C’è chi lo conosce come direttore di coro, chi come cantante di una band metal, chi come tenore lirico drammatico, chi perché è stato consigliere comunale con delega alla cultura, chi ancora, e forse sono i più, per aver partecipato a Masterchef nel 2020, in pieno Covid. Igor è soprattutto un artista estroso, eclettico, passionale ed è ciò che emergerà dall’intervista che ha concesso a ilpunto.news.
Parla con un tono di voce basso, lui che quando canta fa tremare letteralmente i vetri. Ma la sua bimba di nove mesi sta dormendo nella sua cameretta e non vuole svegliarla. Ecco questa è la più importante novità della sua vita: l’arrivo di Melibea, la bimba tanto voluta e attesa da lui e la moglie Federica, a sua volta stimata soprano originaria di Valdimolino.
“il nome Melibea è ispirato alla Oceanina, nella mitologia greca figlia di Oceano e Teti, e porta con sé il significato di anima nascosta: è come se fosse stata nascosta a noi per più di dieci anni. Ora, con il suo arrivo, sono cambiate tutte le mie priorità, e per lei ho anche deciso di ridurre le mie attività culinarie, artistiche e social!”
Il che non significa che abbia abbandonato tutte le sue numerose attività catalogabili nel settore della promozione di eventi e di comunicazione. Non è un caso, infatti, che Igor il 25 gennaio abbia fatto il tedoforo con la torcia olimpica, come Ambassador delle Ferrovie dello Stato per le quali lavora come Auditor. Ma andiamo con ordine…

Igor è originario della “Valle”, dove la famiglia ha gestito per anni una fioreria, e dove tuttora vive. Ispirato dalle attività sartoriali della mamma, sceglie di frequentare l’Istituto professionale per la moda come stilista, ma intanto insegue anche l’innata passione per la musica. Studia pianoforte e chitarra da maestri privati, ed approfondisce il canto come “voce kraft” con il maestro Saorin Martinez al CPM Music institute di Milano.
Intanto arriva il momento del servizio militare, anche questo svolto all’insegna della musica. Il nostro si mette infatti in gioco come maestro di coro. Dal Rock Prog ai Cori Alpini, ma tutto vale come esperienza e così, tornato a casa, diventa maestro di coro a Sovizzo e proprio grazie a questa attività conosce Federica, sua moglie.

“Anche Federica era direttore di coro, ma soprattutto era ed è un soprano. Per me era una regina, bellissima, inarrivabile. Ebbi la fortuna di dirigerla nel brano “Inneggiamo” dalla Cavalleria Rusticana eseguita dal suo coro. Non potendo, lei, cantare e dirigere insieme. Fu subito amore, ma, per me, era inarrivabile. Per starle vicino inventai di tutto: persino un falso corso di Photoshop con tanto di brochure e direttore del corso, che era in realtà un mio amico. È solo per lei che mi iscrissi al conservatorio come cantante lirico!

E fu nel canto che l’amor sbocciò. Da un giorno all’altro, tolsi anelli ed orecchini, misi gli occhiali e mi raccolsi i capelli, e la mia vita divenne meravigliosa: il “demone” del Rock, lasciò il posto al direttore di coro e alla persona pacata che sono oggi. Con Federica è come se la vita m’avesse perdonato”.
La band metal di Igor, gli Absenthia, ispirata al Progressive degli anni ‘70 degli Area, PFM o del Banco del Mutuo Soccorso, è tuttora presente nelle piattaforme di musica italiana con la sua discografia. Nel 2007 comparve nelle testate di settore per aver vinto il “Rock Targato Italia”. Igor racconta che l’amministrazione Scalabrin gli diede l’opportunità di organizzare una rassegna di gruppi musicali al Teatro Sant’Antonio e fu un vero successo.

