
MEMORIE DA UN’ALTE IN FERMENTO: I RICORDI DI RINO LOTTO
Rino Lotto si è presentato alla Pro Loco portando con sé un bagaglio di ricordi di Alte Ceccato e una preziosa collezione di fotografie. «Non
Continua il cammino dell’iniziativa dedicata ai settant’anni della morte di Pietro Ceccato da parte dell’associazione Imprese Storiche con il Patrocinio dell’amministrazione di Montecchio Maggiore. Dopo il partecipato incontro di febbraio dedicato a Pietro Ceccato e alla nascita della comunità industriale e sociale di Alte Ceccato, nella serata del 5 maggio in Corte delle Filande, si è parlato di futuro.
“Dopo aver affrontato nell’incontro di Febbraio le radici e l’eredità lasciata da Pietro Ceccato, vogliamo ora aprire un confronto con le categorie economiche, chiamate a interpretare le trasformazioni in atto e a delineare le prospettive di sviluppo dell’Ovest Vicentino”. Apre così la serata l’assessore Andrea Palma.

Cosa resta del sogno di città di Pietro Ceccato, come è evoluto il modello produttivo immaginato e poi realizzato in quel luogo di frontiera che era la campagna montecchiana lungo la ferrovia e la statale 11?
Ad affrontare il tema Massimo Frasson per Confindustria Vicenza – Raggruppamento Ovest Vicentino, Stefano Boschetti per Confimi Apindustria Vicenza, Mario Piotto per CNA Artigiani Imprenditori d’Italia Veneto Ovest, Riccardo Antonio Barbato per la Confartigianato.

A differenza di quanto previsto in locandina, non si è trattato di un convegno ma di una tavola rotonda coordinata dal giornalista Gianmaria Pitton, caposervizio del settore Economia del Giornale di Vicenza.
Gli argomenti non sono comunque cambiati. Si voleva affrontare il tema dell’evoluzione e dello stato di salute delle imprese dell’Ovest Vicentino e così è stato, seguendo comunque la traccia lasciata da Pietro Ceccato. Vero generatore di imprese, come evidenzia Mario Piotto,ha fondato l’azienda omonima che ha dato vita, a sua volta, ad una comunità economica e sociale. Intorno alla Ceccato si è sviluppato un tessuto di piccole medie imprese, prevalentemente meccaniche, il più delle volte affidate ad imprenditori formati proprio dall’imprenditore illuminato.
Imprese artigianali che oggi devono fare i conti con il cambiamento tecnologico e con un mercato mondiale in subbuglio. Il rischio è che queste imprese non siano così pronte a continuare quel dialogo tra industria e artigianato che era alla base del progetto ceccatiano. “Essere imprese artigiane oggi non esclude una visione manageriale, un’apertura alle più sofisticate tecnologie, e ai mercati anche lontani”. Ribadisce Piotto
E, a proposito di internazionalizzazione, Massimo Frasson mette in guardia: ”Andare all’estero non deve essere un semplice spostamento nei mercati esterni con eventuale ricerca di manodopera, il mondo deve essere studiato, l’imprenditore deve avere una visione globale, deve conoscere le situazioni politiche e i rischi cui si può andare incontro. Lo stretto di Hormuz insegna!
L’Imprenditore quindi deve essere dentro al contesto internazionale, perché non basta avere un buon prodotto.
Ceccato aveva pensato alla formazione di giovani operai, oggi un ruolo importante è della scuola che ha anche il compito di stabilire un rapporto con l’impresa che non si limiti alla semplice trasmissione di conoscenze e competenze. Per fare questo, secondo Riccardo Antonio Barbato, il compito delle imprese è di raccontarsi, di far conoscere anche il cammino di imprenditori come Ceccato. Si deve creare interesse oltre che prospettive, altrimenti i giovani scelgono la via dell’estero.
Secondo Stefano Boschetti la scelta di andare all’estero può essere una buona cosa se serve per ampliare competenze, sbagliata se si limita al desiderio di evasione e di avventura tipica dei giovani
E che cosa farebbe Pietro Ceccato se si trovasse oggi a vivere nell’attuale Montecchio?
Persona eccezionale, con la capacità di guardare oltre, di avere una sua visione, secondo Boschetti, sicuramente avrebbe trovato la via e riguardo ai giovani avrebbe sicuramente puntato sul fatto che aspettare che tutto arrivi dall’alto è sbagliato. “Mettersi in gioco chiedersi che cosa posso fare per la mia città, per la mia comunità è la strada giusta”.
Spetta comunque sempre alle associazioni di categoria interagire con la scuola E quindi ben vengano come ribadisce Barbato le esperienze in Alternanza Scuola Lavoro, gli stage, la creazione di Istituti superiori come quelli all’interno dell’istituto superiore della città castellana, presente con i suoi studenti del Corso serale a rappresentare che il sogno di Ceccato è ancora vivo.
Frasson tocca poi il tema dell’intelligenza artificiale il cui utilizzo anche in azienda non può essere escluso, ma non si può dimenticare che oggi all’interno della azienda convivono generazioni diverse: il giovane lavora fianco a fianco con l’anziano in un rapporto che non va demonizzato, ma equilibrato, perché sia il giovane che il più anziano portano con sé competenze importanti che vanno equilibrate nella prospettiva di un progresso condiviso.
Il patrimonio di idee e competenze di ogni azienda va riconosciuto e deve essere valorizzato, soprattutto in un momento in cui arrivano allettanti offerte da parte di fondi di investimento. Anche Ceccato è andato alla ricerca di denaro e senza investimenti mirati non avrebbe realizzato il suo obiettivo, ma non ha mai abbandonato la sua strada fatta di valore, competenza, manodopera formata e solidale con il territorio.
Questa la strada? Sembra proprio di sì. Mentre Boschetti afferma che comunque è necessario un polo industriale che faccia da traino e che non devono mancare nel caso fondi di investimento che contribuiscano anche alla ristrutturazione delle aziende, specie se artigiane, per risponder al meglio alle richieste di un mercato globale.

Spetta al vicesindaco Trapula chiudere l’interessante serata e lo fa con una domanda;” Cosa farebbe adesso Ceccato? Sarebbe ancora appassionato ed eccezionale?
Non c’è dubbio! Data la grandezza della sua persona e del suo progetto.

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