Luciano Nardi, classe ‘56, bravo ragazzo come cantava Miguel Bosè, ha vissuto direttamente la crescita di Alte Ceccato, dove, nel 1957, il padre ha trasferito, da Tavernelle, la falegnameria di famiglia.
La bottega, allora si poteva definire tale, si mise a disposizione delle tante famiglie che avevano scelto di costruire la loro dimora nella cittadella industriale voluta da Pietro Ceccato. Lavorava il legno e produceva serramenti, porte, mobili e tutto ciò di cui aveva bisogno la gente. Produceva dal pezzo di legno, ma anche, e soprattutto, riparava.
“Appartengo ad una famiglia di falegnami da generazioni originarie di Barbarano Vicentino. Mio nonno si è poi trasferito a Tavernelle e da lì mio padre decise di creare la sua azienda, là dove stava nascendo una nuova realtà. Il laboratorio in via Archimede crebbe insieme alla nostra famiglia: sono il primo di cinque figli, tutti cresciuti qui, tra scuola, lavoro e vita sociale.”
Il nostro ricorda con gioia il suo maestro Vezzaro e poi la scuola media e le tante iniziative che coinvolgevano la comunità.
“Il maestro Vezzaro mi aveva scelto come capoclasse, dovevo scandire ogni giorno gli ordini “attenti, e riposo” a tutta la classe e la cosa mi riempiva di orgoglio, ma mi piaceva anche cantare nel coro della parrocchia, partecipare a tutte le iniziative sportive. Ho visto fior fiore di campioni passare per Alte. Ricordo le competizioni in bici o su moto organizzate allora su circuiti che attraversavano la cittadina. Ricordo i Campionati del Mondo di Pattinaggio e poi il torneo CSI vinto dall’Alte Calcio. Mi avvicinai al gioco del rugby, perché allora c’era anche una società che giocava in serie C e raccoglieva tanti giovanotti attratti dalla forza di questo gioco di squadra, capace di fare gruppo e di esprimere solidarietà”.
Insomma il nostro Luciano ha attraversato in toto la storia di Alte Ceccato, la comunità raccolta intorno all’omonima azienda che aveva bisogno di giovani volenterosi, capaci e desiderosi di mettersi in gioco.
Non ha ancora finito le scuole e Luciano entra nel mondo del lavoro, ma non nell’azienda del padre. Trova infatti impiego, a undici anni, presso l’azienda Giuliari, nota per la produzione di selle per tutti i tipi di motocicli. “Qui ho avuto un grandissimo capo che mi ha insegnato cosa significa lavorare, rispettare le regole, stare al proprio posto. Quindi ho trascorso un periodo presso la Fiberglass che produceva giostrine: carteggiavo, levigavo… A 14 anni entrai alla Peripoli motocicli finché mi chiamò mio padre!”
Il papà aveva colto la predisposizione del primogenito per la lavorazione del legno quando, nel tempo libero, il ragazzo aiutava in laboratorio e così, dopo avergli fatto conoscere il mondo fuori, lo chiama al suo fianco.
Dalla gavetta alla responsabilità il salto è breve e a 33 anni, quando muore il papà, Luciano si ritrova a gestire l’azienda che nel 1975 si era già trasferita nella nuova zona artigianale.

“Non potevamo restare in centro ad Alte che stava popolandosi velocemente e che male accettava la presenza di una falegnameria tra le abitazioni. D’altra parte succedeva spesso che prima si insediassero i laboratori e poi arrivassero le case con tutte le conseguenze del caso. Fummo così tra i primi ad insediarci in quella che poi diventerà un’importante area artigianale e industriale. Allora era una specie di deserto, ma qui noi cominciammo a crescere. Ben presto entrarono a far parte della squadra i miei fratelli e insieme abbiamo aggiornato l’attività sulla scia delle richieste del mercato”.
Un mercato che è certamente mutato e che richiede studio e preparazione. Ne sono un esempio i portoncini blindati top di gamma della produzione Nardi.
Si tratta di porte blindate che rispondono alle richieste di sicurezza da parte del cliente, ma che si caratterizzano per eleganza oltre che compattezza.


Il figlio maggiore Michele precisa: “Noi offriamo al cliente un prodotto finito, completo anche di garanzie in caso di eventuali tentativi di forzatura offrendo anche la notte in hotel per i clienti che desiderassero non restare a casa dopo un tentativo di furto. Ma si tratta di tentativi di scasso non andati a compimento perché le porte sono resistenti e soprattutto rispondenti alle richieste di un mercato in forte crescita”.
“La prerogativa di un’azienda come la nostra a conduzione familiare – continua Luciano – è che curiamo i clienti. Non si tratta solo di realizzare una porta, o un mobile. Noi prima di tutto cechiamo di capire l’ambiente in cui si inseriranno, a cosa effettivamente serviranno. Ogni nostra realizzazione diventerà essenza dello spazio in cui si inserisce. Perché il legno è vivo e come tale deve armonizzare con gli ambienti e le persone”.
Luciano vive infatti un rapporto intenso con tutti i tipi di legno che ha in azienda. Come papà Geppetto lo tocca, lo accarezza, lo valuta, ma soprattutto lo rispetta per tutto quello che ha rappresentato e rappresenta per la sua storia. Oggi progetta, studia, certifica. Manda i suoi portoncini in tutto il mondo, soprattutto dopo la grande intuizione che ha completamente innovato la sua produzione.

