
CGIL VICENZA. IL 17 OTTOBRE IN 350 DALLA PROVINCIA DI VICENZA A ROMA PER LA “VIA MAESTRA”
La “Via Maestra” è una rete fondata da CGIL insieme a oltre cento associazioni della società civile, tra cui ANPI, ACLI, Libera, ARCI, Antigone, Emergency,
Vittorio Trettenero, 87 anni, laurea in Agronomia, già imprenditore nel settore della sanità con la casa di cura Villa Berica (acquistata nel 1948 e ceduta nel 2000 al Gruppo Garofalo), ha pubblicato il libro “Gian Giorgio Trissino Villa Cricoli e il Palladio” (Editrice Veneta, 96 pagine) in cui racconta – un po’ saggio e un po’ autobiografia – la storia della villa quattrocentesca che sorge nella omonima località a nord est di Vicenza, che è di proprietà della sua famiglia dal 1920 e sotto le sue cure dal 1970.
Trettenero ha recuperato l’antico edificio al limite della fatiscenza e scaduto, nei secoli, da residenza di una delle famiglie della grande nobiltà cittadina a abitazione rurale, e, con una radicale ristrutturazione conservativa, lo ha fatto entrare nel 1994 nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO.
I sei secoli della storia di villa Cricoli sono narrati da Trettenero in modo divulgativo e, per la parte che investe la sua famiglia e se stesso, con evidente coinvolgimento. Al testo fa utile corollario una cospicua serie di immagini, dai progetti del Palladio alle foto d’epoca a piante e mappe del territorio.
L’autore conferma quanto gli storici dell’arte hanno sempre chiarito e, cioè, che Palladio con villa Cricoli non c’entra nulla: il progetto originale (del 400) non ha una attribuzione sicura, il Trissino ha apportato una modifica parziale di sua ideazione probabilmente con la consulenza del Serlio e nemmeno è provata la circostanza che il nobile abbia “scoperto” Andrea della gondola fra le maestranze all’opera nella ristrutturazione della villa. Trettenero dimostra, però, che l’archistar fu influenzato in alcune sue progettazioni da quella dell’edificio di Cricoli.
Sono molti gli spunti interessanti che un lettore non esperto di architetture vicentine può avere dal libro di Trettenero. Alcuni divertenti (un Trissino vinse giocando a carte la villa con il primo proprietario Badoer), altri drammatici (il figlio di Gian Giorgio ne espropriò il padre ammalato e in difficoltà grazie a una sentenza frutto forse di corruzione), altri curiosi (la spoliazione operata dallo Sforza della Torre che acquistò la villa a fine Ottocento, la trasformazione nel primo Novecento in allevamento di bovini da latte, le requisizioni militari nelle due Guerre mondiali).
Il personaggio centrale, in cui forse l’autore un po’ s’identifica, è Gian Giorgio Trissino, appartenente ad una delle più illustri famiglie patrizie del distretto vicentino, diplomatico, letterato, drammaturgo, filologo. Sostenitore dell’imperatore ma legato al papa, cattolico alle prese con il figlio Giulio canonico del Duomo ma capo dei protestanti in città, talent scout e mentore di Andrea Palladio a cui fece vincere il concorso per il progetto delle logge della Basilica in concorrenza con la crema degli architetti di metà Cinquecento.
GIANNI POGGI

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