
LR VICENZA. SOLO UN PAREGGIO A CHIAVARI CONTRO UNA MODESTA VIRTUS ENTELLA
Vabbè, anche un punto va bene ma il 2-2 dell’LR Vicenza a Chiavari con la Virtus Entella, maglia nera del campionato a 0 punti, si
Il dg dell’LR Vicenza Werner Seeber, durante il precampionato, ha detto che il mercato serve ma si può fare una squadra anche con le idee. Queste parole sono state accolte con sarcasmo da molti tifosi e, invece, andrebbero valutate con il dovuto rispetto sia perchè è raro che un dirigente si esponga con un concetto così netto sia, soprattutto, perchè è la sintesi di un metodo originale nel calcio italiano.
Per ora il mondo delle idee ha avuto a Vicenza una sola concretizzazione: la conferma della rosa dell’anno precedente innervata dai giocatori necessari ad avere una doppia scelta per ogni ruolo. I direttori biancorossi, infatti, dopo la promozione hanno lavorato soprattutto a prolungare i contratti della vecchia guardia e solo marginalmente alle new entry che, comunque, sono state pescate fra svincolati e prestiti.
L’unica idea, insomma, è stata elevare alla B un gruppo dagli indiscutibili valori caratteriali e professionali ma la cui adeguatezza tecnica e qualitativa al livello superiore è tutta da verificare ed è, quindi, una scommessa.
Questo concetto ha vacillato parecchio nella prima trasferta stagionale, in cui i biancorossi sono stati duramente sovrastati dall’Avellino, superiore nel gioco, nella tattica e nelle individualità tanto da rifilare tre gol al Lane, che non è nemmeno riuscito a firmare il gol della bandiera.
In questa partita tutta la ex corazzata biancorossa è affondata. La squadra, sia prima che dopo i cambi, non è mai stata davvero in partita (a parte i primi minuti) anche se ha dato l’impressione di farla la partita con un possesso palla (59%) lento, prevedibile e senza sbocchi se non il ripetitivo cross dalle fasce. L’Avellino ha gestito il match come voleva, trapanando la compassata difesa del Vicenza con tre azioni di linearità ed efficacia esemplari e, per il resto, lasciando l’iniziativa agli avversari senza correre grossi pericoli.
L’idea guida della squadra in continuità della stagione precedente è stata contraddetta proprio su questo: se nella partita precedente con il Catanzaro il rispolvero del cuore e dell’orgoglio della C era stato decisivo per la doppia rimonta e per la vittoria, ad Avellino la sconfitta è figlia della maggiore qualità degli avversari e della loro magistrale capacità di gestione del gioco.
Il Vicenza è rimasto tramortito dall’1-2 subìto in 4′ attorno al primo quarto d’ora, situazione a cui i biancorossi non erano certo abituati l’anno scorso, e non sono poi riusciti a cambiare ritmo e nemmeno a tirar fuori gli attributi. Hanno continuato a portare avanti il pallone al rallentatore e con mille passaggi orizzontali, con la conseguenza di dover attaccare avversari già schierati e quasi sempre vincenti negli anticipi e nei contrasti, talvolta anche fallosi e comunque tollerati in ossequio alle nuove direttive federali.
In questo contesto tattico sono emersi i giocatori irpini di maggiore qualità, artefici del successo della squadra di Nesta tanto quanto i compagni che si sono accollati il lavoro meno appariscente e più concreto. Questi giocatori di qualità il Vicenza non li ha o, almeno, non li ha ancora (mercato e maturazione dei giovani a parte) e si è ben visto al Partenio la differenza fra i due gruppi.
Gallo non si aspettava una prova così moscia dei suoi e ha cercato di rimediare a metà gara con tre cambi che non hanno cambiato alcunchè nel contesto e, poi, nel corso della ripresa, con una variazione di modulo rimasta priva di effetti. Nesta, l’allenatore dell’Avellino, ha senz’altro scombinato le tattiche del collega schierando il suo 11 iniziale con un 3-5-2 (aveva anticipato alla vigilia un 4-3-3) funzionale a fronteggiare il punto di forza del gioco berico, la fase offensiva sulle fasce, e ci è riuscito perfettamente limitando tutti e quattro i quinti mandati in campo da Gallo nei 90′ e costringendo il Vicenza a fare il suo gioco per vie centrali, dove la lentezza e la prevedibilità del regista Carraro (seconda sostituzione in due gare) e il gap qualitativo delle mezzali hanno sterilizzato la costruzione del gioco.
Bocciatura anche per la difesa che, con la tripletta incassata ad Avellino, è per ora la più battuta del campionato e per l’attacco, servito sì poco e male, ma di pallida pericolosità. Certo non è colpa di Gallo se può fare i cambi con Morra e Rauti mentre Nesta può mandare in campo il nazionale marocchino Cheddira, pagato ben 2 milioni.
La batosta in Irpinia sia di lezione. Il Vicenza deve rimodularsi sulla sua realtà: squadra in fase di rodaggio in Serie B, non eccelsa nella qualità ma che può far leva su grinta e cuore. La domanda è: basterà per raggiungere la salvezza? La ragione dice che servirebbe qualche pedina di maggior spessore ma ormai è tardi e non sembra che il budget sia così capiente per i prezzi di fine mercato. La permanenza in B il Lane se la dovrà conquistare in casa grazie all’additivo del suo pubblico, in trasferta ci saranno tante battaglie e lo staff dovrà dare alla squadra una tenuta atletica fondamentale per reggere tanti confronti all’ultimo respiro.
GIANNI POGGI

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