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AUTONOMIA. AUDIZIONE DI STEFANI IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI SUL DDL. MANILDO (PD): È LA FINE DEL PROGETTO DI ZAIA

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“A chi ci accusa di spaccare l’Italia, rispondiamo con la costituzione e con le sacrosante richieste del nostro territorio”. Lo dichiara il presidente della Regione del Veneto Alberto Stefani a margine dell’audizione che ha tenuto a Roma davanti alle commissioni congiunte Affari costituzionali di Camera e Senato, nell’ambito del dibattito sul disegno di legge sull’autonomia differenziata. “Realizzare privilegi differenziati, approvare leggi che non saranno mai più uguali per tutti e alzare gli stipendi della sanità. Queste sarebbero, testualmente, le nostre intenzioni, secondo alcuni parlamentari di opposizione che mi hanno attaccato in aula. A loro ho risposto che farò di tutto per difendere i cittadini della mia regione e ottenere le migliori condizioni per sostenere la sanità, rendere più attrattivo il nostro territorio, intervenire con prontezza in caso di eventi avversi o catastrofi naturali. Autonomia in fondo è questo: responsabilità. I veneti conoscono bene l’importanza e il significato anche etimologico di questa parola. Responsabilità vuol dire rispondere di quello che si fa. Noi siamo abituati a farlo e vogliamo dimostrarlo ancora una volta a tutto il paese. E se una regione, risparmiando, può aumentare stipendi e valorizzare la previdenza del personale della sanità è giusto che lo faccia”.
Il capogruppo del Pd e portavoce delle opposizioni in Consiglio regionale Giovanni Manildo è intervenuto con una nota sull’audizione del presidente della Regione: “oggi, con la sua audizione, il presidente Stefani ha certificato la fine dell’autonomia differenziata e di una lunga stagione segnata dalla inconcludente propaganda della Lega e di Zaia. Quella eterna promessa di un Veneto che avrebbe ottenuto poteri su 23 materie e valanghe di soldi, quel modello, chiacchiere e distintivo, va agli archivi. Non solo perché oggi si sta parlando di sole quattro funzioni, ma perché lo stesso Stefani si dice convinto che a questo schema si agganceranno altre Regioni. Arrivando così alla stessa conclusione di quanto da tempo sosteniamo e indichiamo: ovvero che alcune funzioni possono essere trasferite a tutte le Regioni a Statuto ordinario. Parliamo sostanzialmente di nuova stagione del regionalismo, destinato a scrivere una nuova pagina fatta di leale cooperazione fra lo Stato e le Regioni all’insegna di una cooperazione rafforzata”.

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