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IL SARTO CON LA VESPA E IL SOGNO DI ALTE. LA STORIA DI LEONE CISOTTO. 

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Aveva solo 11 anni quando iniziò a lavorare nella sartoria del cognato. A 18 aveva già aperto il suo laboratorio a Castelgomberto, creandosi fin da subito un’ottima clientela. A quel tempo, infatti, si andava direttamente a domicilio: si proponevano le stoffe, si prendevano le misure e poi, dopo qualche giorno, l’abito veniva messo in prova. Il tutto era accompagnato da una grande cortesia e da un’estrema cura dei dettagli; l’abito finito, infine, veniva consegnato avvolto nella carta leggera, come un pacco prezioso. Il suo lavoro è iniziato così, a bordo di una Vespa colma di tessuti con la quale raggiungeva tutti i suoi clienti.

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Leone da bambino

Insieme ai fratelli si trasferì quindi ad Alte Ceccato dove, a partire dalla seconda metà degli anni ‘50, iniziò a costruire la casa di famiglia. Senza mai abbandonare i campi, l’oliveto e il vigneto d’origine, i Cisotto scelsero di investire in una nuova realtà che aspettava solo la loro creatività e competenza.

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Leone in piedi a destra e al centro don Attilio Pozzan

La figlia Stefania racconta: «Il nonno Arturo faceva il falegname ed era molto bravo a intagliare il legno, tanto che la chiesa di Castelgomberto conserva ancora alcuni dei suoi lavori. I figli avevano ereditato il suo talento, applicandolo però in campi diversi. La casa dei fratelli ad Alte ospitava infatti uno spazio per la falegnameria e una bottega per la sartoria».

Questa è la storia di Leone Cisotto. Inizialmente la sua clientela si concentrava tra Castelgomberto, Valdagno e Recoaro ma lui, intrepido e coraggioso, decise che era molto meglio guardare verso sud. Puntò a quella realtà nata dal Commendatore Ceccato, il mitico imprenditore che aveva posto le fondamenta di una vera e propria cittadella industriale. Purtroppo, il Commendatore era venuto a mancare, ma la frazione di Montecchio Maggiore che prendeva il suo nome (Alte Ceccato) continuava a crescere, offrendo l’opportunità di costruire casa e avviare un’attività in proprio.

Decidere di partire e ricominciare da zero non è mai facile, ma Leone ebbe un’ottima intuizione: in un paese che nasceva, dove tutto era nuovo e giovane, c’era un forte bisogno di abiti, sia da lavoro, sia eleganti, per quegli uomini che faticavano tutta la settimana e la domenica si recavano in chiesa o si ritrovavano in piazza. E poi c’erano le cerimonie speciali, occasioni in cui l’abito doveva essere semplicemente impeccabile.

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Lui, che andava in bottega sempre in camicia e cravatta – e per la verità le indossava anche quando andava a curare le sue viti – aveva la postura di un modello; così, spesso portava in passerella i suoi stessi capi, eleganti e preziosi. Insomma, Leone aveva tutte le carte in regola per realizzare la sua impresa.

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Leone in passerella

Dalla bottega iniziale, che restava illuminata fino a tarda sera, si passò a due grandi negozi in Viale Stazione, dove continuò l’attività di sartoria e dove si iniziarono a proporre capi confezionati sia per donna sia per uomo. A suggello di tanta intraprendenza arrivò il titolo di Locale Veneto Storico, oltre a quello di Bottega Storica di Montecchio, un’attività che nel 2029 festeggerà i suoi primi 50 anni.

Oggi sono i figli, Stefano e Stefania, a condurre l’attività commerciale tanto sognata dal papà. Leone, grazie al suo grande spirito imprenditoriale, aveva intuito che per poter dare un servizio ancora più completo ai suoi clienti avrebbe dovuto investire nella licenza commerciale.