“Avevo a disposizione pochi euro, eppure riuscii a mettere in piedi, con l’aiuto di amici e sponsorship, un palinsesto di dodici date che intitolai “Sipario Live”, ripresi in streaming dalla prima Web TV di Vicenza, con tanto di presentatrice e sigla da me cantata: il “Si può” tratto dai “Pagliacci” di Leoncavallo. Riuscii ad avere ospiti di taratura nazionale come gli Elisir di Walter Calloni (batterista della PFM) e Paola Donzella (Direttrice Artistica delle “Scimmie”: Jazz Club di Milano). Ci fu anche la Jam Session dedicata ai Genesis con cinquanta musicisti di Vicenza. Le band che arrivavano da lontano, dormivano a casa mia, quando in cucina avevo il poster di Arancia meccanica, 4 divani e la zona fumatori sotto la cappa.”
Ora la sua cucina è decisamente attrezzata ed è qui che il nostro porta avanti un’altra sua passione, la cucina appunto. Non un hobby, per rilassarsi, come molti affermano, ma un vero impegno di studio e di ricerca.

“Da bambino cominciai a cucinare per la famiglia con la nonna, visto che i miei avevano una fioreria e tornavano tardi la sera. Ma la vera epifania fu per me il film “Il pranzo di Babette” da cui trassi il principio che chi mangia bene non litiga mai. Così Angela, la mia vicina di casa che visse per molti anni in Svizzera, mi insegnò la cucina francese. Il mio primo libro fu il Carnacina e la Guida alla Grande Cucina di August Escoffier. Ma poi i libri divennero sempre di più, quelli veri, senza tante foto, con tutto ciò che serve per creare la magia, e provenienti da tutto il mondo, tanto che la cucina che più mi affascina è quella creola: semplice, ma la più cosmopolita.
Spesso, quando sono ai “fornelli” ho l’approccio del musicista: aborro le interpretazioni, e non reputo sufficiente riprodurre solamente le ricette di un cuoco. Amo studiarne la vita e il contesto storico, per poterne mantenere le intenzioni, come fanno i musicisti classici appunto. Entrambe le arti, per poterne fruire e godere, si devono riprodurre. ecco perché per me, da Apicio a Bartolomeo Scappi o da Monteverdi a Rossini, Musica e Cucina sono le guance della stessa meravigliosa dea.”

Igor mostra tutto il suo estro anche in fase di intervista ed è un piacere ascoltarlo, ma è proprio davanti ai fornelli che diventa magico e mostra di possedere arte. Il bancone della cucina di casa sua è studiato per non lasciare nulla al caso. E così prende le foglie lunghe di un cespo di broccoletti di Bruxelles, che di solito vengono buttate via, le taglia fini fini per poi saltarle in una padella nera di ferro, una lionese dice, e lo fa solo con un po’ di olio e sale. Parla di Maillard, di clorofilla e di osmosi e di come non siano le ricette ad essere importanti, ma la tecnica della gestione delle temperature. E intanto il colore delle foglie si ravviva, il profumo si diffonde e il risultato finale è sorprendente. Uno così non poteva non andare a Masterchef. Cosa che ha fatto in piena pandemia Covid, quando dal seguire dieci cori si trovò a non avere niente da fare.

“Mi sono iscritto senza aver mai visto il programma e senza averlo mai seguito sui social, risultando l’unico candidato senza videoricetta. Questo ha colpito i curatori del programma, ai quali spiegai che mi ero attenuto al regolamento Sky precedente al Covid, quando la cucinata si faceva in presenza.”
Comunque entrò a far parte della Masterclass, vincendo la concorrenza di 164.000 iscritti. Chi di noi ha seguito il programma ha fatto il tifo per lui anche solo per il fatto che era un Montecchiano in Tv, ma anche perché ha subito dimostrato di sapersela cavare.

“A Masterchef non si va per imparare, devi già saper fare. Tutto si svolge secondo regole ben precise. Si deve parlare al presente, si deve cucinare cosa complicate e nel minor tempo possibile. Allora, sempre a causa della pandemia, si doveva restare negli studios, si era obbligati a fare due tamponi al giorno e si registravano due puntate a settimana. Ci si doveva recare in studio, un grande stanzone senza cellulare, con lo stesso abito per due giorni. Si aspettava, si bivaccava in attesa di essere chiamati per le registrazioni individuali che dovevano risultare in simultanea con la prova in cucina. Come sono vere le dinamiche e le strategie che i concorrenti mettono in atto. Insomma tutto deve apparire come succedesse hic et nunc.”
Il nostro purtroppo è stato eliminato per aver ‘fatto impazzire’ la maionese. Cosa molto strana per uno che di cucina e di tecnica se ne intende.
“In realtà non feci impazzire la maionese, ma colò per il caldo. È comunque un errore, ma purtroppo dovetti rifare una cialda al volo per un problema tecnico di sponsor e copyrighting: ho usato il termine Minipimer per indicare il frullatore ad immersione, un’ abitudine che abbiamo in tanti di indicare l’oggetto con il nome più famoso del prodotto, e questo nei programmi tv è vietato e soprattutto, essendo un reality, non è contemplato rifare una scena. Quindi si sono dovute cancellare. Uno dei problemi più grandi a Masterchef è saper parlare mentre si cucina, e io sono un ambidestro molto confuso: o faccio una cosa, o faccio l’altra.”

