L’8 settembre 2025 lo Stadio comunale Romeo Menti di Vicenza compie novant’anni.
Per l’occasione pubblichiamo un articolo del nostro caporedattore Gianni Poggi in cui è raccontata la storia dello storico impianto sportivo.
“… ormai è quasi un monumento il Menti, che è stato lo scenario non solo di grandi momenti di calcio ma anche dei principali eventi cittadini, dalla visita del Papa ai grandi concerti rock.
È la festa dei oto del 1935, dunque, e si inaugura ufficialmente il nuovo stadio comunale “Littorio” (non poteva che chiamarsi così, dati i tempi) con una partita amichevole internazionale. In campo il Vicenza, appena retrocesso in serie C, ed il Saroksar di Budapest. Vittoria per 2-1 dei biancorossi che fanno debuttare il sedicenne “Meo” Menti, detto Menti 3° perché arriva dopo i fratelli Mario e Umberto. C’è un segno in questo debutto: quattordici anni dopo lo stadio sarà intitolato proprio alla memoria di questo giocatore, morto con il grande Torino il 5 maggio 1949 nella tragedia di Superga.
Il “Littorio” è il più importante e capiente impianto sportivo dell’intera provincia. Lo è ancora oggi, nonostante l’aumento della popolazione e della popolarità del calcio e nonostante tutte le opportunità, non sfruttate, che ci sarebbero state per finanziare la costruzione di un nuovo stadio.
È stato costruito in tempi da record, non è passato infatti neanche un anno dalla delibera del Consiglio Comunale (27 marzo 1934) che approva il progetto. All’opera contribuiscono la Cassa di Risparmio, la Provincia, la Federazione Fascista. Il 31 agosto 1935 la Società Ghiaia Astico consegna l’impianto. L’Acivi e Vicenza hanno finalmente uno stadio degno di questo nome.
E prima? In città si gioca a calcio già da quarant’anni: i pionieri “inventano” il campo in Piazza d’Armi (fuori porta S. Bortolo) o a Campo Marzo; nel 1911 si inaugura il primo impianto vero e proprio a Borgo Casale; nel ’19 ecco un quasi-stadio, a S. Felice, con tribunetta coperta e spogliatoi. Peccato che non ci sia erba, il terreno di gioco è in carbonella, chi cade resta nero.
Il nuovo stadio sorge in riva al Bacchiglione, scelta oggi inspiegabile: già allora l’area è ai margini del centro storico ed un impianto di 34.000 mq. proprio in quel punto della città non può essere il massimo neanche per l’urbanistica di quei tempi. Con ogni probabilità si vuole collegarlo al vicino complesso della G.I.L., alla Piarda, per creare un polo di impianti sportivi.
Lo stadio “Littorio” non è destinato solo al calcio, il campo di gioco è circondato infatti da una pista per l’atletica a quattro corsie lunga 360 metri. Due soli gli ordini di posti, tribuna coperta e, di fronte, i distinti. Niente curve quindi, all’inizio.
Questo assetto rimane per quasi vent’anni. Nel 1953 la Lanerossi acquista l’Acivi e finanzia un ampliamento che, con le nuove curve, porta la capienza a 15.000 posti proprio alla vigilia del ritorno in serie A. Scompare la pista di atletica; invece, sopra i distinti, compare il maxi-cartellone a fondo rosso con il logo del nuovo proprietario e la R aziendale che è anche il marchio della squadra.
Il 12 dicembre dell’anno successivo, per il derby Lanerossi-Padova di serie B, c’è talmente tanto pubblico che vengono sfondate le reti di recinzione e gli spettatori scendono sul campo. L’arbitro Orlandini non s’impressiona e fa giocare la partita lo stesso, con la gente che arriva sulle linee laterali. Vincono i biancorossi per 1-0.
