
IL SOGNO, LA FATICA E IL RISCATTO: LA STORIA DI SERGIO MEGGIOLARO AD ALTE CECCATO
La mostra “Alte Ceccato, un sogno di città” ha richiamato moltissimi visitatori, abitanti di Alte e non solo, curiosi di conoscere la storia della cittadella
Continua il viaggio del Punto nella storia di Alte Ceccato.
Le interviste che spontaneamente hanno concesso molti abitanti confermano la natura di questa cittadella, voluta da Pietro Ceccato, sostenuta e sviluppata grazie al lavoro e alla fatica di chi negli anni ‘50 aveva intravisto la possibilità di uscire dall’economia di guerra, dalla povertà e dalla paura, per costruire qualcosa di nuovo. Pietro Ceccato è stato la scintilla, il resto lo hanno fatto i tanti che ad Alte Ceccato sono arrivati con le loro speranze e i loro sogni.
La storia di questa settimana è quella di chi ha lasciato il lavoro dei campi, in quel della Riviera Berica, e ha accolto l’invito, non di Ceccato, ma di un altro imprenditore che proprio in quegli anni fondava una industria tra le più importanti dell’Ovest Vicentino. Era il 1957 quando Ottavio Ferrari avviava quella che oggi tutti conoscono come FIS, che nasce da una costola di un’altra importante azienda chimica, la Zambon di Lonigo. Per crescere c’era bisogno di manodopera e di tanta buona volontà. Un aiuto concreto arrivò dal padre del nostro intervistato, Giuseppe Ceccato.

“Mio padre era un contadino, legato alla terra, che si decise di abbandonare la piccola fattoria di famiglia molto dopo i suoi fratelli. Era dura per lui smettere il lavoro nei campi, ma i suoi fratelli stavano andando bene, uno come meccanico d’auto (la sua impresa diventerà la più grande concessionaria Fiat, La Ceccato auto); l’altro come falegname (Ceccato mobili è un brand noto). Così decise di accettare la proposta dell’amico di famiglia Ferrari. Gli dava un lavoro, una casa in un posto dove tutto stava nascendo”.
E così Il nostro Giuseppe Ceccato arrivò ad Alte Ceccato! Il posto che portava il suo cognome. Non aveva nessun legame di parentela con il mitico Pietro, morto ormai da un anno e non immaginava di certo che di quel posto, frazione di Montecchio Maggiore, sarebbe addirittura diventato sindaco.


La vita fa strani giri… Ma intanto lui ci racconta di aver frequentato la scuola elementare all’interno della Ceccato e di aver inaugurato la scuola elementare Zanella, talmente bella e pulita che al momento di entrare i bambini si toglievano tutti le scarpe e indossavano le pantofole, nel gergo di allora i “nonetti”.
“La fabbrica dove lavorava mio padre disponeva di un’abitazione accanto all’entrata, la nostra e io da lì, attraversando il campo di calcio a fianco della fabbrica, arrivavo nei locali della scuola interna alla fabbrica Ceccato. Ma in breve ci trasferimmo in via Archimede insieme con il maestro Vezzaro. Un vero punto di riferimento! Lo ricordo all’interno della Ceccato: non era solo il maestro: insegnava ai bambini, poi passava ai corsi del Capi, ma aveva responsabilità anche all’interno della produzione…”
Giuseppe non ha quasi mai abbandonato strutture delle scuole locali, visto che più tardi vi ha potuto frequentare il biennio dell’Istituto Tecnico Rossi. “C’erano due classi del biennio. Le lezioni si tenevano nei locali della canonica, mentre i laboratori di Meccanica, di Falegnameria si trovavano dove oggi c’è la palestra della scuola elementare. Non ero uno studente modello, come lo era invece il mio compagno di banco alle medie Luciano Romio. Preferivo ascoltare le lezioni piuttosto che studiare, ero più pratico che teorico, ma alla fine mi presi il diploma e trovai subito lavoro alla Ariston Cavi“.
L’inizio del lavoro, come spesso succedeva a quei tempi, significò la fine delle attività extra e inizio della vita da adulto. “Lasciai il ciclismo, la mia grande passione, quando mi ero conquistato un posto da dilettante.
Ad Alte c’era sempre una gara, un circuito a cui partecipare e qualcheduno lo vincevo pure. Seguivo la squadra messa insieme da Concato e Scarato, il primo mi ha cresciuto come passista, il secondo mi ha introdotto a questo sport che oggi i giovani non scelgono più, perché faticoso.”



Il ciclismo è per Ceccato la metafora di Alte Ceccato. Allora l’impegno e la fatica segnavano la vita della comunità. Si lavorava, ci si ingegnava, non ci si lamentava mai. “Si respirava ottimismo, speranza per il futuro. Andava bene tutto anche le buche sulle strade o le 50 gru sparse ovunque accanto alle case in costruzione.”
I giovani come Giuseppe trovavano punti di riferimento nelle figure dei sacerdoti, Don Ernesto e Don Primo, dei veri amici che li portavano in montagna, in campeggio e li accoglievano in spazi comuni dove nascevano amicizie e amori. Come per Giuseppe e Grazia, la moglie, che hanno poi creato la loro famiglia proprio ad Alte e non poteva che essere così!
“Si sono vissuti momenti epici. Si era, nonostante la fatica e l’impegno che non davano tregua, felici.
Tutti avevano una casa, conducevano una vita dignitosa, senza il superfluo di oggi sicuramente, ma si viveva bene. Se poi sapevi fare un lavoro potevi tentare la strada del mettersi in proprio. Così nascevano tante piccole fabbriche, piccole imprese che hanno fatto crescere Alte Ceccato e sostenuto la sua economia”. Come nel caso di Giuseppe che ha creato la sua azienda, la Comel, che raggiungerà ottimi fatturati. Ma per lui nel futuro si sarebbe prospettata un’altra avventura, quella della politica, prima come senatore della Repubblica e poi sindaco per due mandati. Al riguardo Giuseppe rivela che per lui inizialmente affrontare il discorso in pubblico era un problema, ma anche in questo caso lo hanno aiutato la determinazione e la voglia di fare, le stesse che hanno animato i tanti che hanno fatto e visto crescere Alte Ceccato: un vero cammino di gloria, ma anche di sacrifici e di rinunce e di prove da affrontare.


”Mi piaceva disegnare, facevo belle cose insieme al mio compagno di classe Pagliarusco, il noto pittore, e mi sarebbe piaciuto suonare la batteria come vedevo fare a tanti miei amici nelle cantine dove suonavano i primi complessi. Oggi la batteria la suona mio figlio e vedo in un nipote l’estro pittorico.”
Di certo la dimensione artistica la ritroviamo nella sua passione del restauro delle auto d’epoca e da Rally di cui il nostro è stato campione, come Pietro lo fu nel motociclismo.


“Di Pietro Ceccato, oggi mitizzato, vorrei ricordare che era un uomo, anche con le sue debolezze. Un grande imprenditore in ogni caso”.

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