Nell 2020, ma la situazione non è cambiata di molto, Agis, sindacato dello Spettacolo (teatro, musica, danza, etc.) ha pubblicato che, in quell’anno, il Veneto spendeva per la cultura 3,5 euro pro capite. Niente. Per fare solo qualche esempio: l’Umbria 11,90, la Puglia 14,99, il Piemonte 19,86. Lasciamo stare il Trentino-Alto Adige, fuori scala, a 162.
Il Veneto non investe in cultura. I pochi soldi che investe, però, vanno quasi tutti alle Sagre. Nel 2024 il Veneto ha speso solo 620mila euro per i bandi per lo spettacolo dal vivo. Questi sono finanziamenti per chi fa davvero cultura. Per esempio, hanno vinto dei finanziamenti con questi bandi soggetti di grande valore come La Piccionaia, I solisti Veneti, La Società del quartetto di Vicenza, Veneto Jazz, Stivalaccio Teatro e altri. Anche in questo caso la Regione ha finanziato solo 28 progetti, mentre come per le borse di studio degli universitari, ci sono stati 16 idonei non beneficiari. Un ossimoro.
Io non ho niente contro le sagre, sia chiaro. Anzi, mi danno fastidio gli snob che le criticano. Ringrazio i volontari, mi piace andarci, credo che oggi ogni momento di socialità e di ricostruzione di un tessuto comunitario sfilacciato sia virtuoso e positivo. Eppure, con il sistema dei contributi “generalisti” (L.R. 49/1978, “legge delle sagre”) Zaia ha deciso di finanziare per anni, in maniera poco trasparente, sagre ed eventi di paese, a scapito dell’innovazione culturale e della filiera professionale dello spettacolo.
Infatti, nel 2024 a fronte di 620mila euro spesi per progetti culturali di alto valore, la Regione Veneto ha speso 2.482.618€ per finanziare circa 316 manifestazioni. Si parla di sagre, presepi, eventi automobilistici. Questo aumento significativo rispetto al 2023, quando erano stati stanziati complessivamente 1,3 milioni di euro per 233 eventi. Facciamo qualche esempio: per la Festa del Baccalà di Sandrigo, terra di Ciambetti, 7mila euro, per la Festa dell’uva e del vino di Vo 11707 euro, Festa d’estate e 50° mostra delle pesche, Bussolengo14.384, per Festa del Marrone di S. Zeno di Montagna 10 mila euro. Polpi, polenta, vino, maroni, tutto bellissimo, ma tutto questo deve valere davvero 4 volte la musica, il teatro, la danza, l’innovazione e la sperimentazione culturale?
La Regione Veneto non crede nella cultura come strumento di crescita umana fondamentale per le persone e per le comunità. Tra l’altro, la cultura è anche un motore di sviluppo economico. Bisogna aumentare la spesa, quasi inesistente nella cultura in Veneto. Bisogna smetterla di non finanziare progetti culturali di qualità, i famosi e inquietanti “idonei non beneficiari”. Non è possibile spendere 4 volte in sagre, rispetto a quanto si spende in progetti culturali. Questo fondo va riequilibrato in maniera diversa!