Il 1° giugno 2025 Marino Basso taglia il traguardo degli ottanta anni. Il campione del Mondo di ciclismo del 1972 (nella foto del titolo) è nato nel 1945 a Rettorgole, frazione di Caldogno, dove, appena adolescente, ha cominciato a correre quasi per gioco sfidando e battendo i compaesani più vecchi nel circuito paesano della festa patronale di San Bartolomeo e nelle Rettorgole-Treschè Conca, 30 chilometri metà pianura e metà salita per vedere chi è più forte. È partito da qui e così, quasi per gioco, Marino, figlio primogenito di una famiglia di agricoltori che volevano lui e i fratelli Renato e Alcide a lavorare nei trenta campi in affitto in via Gardellina, e che, invece, ha fatto tutta un’altra vita in sella ad una bici da corsa. 80 vittorie, 15 Giro al Giro, 6 al Tour de France e altrettante alla Vuelta; 13 partecipazioni al Giro, 4 al Tour, una alla Vuelta,8 Milano-Sanremo, 4 Parigi-Roubaix, 3 Fiandre, 2 Lombardia; 7 campionati del Mondo in maglia azzurra e una maglia iridata. Un curriculum impressionante per uno che era solo uno sprinter, un eccezionale uomo da volata, non un corridore completo da Grandi Giri o da Classiche Monumento. E le sue vittorie allo sprint Marino se le è tutte sudate, alle prese con specialisti connazionali e stranieri, soprattutto i grandi velocisti belgi. I suoi 100 metri finali, però, erano micidiali e vinceva sempre a braccia alzate, altro che fotofinish. Come il 26 maggio 1966, il giorno della sua prima vittoria da professionista: è la ottava frazione del Giro d’Italia, la Rocca di Cambio-Napoli, al Velodromo dell’Arenaccia Basso si aggiudica lo sprint con una macchina di vantaggio su Bruno Mealli, un veterano delle volate. Marino non ha ancora i 21 anni necessari per il tesseramento da professionista, corre grazie a una deroga concessa dalla Federazione.
La vittoria al Velodromo dell’Arenaccia di Napoli nel Giro d’Italia 1966
È anche la prima vittoria della neonata Mainetti, team valdagnese fondato e diretto da quattro fratelli emiliani con la passione della bicicletta, che hanno riunito attorno al capitano Marino Fontana (compaesano, maestro e quasi fratello maggiore di Basso nella prima parte della sua carriera) tutta la meglio gioventù vicentina delle due ruote. Prima di essere ingaggiato, ancora dilettante, dalla Mainetti, Marino ha corso per il G.S. Tormeno (micro società che ha lanciato anche Farisato e Tumellero) negli Esordienti e negli Allievi e poi per la Polisportiva Juventina Bertesina nei Dilettanti. Già dall’inizio lo hanno scelto per le sue doti di sprinter e così sarà in tutta la sua carriera da prof, dalla Molteni alla Salvarani, dalla Bianchi alla Magniflex, dalla Furzi alla Selle Royal per finire alla Gis Gelati. Gli anni migliori sono i quattro alla Molteni con 24 vittorie, ma hanno un brutto finale perchè, nel 1970, in maglia castoro-nera sbarca il “Cannibale” Eddy Merckx con i suoi fedelissimi connazionali e fa fuori Marino, che passa alla Salvarani di Felice Gimondi e con il neo ds Vittorio Adorni. Da qui nasce una inimicizia fra i due che culmina a Gap nel Campionato del Mondo: Marino ha giurato di non farlo vincere al belga, che al Tour gli ha negato la vittoria di un ricco traguardo volante, e, il 6 agosto 1972, s’incolla a Eddy in marcatura asfissiante. Marino è primo al traguardo davanti al compagno di squadra Franco Bitossi, che supera con una volata a modo suo negli ultimi metri, e, soprattutto, lascia Merckx al quarto posto. Due piccioni con una fava. Da questa vittoria nasce una querelle che è ancora viva dopo 53 anni: Basso è stato scorretto con il compagno Bitossi soffiandogli la maglia iridata sul filo di lana? No, senz’altro no, perchè il toscano si era piantato a 800 metri dal traguardo e non ce la faceva più e se Marino non avesse piazzato il suo sprint avrebbe vinto il francese Guymard o, peggio ancora, il “Cannibale”. GIANNI POGGI
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