
IL SOGNO, LA FATICA E IL RISCATTO: LA STORIA DI SERGIO MEGGIOLARO AD ALTE CECCATO
La mostra “Alte Ceccato, un sogno di città” ha richiamato moltissimi visitatori, abitanti di Alte e non solo, curiosi di conoscere la storia della cittadella
Domenica 13 settembre la Pro Loco Alte Montecchio ha festeggiato i suoi 75 anni di vita, in concomitanza con l’inaugurazione — avvenuta sabato 12 — della mostra “Un sogno di città”, che celebra i 70 anni dalla morte del fondatore di Alte Ceccato.
Un grande impegno per tutti i volontari dell’ente fondato proprio da Pietro Ceccato nel 1951, a conferma del suo profondo legame con la comunità.
Per celebrare un traguardo così importante, la Pro Loco non si è smentita e ha messo in campo il meglio di sé. Una squadra di volontarie ha curato la cerimonia tenutasi nella chiesetta di Sant’Antonio, ricordando la generosità dei coniugi Lombardi che, nel secondo dopoguerra, restituirono con grande dedizione l’antico splendore all’edificio ormai decaduto.
I recenti interventi di restauro promossi dalla Provincia rendono oggi la villa un luogo di grande attrattiva turistica soprattutto per i preziosi affreschi del Tiepolo custoditi nel salone delle feste. Ma in Villa Cordellina tutto è meraviglia, compreso lo splendido giardino all’italiana, in cui spiccano rigogliose piante di limone. Ogni anno, grazie alla sinergia tra la Provincia e il lavoro della Pro Loco, vengono valorizzati e portati a conoscenza di tutti nuovi ambienti, come le cucine, le cantine, le scuderie e le barchesse.

Nella giornata di domenica sono stati restituiti alla comunità anche un passaggio di comunicazione tra la villa e la chiesa di Sant’Antonio e il suggestivo giardino Belvedere. Quest’ultimo è un angolo nascosto dove, durante le calde estati settecentesche, gli ospiti di Carlo Cordellina trovavano refrigerio e potevano gustare diversi tipi di sorbetto grazie alla presenza di una ghiacciaia.


Il ricco avvocato Cordellina non si privava di nulla, ma soprattutto seppe sfruttare, nell’epoca dei Lumi, della ricerca e della scienza, i luoghi più freddi della tenuta per trasformarli in qualcosa di utile e delizioso. I tempi, tuttavia, stavano cambiando e la società stessa si sarebbe trasformata, portando al riscatto anche di chi, nella bellezza di Villa Cordellina, lavorava solo come servitore o addetto al trasporto dei blocchi di ghiaccio.

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