
IL SOGNO, LA FATICA E IL RISCATTO: LA STORIA DI SERGIO MEGGIOLARO AD ALTE CECCATO
La mostra “Alte Ceccato, un sogno di città” ha richiamato moltissimi visitatori, abitanti di Alte e non solo, curiosi di conoscere la storia della cittadella
Durante un incontro estivo nella sua casa in montagna, lontano dal caldo afoso di pianura, Mario Gobbo aveva davanti a sé un foglio dove si era segnato, per non dimenticarne una, tutte le aziende nate in viale dell’Industria, ora viale Pietro Ceccato.
“Vorrei che si chiamasse ancora viale dell’Industria perché nel nome c’è tutta la sua storia. Ora rimangono degli edifici non ancora abbattuti, segno dello splendore dell’Alte delle origini. Io venivo da San Germano dei Berici. Di lì tutte le mattine partivo per recarmi ad Alte a cercare lavoro e frequentai anche un po’ la scuola CAPI, ma ero desideroso di conoscere e così chiesi ad un trasportatore che arrivava a caricare alla Ceccato se, pagando il disturbo, si potesse conoscere la sua azienda e il suo lavoro. Avevo 17 anni. Mi disse in modo scorbutico di presentarmi il giorno dopo presso la sede dell’azienda di trasporto e in quattro e quattr’otto entrai a far parte della squadra. Si raggiungevano luoghi per me nuovi. Realizzavo così i miei sogni: conoscevo paesi e città, annotavo situazioni sempre nuove e soprattutto imparavo a guidare il camion. Nonostante non avessi ancora la patente, il titolare mi lasciava guidare l’autotreno. Aveva modi spesso bruschi, ma nel tempo ha preso a volermi bene, dimostrando un animo generoso.
Vissi anche un momento drammatico quando il mio capo perse il controllo del mezzo, uscì di strada e solo per miracolo non fummo travolti dalle lastre di acciaio che avevamo caricato. Il camion si ribaltò sul fianco su un corso d’acqua. Io riuscii ad uscire dall’abitacolo, poi andai a vedere come stava il capo. Non rispondeva e quindi dovevo cercare aiuto. Ferito e insanguinato, correndo a più non posso attraverso i campi, giunsi in una locanda dove chiesi aiuto. Per fortuna il capo si risvegliò e si riuscì a portarlo fuori dal camion perché ormai l’acqua era salita fino a riempirlo. Questo fu l’incidente più grave che ho vissuto, ma di tragedie sulle strade ne ho viste tante ed è per questo che a lungo ho impedito a mio figlio Stefano di guidare un camion.”
Dopo il servizio militare il nostro riuscì a comprare il suo camion e con questo ad operare con le aziende nascenti di Alte. Per comodità ha dormito in camion per due anni, di fronte alla fabbrica di Raffaele Peripoli, sempre pronto a partire. Sempre pronto a rispondere alle richieste delle aziende che stavano crescendo lungo viale Industria.


Nel frattempo incontrò la ragazza dei suoi sogni e con lei costruì la casa dove finalmente dormire.
“Allora non c’erano le regole che ci sono oggi. Il mio amico Dalla Vecchia che ha edificato moltissime case ad Alte, mi disse che mi prestava un suo progetto. Allora succedeva anche questo!”
Nei suoi viaggi lungo l’Italia o fino al Nord Europa, Mario guardava ed imparava. Scopriva un mondo che stava cambiando.
Osservava e si faceva sempre più forte in lui la consapevolezza che il camion poteva offrire opportunità anche per risolvere un problema che stava crescendo. La produzione industriale cambiava la vita delle persone, ma poneva il problema dei rifiuti. Dove portare gli scarti di produzione? Come fare a non deturpare l’ambiente?
“Mi capitava di raccogliere nel mio camion la carta e il cartone e portarla nel deposito in via Tagliamento e pensavo che se valeva per la carta dovesse valere anche per la plastica che ormai era ovunque.
Così cominciai a pensare che il materiale poteva essere pressato prima di essere stoccato e poi riutilizzato.”
Il riciclo è stata la strada che Mario ha intrapreso arrivando a costruire la sua azienda che anno dopo anno si è allargata negli spazi e nei mezzi.


Oggi conta un parco camion pronti a partire ogni giorno verso l’Italia e l’estero, ha un deposito vasto dove sono immagazzinati truciolati di plastica di vari colori. Sembrano caramelle in realtà sono la materia prima che si trasformerà in contenitori o oggetti di plastica, il tutto recuperato dagli scarti di produzione.
“Dopo avere scaricato la merce nel viaggio di ritorno portavo lo sguardo intorno. Dall’alto della cabina del camion trovavo materiale plastico da recuperare. Mi offrivo di raccoglierlo e intanto guadagnavo qualcosa.
Intanto mio figlio Stefano, che aveva studiato all’Istituto professionale di Trissino, trasformò una pressa in modo che da 150 Kg di plastica all’ora arrivasse a comprimerne 750.
Oggi nel centro di trasformazione situato lungo la Statale 11, nei pressi di Montebello, tutto è studiato.

Il processo di recupero e trasformazione segue un percorso definito, secondo la normativa del settore di produzione: gli scarti dell’industria chimica separati da quelli propri dell’imballaggio, o del settore medico distinti da oggetti di arredamento o vaschette alimentari.
La plastica ormai è tutto, molto di più delle classiche bottiglie e il genio di Mario ha intuito che quella avrebbe potuto essere la strada da seguire, ma con la sua famiglia, il faro che illumina e protegge. Quella famiglia che caricò in camion dopo il terremoto del 1976 o che portava in vacanza trasformando in camper dotato di tutto. Lui alla guida felice e sorridente con a fianco il piccolo Stefano e sulla brandina dietro le due figlie. E intanto che guidava illustrava quei posti che aveva conosciuto fin da giovane durante i viaggi di lavoro e che faceva spesso con la moglie accanto: non voleva lasciarlo solo e qualche volta gli dava il cambio alla guida per farlo dormire. Il 114 telefonico è un po’ il simbolo di questa famiglia. “Andavo alla festa del Patrono la sera del 29 giugno ma andavo a letto presto, dopo aver impostato il 114 al telefono per essere svegliato nel cuore della notte.”
Mario ha iniziato la sua avventura con la nascita di Alte Ceccato, la comunità che gli ha dato tante opportunità che lui ha poi voluto restituire sotto forma di impegno sociale, culturale ed economico. Ha contribuito alla crescita dell’asilo Ceccato, ha fatto crescere la Chiesa fin dal giorno in cui con il suo camion ha portato il materiale di costruzione.
Ha anche acquistato per la comunità una delle campane che armoniose accompagnano le celebrazioni religiose la domenica o nelle feste comandate.


Da Vicepresidente della Banca delle Terre Venete, ha pensato alle opportunità da offrire ai più giovani con l’istituzione di premi speciali e borse di studio.


Insomma, Mario, come ribadisce lui stesso, un passo dopo l’altro, con il sostegno della famiglia ha coltivato il sogno di Pietro Ceccato!

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