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ELEZIONI REGIONALI 2025. MANILDO INAUGURA LA CAMPAGNA ELETTORALE, IL CENTRODESTRA ASPETTA ROMA

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Giovanni Manildo, candidato presidente della Regione Veneto per la coalizione di Centrosinistra, ha inaugurato la campagna elettorale sabato 26 luglio nella sua Treviso. Il Centrodestra, invece, tergiversa, rinvia, litiga e il suo avvicinamento alle regionali è dilatorio non solo in Veneto ma anche nelle altre cinque Regioni che andranno alle urne.
Manildo ha indovinato le headline della sua comunicazione: “Creare futuro” e “Dopo il Veneto di uno, costruiamo il Veneto di tutti”. Invero efficacissime: la prima centrata sulla prospettiva anzichè sul passato (in contrapposizione forte al richiamo al trentennio Galan-Zaia dell’opposto schieramento), la seconda rivolta a una visione politica assolutamente diversa dal centralismo autoreferenziale impersonato dal presidente uscente e mirata a un’idea di amministrazione condivisa con il territorio e con tutti i veneti.
La coalizione di Centrodestra, che è sempre a rischio di una scissione sul versante della Liga se il candidato presidente dovesse essere assegnato a Fratelli d’Italia, è a mille miglia dalla definizione non solo degli slogan ma anche dei punti base di un programma elettorale. I Grandi Elettori, cioè i leader dei tre partiti al Governo, che pareva dovessero risolvere il rebus della spettanza delle candidature nel tempo di un aperitivo, hanno già emesso due volte fumata nera dopo altrettanti summit.
Manildo guarda avanti, Meloni-Salvini-Tajani (con l’imbucato Lupi di Noi moderati) sono invece costretti a ragionare su risultati elettorali pregressi, su dinastie partitiche, su sondaggi obsoleti per posare la prima pietra di un accordo.
Non è palesemente facile venirne fuori e, visto che, su sei, sono solo due le Regioni in cui il Centrodestra potrebbe competere, le rogne vengono soprattutto dal Veneto, dove la situazione è molto più complicata che nelle Marche.
A Centrosinistra lo sblocco della trattativa fra le componenti della coalizione è stato molto più veloce e la nomination di Manildo, che all’inizio aveva creato qualche perplessità per la sua relativa notorietà e per il suo lungo distacco dalla politica, ha riscosso ben presto un entusiasmo e una partecipazione che hanno paradossalmente fatto dimenticare che, comunque, si parla di battaglia persa in partenza in Veneto contro il colosso FDI-Lega-FI.
L’astinenza di questi partiti nella fase pre-elettorale avvantaggia, però, l’avversario, che spadroneggia nell’attivismo e nella conseguente comunicazione, approfittando del trasferimento a Roma del dibattito del Centrodestra e dell’inevitabile emarginazione dei suoi big locali, costretti a reprimere il prevedibile malcontento per come stanno andando le cose e a dichiarazioni in cui il massimo che possono dire sono ipotesi.
Il Centrosinistra, invece, è già avanti con le candidature e Manildo sta per cominciare il suo primo tour sul territorio. Il 3 agosto arriverà a Vicenza, dove incontrerà le forze locali della coalizione, fra cui i sette candidati (sui dieci previsti) già espressi dal PD provinciale. La capolista dem vicentina è Chiara Luisetto, consigliere uscente, una delle battagliere donne che hanno animato l’opposizione a Palazzo Ferro Fini. Un altro nome di spicco è quello di Toni Dalla Pozza, già assessore del Comune di Vicenza nelle due amministrazioni Variati, che dovrebbe funzionare da catalizzatore di voti nel capoluogo.
Giovani, sociale, ambiente, salute, lavoro, impresa sono i target elettorali di Manildo, a cui il Centrodestra replicherà senz’altro con gli storici cavalli di battaglia, anche se alcuni di questi (come autonomia, federalismo fiscale e accoglienza) sono ormai fiaccati dalla inconcludenza e altri (soprattutto la sanità e le opere pubbliche) sono minati dalle negatività che emergono dai numeri.
Ci si può, quindi, aspettare una campagna della maggioranza uscente molto aggressiva e estremizzata nei toni e nei temi, sia per recuperare il tempo perduto che per riaffermare (a prescindere) il buon governo che è stato la bandiera zaiana. Insomma, si prospetta un dibattito elettorale tipo Peppone e Don Camillo.
GIANNI POGGI

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