1967, il Menti raddoppia. Si costruisce il secondo anello e la capienza sale a 30.000 posti. Undici anni dopo si registra il record assoluto di presenze, 32.500 spettatori per la partita contro la Juventus del 22 gennaio 1978. Chapeau: in campo c’è il Real Vicenza di Pablito Rossi, la squadra che ha dato al palmarès biancorosso il suo risultato più prestigioso, vicecampione d’Italia.
Sono gli anni di Giussy Farina, il primo presidente-imprenditore nella storia del calcio vicentino. Non può essere che lui, in un raptus di grandeur, il primo a proporre di abbandonare il Menti per un nuovo stadio più grande. Organizza una conferenza-stampa nella sala giunta del Municipio e presenta il suo progetto di un impianto da costruire a Grisignano. Il progetta non porta fortuna al Vicenza, che retrocede. Succederà ancora quando si parla di un nuovo stadio.
Il Menti, che ha già debuttato a livello internazionale ospitando, il 12 ottobre del ’77, il match del torneo Espoirs (l’attuale Under 21) fra Italia e Portogallo, circa un anno dopo è ancora scenario di un match Uefa. Il 27 settembre 1978 il Lanerossi ospita il Dukla Praga nel ritorno del 1° turno di Coppa Uefa.
Nell’82 è la nazionale femminile che riporta l’azzurro a Vicenza per la partita contro la Francia. Per la prima (ed unica) comparsa della nazionale maggiore invece bisognerà aspettare l’89: l’11 novembre si gioca Italia-Algeria, resterà memorabile solo per i fischi della curva sud a Roby Baggio. Gli azzurri non sono più tornati.
In vista di Italia ’90 arriva anche per il Menti qualche soldo dallo Stato, sette miliardi che vengono impiegati per costruire il settore in cui oggi sono dirottati i tifosi ospiti, la Curva Azzurra e l’edificio alle spalle della tribuna coperta.
Il Vicenza conosce gli anni bui della serie C. Un po’ di gloria per il Menti c’è solo con un paio di partite fra senior, che comunque sono l’occasione per telecronache nazionali. Real Vicenza-Club Italia (i campioni del mondo di Barcellona) si gioca per festeggiare il decennale della squadra di Rossi e G.B.Fabbri; con la sfida Italia-Argentina si rievoca quello del Mundial 82.
Il Menti è di nuovo un cantiere nel ’92. Il Vicenza è stato promosso in serie B e la Commissione provinciale di vigilanza impone la chiusura delle parterre. Il Comune impegna 1.200 milioni e sostituisce completamente le gradinate dei distinti che vengono fatti arrivare fin quasi a livello del terreno di gioco. Ma la nuova normativa sulla sicurezza asciuga la capienza portandola agli attuali 20.920 posti.
L’11 giugno del 1995 il vecchio Menti festeggia la promozione in serie A. Finalmente torna il grande calcio. L’impatto con un campionato, che intanto è diventato fantascienza rispetto all’ultima partecipazione biancorossa di sedici anni prima, è piuttosto traumatico. La Gazzetta dello sport qualifica già alla prima giornata il Menti come “stadio albanese” e la definizione, un po’ esagerata, colpisce duro città e società. Da qui nasce un dibattito estenuante su stadio vecchio-stadio nuovo, che trova il suo culmine quando la Stellican acquista il Vicenza. Mr Julius non fa in tempo a sedersi sulla poltrona presidenziale che già propone di trasformare il Menti in una specie di Disneyland con albergo, ristorante, fast food, cinema multisala, centro commerciale e quant’altro. Il think big impazza e tutti si innamorano dell’idea. A nessuno invece viene in mente che il numero degli spettatori della serie A è in flessione ovunque, che il futuro del calcio è delle pay tv e che, soprattutto, Vicenza non è Manchester.
Il 10 settembre del ’96 è inaugurato il tabellone elettronico, scandirà i momenti più belli della storia biancorossa recente: la vittoria della Coppa Italia, la semifinale di Coppa delle Coppe con il Chelsea”.
GIANNI POGGI