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LR VICENZA. CON LA VIRTUS VERONA PER CANCELLARE LA CAPORETTO DELL’ANNO SCORSO

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Virtus Verona. Ahi! Gesti apotropaici in quantità industriale sul prossimo sfidante dell’LR Vicenza nel posticipo del “monday night football” che chiude la 28esima giornata. Perchè tanti scongiuri? Per un motivo assolutamente irrazionale: la sconfitta dello scorso campionato, che fece perdere ai biancorossi la possibilità della promozione diretta. Partita, quella, che resterà nel ricordo dei tifosi biancorossi come un incubo e che, al suo rinnovarsi dopo un anno, un po’ d’apprensione la crea.
La situazione non è assolutamente la stessa perchè oggi c’è una capolista ancora imbattuta fuori casa e una Virtus su una brutta china, relegata nelle posizioni di coda e che nemmeno ricorda più quand’ha vinto l’ultima volta (il 13 dicembre dell’anno scorso a Sesto san Giovanni con l’Alcione).
La mira della squadra veronese è quella della lotta per la salvezza tramite play out, sempre che si giochino. Stavolta il presidente-allenatore Gigi Fresco (nella foto) non è riuscito a fare il solito miracolo mettendo insieme, con uno dei budget più bassi della categoria, un mix di bravi giovani e di quasi pensionati in grado di puntare perfino ai play off.
La Virtus è debole sia in attacco che in difesa, come evidenziano le statistiche (25 gol fatti e 39 subiti), ed è la squadra (con la Pro Patria) con meno vittorie, appena 3 in 26 gare.
Un segnale anomalo viene dal rendimento interno, da sempre un plus dei veronesi che, approfittando della maggior dimestichezza con un campo di gioco dalle misure ai limiti del regolamento, son riusciti abitualmente ad abbattere il gap tecnico e qualitativo con gli avversari. Quest’anno, invece, non va così perchè hanno fatto più punti in trasferta che al Gavagnin-Nocini.
È scontato che questo derby veneto sia più importante per una Virtus a caccia di punti per mantenere la categoria e che, una settimana dopo, avrà in calendario lo scontro-salvezza con la Pro Patria. Anche solo un pareggio con il Lane sarebbe oro colato per Fresco che, essendo tutt’altro che uno sprovveduto o un megalomane, senz’altro ricorrerà a un bel catenaccio con l’altolocato avversario a un bel catenaccio, per di più efficace su un terreno di gioco sottodimensionato.
Diverso l’atteggiamento del Vicenza, la cui unica incognita è la reazione alla prima sconfitta in campionato, fatto assolutamente inedito e quesito a cui, quindi, è difficile rispondere. La squadra di Gallo (in tribuna per squalifica) che conosciamo è una legione romana monolitica e, sotto il profilo caratteriale, non ha mai perso colpi e tutto fa pensare che non sarà lo stop con l’Alcione a demoralizzarla.
Piuttosto sarà da valutare la situazione tecnico-tattica in considerazione delle ultime non brillantissime prestazioni e di certi limiti che non sono stati superati e, anzi, sono addirittura peggiorati. Un calo fisico della squadra è innegabile e comporta più prevedibilità nel gioco e troppa esposizione alle ripartenze. Pur cambiando l’ordine dei fattori e cioè pur facendo turn over di tutti gli attaccanti, fa fatica a segnare. La duttilità tattica non è uno dei requisiti migliori della squadra, che sembra impostata su una formula che è stata vincente fino a qualche partita fa ma che, in quelle più recenti, avrebbe necessitato di varianti in corso di gara.
Quest’ultimo problema si è evidenziato contro avversari molto arroccati (come la Dolomiti Bellunesi) e si è avuta l’impressione di mancanza di contromosse a disposizione con il conseguente riprodursi in loop dello stesso modello di gioco.
GIANNI POGGI


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