
LR VICENZA. I BIANCOROSSI TORNANO DA NOVARA CON UN PAREGGIO E UN CERO DA PORTARE A MONTE BERICO
Un tradizionale detto del tifoso vicentino (bisogna portar un siero a la madona de Monte Berico) ci sta tutto all’epilogo di un Novara-LR Vicenza che
Campagna elettorale a due velocità per le coalizioni di Centrosinistra e Centrodestra in Veneto: mentre il gruppone trainato dal PD E che aggrega un bel po’ di partner ha già superato parecchie tappe nella corsa alle urne, il solidissimo (apparentemente) e collaudato rassemblement Lega-Fratelli d’Italia-Forza Italia che guida il Paese è partito con il freno a mano tirato, anzi sostanzialmente deve ancora partire.
L’area civica-progressista è riuscita a comporre le differenze e le rivalità fra le sue componenti, a risolvere il rebus di un candidato presidente gradito a tutti e a delineare una strategia e un abbozzo di programma elettorale. Lo scetticismo che aveva accompagnato la nomination di Giovanni Manildo, il sindaco di Treviso che nel 2013 aveva battuto niente meno che il totem leghista Gentilini, emerso un po’ a sorpresa dopo tanti no di figure più popolari e attrattive, è stato rapidamente superato dall’unanimismo con cui è stata accolta in tutta l’area. Il suo profilo aveva all’inizio la caratteristica saliente di una certa evanescenza: conosciuto solo a Treviso, fuori dal giro da anni, dem sì ma non in modo viscerale, andava bene a tutti perchè non sembrava preponderante rispetto alla coalizione ma un primus inter pares. Senza trascurare il fatto che mica era facile trovare un candidato sicuramente perdente in partenza.
Invece l’avvocato trevigiano è partito con il piede giusto. Ha cominciato subito a parlare ai media, ha trasmesso un entusiasmo e una convinzione che i suoi sostenitori non s’aspettavano, ha debuttato in un incontro pubblico con un target significativo, i giovani. E ora qualcuno comincia a credere che la sfida al moloch del Centrodestra non sia solo una mission impossible e che valga la pena almeno provarci. Del resto a Manildo non si chiede il miracolo ma solo di centrare l’obbiettivo di superare la quota 20% di morettiana memoria, che consentirebbe una rappresentanza più cospicua e fattiva in Consiglio regionale.
Il Centrodestra è parecchi chilometri indietro rispetto all’avversario, non c’è ancora nulla di definitivo e di sicuro, si rimanda tutto da mesi e il quadro è indecifrabile.
La Lega si è battuta a oltranza per assicurare al doge Zaia il quarto mandato ma non ha ottenuto nulla perchè è stata battuta in tutte le sedi e colpita da fuoco amico. I leghisti sanno bene che, senza il loro uomo simbolo e acchiappa preferenze in pista, c’è il rischio di un tracollo di voti e, per questo, stanno cercando di farlo rientrare dalla finestra ficcando il suo nome nel logo per le elezioni.
Ma c’è un’altra vexata quaestio: a chi spetta il candidato presidente della Coalizione? Non è stato ancora deciso perchè a Roma i leader traccheggiano e lasciano i loro big sul territorio a farsi una concorrenza interna che ormai sembra una guerra. I Fratelli pretendono la nomination di uno di loro in forza dei più recenti risultati elettorali ma non hanno un nome popolare e condivisibile, la Lega ha due anime che sono solo in apparenza affratellate e la proposta come candidato del Lion del segretario regionale Stefani (vice nel nazionale del non amatissimo Salvini) convince poco i militanti e molti dirigenti. In FI si dà per scontato un bel risultato elettorale e questo spinge a proporre l’ex sindaco di Verona Flavio Tosi, leghista pentito, che sta facendo da un bel po’ una propria campagna molto aggressiva verso gli alleati.
Quindi, a Centrodestra non si sa chi sarà il candidato e nemmeno a quale partito spetterà, non si sa perfino se la Lega correrà da sola o se addirittura si scomporrà creando un’alternativa di ex zaiani da una parte e una corrente ortodossa dall’altra. Immaginiamoci poi il caos che verrà nella composizione della giunta, con i leghisti abituati ad avere la maggior parte delle poltrone, i Fratelli che, invece, vorranno essere loro nei posti che contano e i Forzisti, a digiuno nell’ultima legislatura, ben decisi ad avere il loro spazio.
Questo complicato contesto rallenta la corsa del Centrodestra e l’incertezza certo non genera comunità d’intenti e di sentimenti fra i partner. È uno stagno d’acqua immobile e opaca, per usare una metafora, e sembra quasi che il perenne rinvio sia funzionale a non scatenare una guerra civile.
Intanto, alcuni candidati hanno deciso di prendere l’iniziativa alla faccia delle segreterie. A Vicenza l’ex sindaco Francesco Rucco, solo da pochi mesi diventato Fratello dopo anni di civismo, ha lanciato una campagna di affissioni con vistosi 6×3 in cui si propone alla cittadinanza con la ambigua headline “animo vicentino futuro veneto”, che non esplicita l’appuntamento elettorale ma allude a una sua candidatura, per altro non ancora ufficializzata dalla segreteria regionale.
GIANNI POGGI

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