
LR VICENZA. I BIANCOROSSI TORNANO DA NOVARA CON UN PAREGGIO E UN CERO DA PORTARE A MONTE BERICO
Un tradizionale detto del tifoso vicentino (bisogna portar un siero a la madona de Monte Berico) ci sta tutto all’epilogo di un Novara-LR Vicenza che
Veni, vidi, vici. Dopo dieci minuti di Union Clodiense-LR Vicenza la famosa e un po’ sbruffona frase di Giulio Cesare identificava appieno il 2-0 che i biancorossi avevano implementato con i gol firmati da Carraro al 2′ e da Della Morte al 9′ (al centro della foto dal sito della società).
Dopo dieci minuti il Lane aveva già sistemato la trasferta a Legnago e poteva approntarsi a passare i successivi ottanta più recupero smorzando le velleità dei lagunari di salvare la faccia segnando il gol dell’onore. Che altro, infatti, ci si poteva aspettare dalla tramortita neopromossa, penultima in classifica, che nemmeno ricordava più l’unico successo stagionale risalente addirittura al 31 agosto?
I biancorossi, è vero, avevano in extremis perso un paio di pedine, dal fasso-tuto-mi Zonta al fragilissimo Laezza, che si aggiungevano, nella lista degli assenti, a Morra, infortunatosi addirittura nel prepartita della gara precedente.
Ma, vivaddio, Vecchi ha a disposizione un po’ po’ di rosa che gli garantisce ricambi di marca in qualsiasi ruolo, e, nell’occasione, vi aveva pescato l’altro duttile centrocampista Freddi Greco, il recuperato Cuomo per completare la terna difensiva e la consueta alternativa Zamparo come centravanti. In vena di turn over, poi, l’allenatore aveva proposto, per la prima volta dall’inizio, Rolfini a far da seconda punta e riposizionato sull’out destro De Col.
Uno starting eleven, insomma, più che sufficiente per lo sparring partner granata, che, invece, schierava in porta, il 20enne Brzan che, l’anno scorso, era il terzo portiere del Vicenza, come terzino destro il coetaneo Alberto Lattanzio, scarto del Settore giovanile berico, e il centrale figlio d’arte Matteo Manfredonia, altro 2004 e altro ex-Primavera vicentina. Oltre a questi tre, il tecnico chioggiotto Andreucci metteva di fronte ai vicere del campionato un gruppo di sconosciuti giocatori senza pedigree, che meritavano tutto il rispetto ma certo non suscitavano timore reverenziale.
Stando così le cose, la partita prendeva invece un andazzo di tutt’altro stampo perchè i biancorossi si sedevano sugli allori, sbagliavano sciaguratamente almeno due palle-gol che avrebbero potuto sigillare il risultato e concedevano l’iniziativa ai lagunari che, senza fare chissà che, arrivavano non solo a centrare l’obbiettivo di salvare l’onore con il gol di Biondi a metà ripresa (agevolato da un notevole lassismo dei berici) ma addirittura andavano vicini, nel finale, a un inopinato pareggio sventato dal sempre attento Confente, gratificato come miglior biancorosso nelle pagelle dei media (e questo la dice lunga).
Un’altra vittoria a muso duro, insomma, per l’armata di Vecchi che continua a giocare male ma a far punti a ritmo da promozione diretta, se non ci fosse il Padova. Quella biancorossa è una squadra innegabilmente imperfetta e che non dà quello che la rosa a disposizione potrebbe assicurare nella qualità del gioco e nella gestione delle partite, tant’è che già si comincia a sperare che i rientri dei due lesionati Ronaldo e Ferrari facciano crescere entrambi quegli aspetti.
Intanto, però, si può solo prendere atto che la solidità e la concretezza della squadra continuano a sopperire alle lacune suesposte e sperare che, in un modo o nell’altro, la sequenza dei tre punti non s’arresti. Bisogna però essere consapevoli che, come il Padova potrebbe prima o poi rallentare la sua corsa, altrettanto il Lane rischia di non riuscire a vincere tutte le partite senza prestazione.
GIANNI POGGI

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