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L’EX CINEMA CORSO RINASCE COME CENTRO DI CULTURE CONTEMPORANEE. UN PROGETTO DA 3 MILIONI DI EURO

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Dopo quasi trent’anni di chiusura, il Cinema Corso tornerà a vivere grazie al progetto firmato dal raggruppamento guidato da AltraLinea con Sparch, vincitore del concorso internazionale di architettura promosso dalla Fondazione Giuseppe Roi.
La proposta è stata selezionata per la solidità dell’impianto architettonico, la coerenza nell’organizzazione funzionale degli spazi e la capacità di integrare rigore tecnico, sostenibilità gestionale e visione culturale. Il progetto interpreta in modo maturo e misurato la visione di “CORSO Culture del Contemporaneo”, trasformando un edificio simbolico del Novecento vicentino in un’infrastruttura culturale capace di evolvere nel tempo.
Non si tratta semplicemente di una riqualificazione edilizia, ma di un intervento strategico per la città: restituire al centro storico una funzione produttiva e contemporanea, capace di dialogare con l’eredità palladiana senza esserne schiacciata, e di colmare un vuoto nel sistema culturale locale dedicato alla sperimentazione e alle nuove generazioni.
La Fondazione Giuseppe Roi, pur non essendo obbligata per legge, ha scelto di adottare una procedura anonima in due fasi secondo standard tipici delle gare pubbliche, con commissione nominata, verbali pubblici e gestione tramite piattaforma nazionale. Una decisione che ha voluto affermare con chiarezza un principio: la qualità architettonica è una responsabilità pubblica, anche quando l’iniziativa è privata.
Alla prima fase hanno partecipato 125 proposte, provenienti dall’Italia e da 4 paesi europei a testimonianza dell’interesse suscitato da un intervento che affronta una questione cruciale per molte città storiche: come rigenerare edifici novecenteschi introducendo funzioni contemporanee, senza snaturarne l’identità e garantendone la sostenibilità nel lungo periodo.
La pluralità dei profili ammessi alla seconda fase – tra studi con esperienza museale, progettazione di spazi ibridi, competenze strutturali e impiantistiche avanzate – ha garantito un confronto progettuale di alto livello, restituendo alla città un dibattito architettonico articolato e qualificato.
Il progetto vincitore affronta l’intervento con un approccio stratigrafico, evitando gesti formali invasivi e lavorando per chiarificazione e riordino degli spazi esistenti.
La facciata su Corso Fogazzaro, vincolata e fortemente identitaria, viene preservata come soglia urbana, mentre l’interno viene ripensato come organismo flessibile e trasformabile. La storica sala trapezoidale diventa il fulcro di un sistema modulare, capace di adattarsi a configurazioni differenti: platea, spazio performativo, ambiente espositivo, sala immersiva. L’intervento prevede un aggiornamento strutturale e impiantistico integrato, con infrastrutture tecnologiche avanzate e soluzioni orientate all’efficienza energetica e al riuso consapevole dell’esistente, in un’ottica di sostenibilità ambientale oltre che gestionale. La dimensione tecnica è fondativa: garantire comfort, sicurezza, accessibilità universale e adattabilità futura significa costruire un’architettura capace di durare e di accompagnare l’evoluzione delle pratiche culturali.
Accanto alla sala principale, il progetto introduce spazi dedicati alla produzione e alla ricerca – coworking creativo, ambienti per residenze temporanee, aree di laboratorio – organizzati secondo una logica di permeabilità e relazione tra pubblico e produzione.
Il costo stimato dell’opera è pari a 2,8 milioni di euro. Nei prossimi mesi sarà perfezionato il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica (PFTE).

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