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LR VICENZA. SERIE B? CERTO MA POI COMINCIANO I PROBLEMI

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Si può e ormai si deve guardare avanti. La Serie B è un obbiettivo centrato e manca solo il riscontro aritmetico per iscriverlo negli annali del calcio vicentino. Bisogna capire se va considerato fine a se stesso o se va inquadrato in una pianificazione e se questa avrà un termine medio o lungo.
L’obbiettivo finale è, ovviamente, la Serie A e bisogna subito ammettere, con onestezza e lucidità, che la massima serie sembra molto difficilmente raggiungibile e sostenibile. Il principale ostacolo è lo stadio perchè il Menti è inadeguato, non nella capienza richiesta (12.000 posti) ma in tutto il resto. È uno stadio vecchio, costruito 90 anni fa e più volte ristrutturato, ma presenta criticità strutturali che è possibile sanare solo con abbattimenti e ricostruzioni. Non è certo uno stadio con le caratteristiche e le dotazioni ormai comuni per un calcio di primo livello: accoglienza, bar e ristorazione, servizi igienici, settori coperti, visualità senza intralci sono lacune evidenti del Menti. Le inadeguatezze più gravi sono però all’esterno e sono parcheggi, viabilità, collegamenti, rapporto con il quartiere, necessità di ordine pubblico.
Per fare la A serve un impianto nuovo, moderno e dotato ma il Comune, proprietario del Menti, non ha le risorse per la ricostruzione e sarebbe politicamente insostenibile gravare la cittadinanza di una spesa di questa portata. Non resta che un’intesa pubblico-privato, in cui il privato non può che essere la società calcistica che ne è il principale utente e che, da un impianto adeguato, otterrebbe il 25% in più di ricavi.
Per ricostruire il Menti servono 30 milioni e un paio d’anni, quindi, se si decidesse di puntare alla A, bisognerebbe partire con molto anticipo: progetto, convenzione con il Comune, piano finanziario, realizzazione andrebbero programmati molto prima della pianificazione sportiva.
Questa è il secondo supporto di una scalata alla Serie A e il percorso è articolato in più step: subito l’adeguamento della rosa alla B, poi la progressiva creazione di un gruppo in grado di arrivare alla promozione in A e, infine, il passo più complicato, una squadra in grado di reggerla. Per fare tutto ciò serve una barca di soldi, perchè è vero che i ricavi sono molto superiori a quelli forniti dalla C, ma non sono sufficienti a coprire i costi della gestione sportiva. La proprietà, quindi, dovrebbe fornire le risorse per concretizzare il progetto Serie A e gli attuali 9 milioni di euro di costi a bilancio (annualmente integrati con aumenti di capitale per fronteggiare le perdite) schizzerebbero molto più su. Cosa ne pensa la proprietà? Sarebbe disponibile a spendere il doppio o il triplo? E per quanti campionati lo farebbe?
Perchè non è scritto da nessuna parte che ne bastino due o tre per arrivare al primo livello.
Ci sono poi le “risorse umane”, cioè allenatore giocatori e direttori vari. Trovare le figure giuste non è così semplice e non è detto che i protagonisti di questa eccezionale annata siano adatti a sfide obbiettivamente ben più impegnative. Il fulcro sarà l’area sportiva: un amministratore delegato e un direttore sportivo che abbiano esperienza e competenza. Allenatore e giocatori sono sempre aleatori, ma, se i dirigenti ci sanno fare e la società li sostiene, le scelte giuste sono possibili. Chi lavorerà sulla prossima stagione dovrebbe già programmare una rosa proiettata sugli obbiettivi a lungo termine.
C’è, infine, da valutare le ricadute sul pubblico. Se in C si arriva a 10.000 spettatori, al momento ci sono solo altri 2.000 posti a disposizione e il nuovo Menti non potrebbe averne certo 20.000 a causa della contestualizzazione urbanistica dell’impianto. Senza contare la quota degli spalti da riservare ai tifosi ospiti. Molti appassionati vicentini non potrebbero, quindi, seguire le partite interne allo stadio, a tutto vantaggio delle televisioni. Ci sarebbero quindi costi più alti di biglietti e abbonamenti e per le trasferte e, nella situazione economica attuale e senz’altro anche in quella futura, la gente dovrà fare delle scelte su come spendere i suoi soldi.
GIANNI POGGI

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