Igor afferma di aver partecipato a Masterchef senza nessun obiettivo altro se non vivere l’esperienza. Forse, lui che ancora studia sui testi antichi e disdegna le video ricette era troppo strutturato per emergere nel talent di Barbieri, Cannavacciuolo e Locatelli.
D’altra parte i suoi mentori sono cuochi come Daniel Facen e Guido Mori con il quale ha collaborato, ma anche studiosi, scienziati come Dario Bressanini, e storici, come Massimo Montanari e soprattutto l’accademico che lo ha ospitato nel suo programma, Alberto Grandi, che afferma che la cucina italiana non esiste e che la sua storia coincide con il secondo dopoguerra perché fino a quel momento le nostre nonne avevano a che fare con la fame e la scarsa disponibilità di cibo. Solo dopo il boom economico si è cominciato a parlare di cucina e tradizione, e nacque il mito della cucina italiana, ora anche patrimonio dell’umanità.

“Una trovata pubblicitaria, una caricatura di noi italiani mentre mangiamo gli spaghetti al pomodoro in canottiera assieme a tutti i nostri parenti. Tra l’altro molto della nostra cucina trova origine in America, come sostiene Alberto Grandi, che attribuisce molti piatti che celebrano l’italianità ai migranti, di ritorno dalle Americhe. È di fatto una volontà politica che poco ha a che fare con la cucina e con la verità”.
Tra le attività del nostro concittadino, si annovera anche l’esperienza politica. Dal 2014 è stato consigliere comunale e capolista di una lista civica in appoggio alla candidata Cecchetto.
“Cinque anni prima mi aveva offerto di entrare in lista anche Scalabrin, ma non mi sentivo pronto. Poi è arrivata la proposta Cecchetto che mirava a valorizzare le mie capacità organizzative di eventi. È vero che mi sono sempre sentito in prestito alla politica locale, ma per come sono fatto io, è l’unico approccio possibile; perciò, ho accettato di buon cuore.
Il mio pensiero è umanista e simbiotico con le idee di sinistra. Mi sono trovato in una situazione strana, dove i miei simili erano avversari politici e i miei alleati avversi al mio pensiero. È stato quindi un viaggio intimamente solitario, ma che mi ha permesso anche di conoscere persone che reputo ancora oggi grandi amici, di conoscere torti e ragioni di entrambe le parti e di misurare la mia capacità di scendere a compromessi per il bene collettivo. Ho apprezzato il lavoro di persone straordinarie in tutti gli schieramenti e soprattutto negli uffici comunali, soprattutto in quello che veniva chiamato al tempo “Ufficio Manifestazioni” e che oggi, anche grazie al mio apporto, è diventato “Ufficio Cultura” e che abbia portato avanti tante iniziative non più legate al progetto Opera Estate di Bassano, ma in autonomia, supportati da enti come Arteven, in piena filosofia da Impresario teatrale. Un modo per valorizzare le esigenze e le potenzialità di Montecchio Maggiore, anche in fatto di musica e spettacoli”.
Attualmente Igor si gode la sua splendida bambina, mettendo in pausa temporaneamente molte delle sue attività.
La moglie Federica, che lui considera la vera artista di casa, lo guarda con amore, ammirazione e pazienza. La pazienza che ci vuole con chi ha in testa mille idee e si butta a capofitto in mille progetti. Ma ora c’è da crescere una bimba fantastica che si addormenta e si sveglia con le arie più belle di Mozart.