
IL SOGNO, LA FATICA E IL RISCATTO: LA STORIA DI SERGIO MEGGIOLARO AD ALTE CECCATO
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Rino Lotto si è presentato alla Pro Loco portando con sé un bagaglio di ricordi di Alte Ceccato e una preziosa collezione di fotografie.
«Non vivo più ad Alte, me ne sono andato presto, ma ho nel cuore molte persone e situazioni», premette”.
I suoi ricordi partono da lontano: l’arrivo della famiglia, il padre sarto che sceglie di avviare una falegnameria, la madre impegnata nella vendita di scampoli e la casa di famiglia, costruita su uno di quei lotti che Pietro Ceccato vendeva a prezzo agevolato in via Leonardo Da Vinci. Quel fabbricato divenne presto anche uno spazio espositivo. Inizialmente serviva a mostrare i mobili prodotti nella vicina falegnameria di Piazza San Paolo; in seguito accolse gli elettrodomestici, rispondendo al bisogno primario di chi arrivava in zona: frigoriferi, lavatrici, tutto il necessario per la casa.



Successivamente arrivarono le macchine da cucire e i relativi corsi dedicati alle clienti. Un lungo tavolo posizionato in vetrina, con l’esposizione delle macchine da cucire, richiamava donne di tutte le età pronte a imparare l’arte del taglio e cucito. Grande attrattiva esercitavano anche le sfilate di moda, accompagnate da vere e proprie competizioni tra sarte.


Il padre di Rino aveva una stretta relazione con l’imprenditore Ceccato, al punto da raggiungerlo più di una volta a Firenze. Le foto dell’epoca testimoniano come fosse una vera e propria avventura superare il Passo della Futa innevato al volante dell’auto. Per fortuna, gli amici Montagna e Paolini non mancavano mai di prestare soccorso.

Lotto ricorda ancora un aneddoto particolare: «Un giorno, durante la sua solita passeggiata dalla fabbrica verso Piazza San Paolo, Ceccato vide mio padre e gli disse di non fermarsi al solo piano rialzato, ma di salire con più piani in quella che sarebbe diventata la casa all’angolo tra via Da Vinci e la piazza». Oggi il piano terra di quell’edificio ospita la sede dell’Informagiovani.
A proposito degli appartamenti sovrastanti, Rino aggiunge: «Ricordo che un giorno crollò il terrazzino del terzo piano: per un soffio non fu travolto un medico che era solito cenare nel terrazzo sottostante. Allora si costruiva un po’ così ed erano bastate le fioriere piene di terra a far cedere la struttura. Ricordo anche che nel negozio di Concato erano saliti al secondo piano senza aver ancora realizzato la scala… A quei tempi Alte era in pieno fermento. Le famiglie arrivavano continuamente e avevano bisogno di abitazioni; spesso ci si inventava geometri e costruttori dall’oggi al domani».

Per la sua attività commerciale, il padre organizzava eventi e momenti promozionali in grande stile, arrivando a coinvolgere personaggi noti come testimonial. Le immagini mostrano una splendida Aba Cercato, una spumeggiante Lola Falana, Enzo Mirigliani (patron di Miss Italia) e persino i cantanti del Cantagiro, che facevano tappa ad Alte prima di raggiungere Recoaro per la finale della competizione canora.
Ma la memoria di Rino torna con affetto anche ai momenti più intimi e personali: la sua aula delle elementari ricavata all’interno della fabbrica con la maestra Peotta, e poi, crescendo, il gruppo parrocchiale con le gite in montagna o al lago. Durante una di queste uscite accadde una tragedia: uno dei ragazzi del gruppo annegò mentre nuotava nel lago di Misurina.

«Era il tempo delle feste organizzate nelle cantine, dove si suonava e si ballava. Era il tempo di Giuliano e i Notturni, dei viaggi in Vespa, ma anche delle gare ciclistiche organizzate da Leonzio Scarato. Con il mio furgone, che avevo dotato di sirena, facevo da apripista. In un’occasione decisi di organizzare “Radio Corsa”, proprio come vedevo in TV. Avevo frequentato il corso per radioamatori al CAPI e così, mettendo insieme le mie conoscenze tramite dei walkie-talkie collegati ai due ripetitori RAI disponibili in zona, inviavo le notizie della gara al pubblico stipato all’arrivo. Naturalmente non si poteva fare, e ad attendermi al traguardo trovai i Carabinieri. Per fortuna me la cavai con un semplice richiamo».
Il racconto di Rino Lotto restituisce l’immagine di un’Alte estremamente vivace, un luogo dove la spinta verso il futuro si intrecciava con una profonda e autentica dimensione umana. Tra spirito d’iniziativa, solidarietà di quartiere ed espansione industriale, le sue memorie non rappresentano soltanto un amarcord personale, ma un prezioso tassello della storia collettiva di una comunità in continua trasformazione.

Rosanna Frizzo

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