguito il video della presentazione della mostra.