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COMUNITÀ ENERGETICHE RINNOVABILI. IL GOVERNO TAGLIA I FONDI DEL PNRR A UN TERZO. NO DI GUARDA (AVS) E CAVION (CONFARTIGIANATO)

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 “Il governo Meloni – denuncia Cristina Guarda, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra – ha tagliato le risorse del Pnrr destinate alle Comunità energetiche rinnovabili, ammettendo così il fallimento della propria gestione. Dopo aver imposto ostacoli burocratici inutili che hanno impedito soprattutto alle piccole CER di accedere ai fondi, ora – a ridosso della scadenza – l’esecutivo decide di spostarli su altri capitoli. Dai 2,2 miliardi previsti siamo scesi a soli 795,5 milioni, un terzo dell’obiettivo iniziale: il traguardo è troppo lontano? Nessun problema, basta abbassare l’asticella. Peccato che in questo modo avremo molte comunità idonee ma non beneficiarie, mettendo a rischio la transizione energetica locale”.
“Penso che si possa dire che non siamo d’accordo – dichiara Gianluca Cavion presidente di Confartigianato Vicenza- con quanto sta avvenendo. In pratica una replica di quanto già accaduto con il credito d’imposta 5.0. Ci chiediamo quindi cosa pensa di fare il Ministero per soddisfare tutte le richieste. Con A-CERTA (Comunità Energetica di Confartigianato e altri partner, ndr), che ad oggi conta circa 600 aderenti, presenteremo almeno un altro centinaio di domande di contributo (250 circa sono già state inserite nel portale), considerando le molte richieste per le quali stiamo predisponendo la documentazione. Dubitiamo fortemente che la nuova dotazione sia sufficiente e ci auspichiamo che, in tal caso, venga trovata una soluzione rapida per tutti i soggetti coinvolti. Ci aspettavamo un atteggiamento diverso dai nostri rappresentanti. Il fondo inziale (2,2 miliardi di euro) ha ancora una grande capienza, ovvero una proroga per almeno per altri tre mesi, considerando che c’è voluto tempo per avere il quadro regolatorio completo e visti i tempi lunghi per l’ampliamento della platea dei soggetti presenti nei comuni fino a 50.000 abitanti per l’accesso al contributo a fondo perduto (40% dell’investimento). Invece dobbiamo prendere atto che non solo non ci sarà un prolungamento dei termini, ma anche che c’è il rischio per più di qualcuno di non accedere a contributi, fino a qualche giorno fa praticamente certi”. “Infine – conclude Cavion- la domanda è se il fondo di 1,4 miliardi, che è stato tolto da quello iniziale, verrà rimesso in gioco ancora per i soggetti e gli investimenti per il quale era stato destinato, o in altro fondo, o se invece andrà a beneficio di altro e di altri.”

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