“Ero da un amico piastrellista e ascoltavo il rappresentante della Laminam che illustrava la bellezza e l’efficacia di un nuovo prodotto in ceramica, trasformato in lamine sottili.
Fu un attimo. Si accese la lampadina, come si dice! Avrebbero potuto essere utilizzate sul legno. Chiesi di avere qualche lastra per verificare se l’idea poteva diventare realtà e trovare utilizzazione nel mio settore.
Arrivarono le lastre insieme con il rappresentante che già aveva intuito dove si sarebbe arrivati ma mi aspettava al varco perché il prodotto non poteva essere trattato con gli utensili tradizionali.
Infatti al primo contatto con il flessibile la lastra andò in pezzi. Con il sorriso sotto i baffi l’esperto di ceramiche prese una punta di diamante e con quella trattò la lastra. Il gioco era fatto. Presentai in Fiera il mio primo portoncino blindato trattato con lamina di ceramica, sicuro, indistruttibile bello e soprattutto pratico.
La lamina di ceramica è una specie di vestito che abbellisce e protegge il legno e quindi può essere usato anche per la ristrutturazione di vecchie porte”.
L’idea del portoncino a manutenzione zero ha dato grande vigore alla falegnameria che oggi opera nei cantieri dove si realizzano o si ristrutturano abitazioni che rispondono alle esigenze di sicurezza , ma anche di benessere.
“Il nostro lavoro si apre ad un ampio mercato, lavoriamo per il top, ma anche per le esigenze quotidiane delle famiglie, perché il legno è un bene che deve appartenere a tutti. Deve essere protettivo ma deve anche adattarsi alle diverse richieste”.
Con il suo gruppo, fatto di fratelli e figli, di collaboratori molto stretti come l’indimenticabile Carlo Muraro, taglia, incide, pialla, vernicia in un ambiente arioso, pulito. Lontani anni luce dai ricordi di falegnameria che si hanno. Niente trucioli sul pavimento, niente polvere, aria pulita necessaria per il benessere della materia prima.

E così si comprende il perché del cartello che domina dall’alto: l’ordine la pulizia conserva le cose, aiuta la memoria, facilita il lavoro ed economizza il tempo.


Memore del suo ruolo da giovane di pulizia, Luciano ha munito la sua fabbrica di aspiratori di trucioli che finiscono in un grande silos. In un luogo sicuro si apre lo spazio per la verniciatura. Ma interessante è il sistema di controllo della purezza e pulizia dell’aria perché l’umidità fa male al legno, a tutti i tipi di legno che stanno nel grande magazzino, pronti per ogni esigenza.

A tal proposito attira una teca in tiglio da poco realizzata su richiesta dell’amico Monsignor Tarcisio Cola per proteggere lo stemma papale di Pio X per l’Associazione Santa Cecilia in Vaticano.
Dalle parole di Luciano si scopre che il tiglio ha una fibra pulita facile da incidere, a differenza di altri tipo di alberi più duri o resistenti. La filosofia del nostro falegname è per ogni cosa il suo legno, secondo l’insegnamento di nonno Alceste, il capostipite. All’inizio erano carri, botti, poi mobili oggi porte blindate e tavoli e mobili da cucina.
Il ragazzotto che giocava a rugby, mangiava pane e trucioli ha una grande passione per il canto. Fa parte di tre cori: La Sisilla, quello della parrocchia di San Vitale e quello dell’Associazione italiana Santa Cecilia con cui di recente è andato a cantare ad Assisi.
E’ anche presidente della confraternita del “Pan Moio”, il pane, che unito a poche verdure dell’orto, accompagnava il povero pasto dei contadini.
“Il recupero di questo piatto non è solo un’operazione storica gastronomica e una reale azione di solidarietà perché accompagna raccolta di fondi per chi ha bisogno.”
Così si scopre che quello stesso ragazzotto che metteva in fila i suoi compagni di classe su indicazione del mitico maestro Vezzaro, oggi rivela: ”Se non avessi questa attività mi dedicherei a tempo pieno alla solidarietà in ogni sua forma. Oggi, nel tempo libero, mi dedico alla famiglia, a mia moglie Maria Grazia alle mie nipotine che sono una vera gioia. Non c’è nulla di più bello di vedere crescere i figli dei tuoi figli.”
La famiglia è tutto! La famiglia è garanzia di successo e su questo non c’è dubbio visto i risultati di una delle aziende artigianali più importanti e dinamiche nel settore del legno. La famiglia dà la forza di affrontare la vita con tutti i suoi imprevisti, dà la forza di lavorare giorno e notte per rispettare le consegne.
Rivela il fratello Cesare: ”Quando ottenemmo l’incarico di arredare le agenzie delle banche in zona, avevamo poco tempo perché l’incarico arrivava all’ultimo. Si doveva progettare e realizzare in fretta ma sempre nel rispetto della qualità. Così capitava di trovarci in laboratorio il sabato e la domenica”.
Per uno abituato a lavorare fin dall’età di 11 anni è difficile parlare di vacanze e soprattutto di pensione: ”Per me la vita è sempre stata un’avventura e così va affrontata. Alla pensione ci penserò domani!”