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Leone con i figli ad una sfilata

«Trascorrere tanto tempo con lui in sartoria mi ha insegnato a conoscere i tessuti e a coglierne la qualità», racconta Stefania. «Mio padre mi lasciò ben presto mano libera nella scelta dei capi. Fin da quando avevo 13 anni mi diceva di scegliere qualche articolo da introdurre in negozio, in modo da iniziare a capire i gusti della nostra clientela».

Leone era un uomo sempre al passo con i tempi, ma con gli occhi costantemente rivolti alla sua comunità.

«Nostro padre era molto legato alla Parrocchia, l’ha praticamente vista crescere», continuano i figli. «Era iscritto all’Azione Cattolica e ha rinnovato la sua tessera per ben 80 anni; in quell’occasione ci fu una grande festa in suo onore. È stato anche ministro straordinario dell’Eucarestia, sempre presente in chiesa ma anche tra la gente. Quando è mancato, molte persone sono venute in negozio a ringraziarci per il bene che il nostro papà aveva fatto loro. Abbiamo così scoperto che aiutava tantissime persone, in modo silenzioso».

Diede un grande contributo anche per la festa di San Paolo: curava con passione la pesca di beneficenza, ampliandola di anno in anno fino a renderla un’importante attrazione della festa patronale.

Il rapporto che aveva con i suoi nipoti era veramente speciale. Loro lo ricordano come un nonno amorevole, presente e come un modello da seguire in tutti gli aspetti della vita. «Ci ha insegnato il valore della famiglia, del sacrificio e dell’altruismo, educandoci all’aiuto verso il prossimo», continuano le nipoti.

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Ricordano con affetto i pomeriggi passati in sua compagnia e, in particolare, il momento della merenda: le nipoti gli portavano la cioccolata calda in sartoria e lui, dal suo solito cassetto, tirava fuori dei buonissimi biscotti da condividere con tutti.

Leone ha avuto i figli sempre accanto a sé e con loro ha ampliato la sua impresa, dando costantemente sostegno in ogni scelta importante per i negozi. Inoltre, ha avuto l’opportunità di vedere muovere i primi passi in negozio delle nipoti Beatrice e Miriana che, con grande volontà e spirito di innovazione, oggi seguono le sue orme portando avanti l’attività di famiglia.

Tutto questo non sarebbe stato possibile senza quel passo compiuto negli anni ‘60, quando decise di inseguire il “sogno di Ceccato”. Lo fece con i fratelli Giovanni e Antonio, ma soprattutto con sua moglie Anna Maria, una vera forza della natura. Faceva l’infermiera a Varese, ma non ebbe problemi a seguirlo ad Alte Ceccato (el resto, da giovanissima, era già emigrata da sola in Belgio). Con il suo sostegno, Leone ebbe il coraggio di inseguire i suoi sogni e insieme crearono una meravigliosa famiglia.

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Anna Maria
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Questa coppia rappresenta l’emblema della famiglia italiana del dopoguerra: quella che dalle macerie del conflitto ha saputo fare, creare, costruire e realizzare con entusiasmo, pur affrontando grandi sacrifici. Ha creduto nelle opportunità, ha condiviso il progetto di Ceccato e lo ha fatto crescere.

«Mio padre aveva un grande sogno e siamo riusciti a realizzarlo», conclude la figlia. «Desiderava una grande sfilata di moda tra i due negozi. Diceva sempre di voler chiudere la strada per allestire un grande palco su cui far sfilare le modelle. E in occasione del riconoscimento del Locale Veneto Storico ci siamo riusciti, e per lui è stata una gioia immensa».

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Locale Veneto Storico
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Consegna targa Bottega Storica di Montecchio

Colori, musica, eleganza e bellezza presero vita proprio lì dove Ceccato immaginava la stazione di Alte, a dimostrazione che quell’intraprendenza così propria del Commendatore si era diffusa, aveva preso nuove strade, ma non si era fermata mai.

 Rosanna Frizzo

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